Lecco: vicina l'attivazione del primo centro di giustizia riparativa
È sempre più vicino il primo centro di giustizia ripartiva lecchese. L’ufficialità era arrivata ad agosto quando è stato sottoscritto un protocollo con il Ministero dell’Interno per l’implementazione di questo nuovo servizio previsto dall’applicazione della legge Cartabia che nei prossimi mesi prenderà forma.
Come spiega l’assessore al Welfare Emanuele Manzoni si tratta di un importante riconoscimento: “Il Ministero ha riconosciuto il territorio lecchese come un territorio che per esperienza, competenza e professionalità merita di avere un centro di giustizia ripartiva. Si tratta di un processo partito dal basso nel 2012, che ha visto anche dei passaggi politici importanti che hanno portato all’inserimento delle pratiche riparative nel piano di zona”.
Si tratta di interventi che sono partiti grazie alla disponibilità di cittadini che volontariamente si sono formati e hanno lavorato sul tema supportati da una solida rete di entri del terzo settore ed enti pubblici come il Comune di Lecco. “Questo ha permesso di lavorare con le scuole e di iniziare a collaborare con il tribunale per la sperimentazione di pratiche anche in ambito penale” aggiunge Michela Maggi, coordinatrice dell’Ufficio di piano.
Tra le anime de L’Innominato, il tavolo lecchese per la giustizia riparativa, c’è anche il CSV Lecco Monza Sondrio che ha sempre sostenuto questa esperienza: “È una storia che nasce nel 2012 sulla spinta dei cittadini dopo uno spettacolo sulla strage di Capaci e che dura ancora oggi - ricorda il direttore Lucio Farina - Nella prima fase abbiamo dovuto mettere a fuoco il tema della giustizia ripartiva in ambito comunitario, nella seconda fase abbiamo portato avanti momenti di confronto e formazione che hanno portato alla nascita del tavolo dell’Innominato. Poi abbiamo avviato il lavoro con le scuole e ingine, nel 2016 quello delle pratiche in accordo con UEPE (Ufficio per l'esecuzione penale esterna). Il Tavolo è gruppo informale composto da cittadini e volontari e supportato da enti del terzo settore tra cui il CVS, L’Arcobaleno, la Caritas e il Gabbiano e che dialoga con gli enti coinvolti in questi processi come il già citato UEPE, l’ASST, il SERT, il Comune di Lecco, e la Casa circondariale”.
Anche Bruna Dighera, tra le più attive all’interno dell’Innominato, è molto soddisfatta del risultato raggiunto: “Il territorio lecchese è ormai un punto di riferimento su questi temi. Infatti, solo per citare un esempio recente, siamo stati contattati da Crans-Montana su indicazione della direttrice esecutiva del Forum europeo”.
È sempre Dighera a spiegare nel dettaglio di che cosa si occuperà il centro di giustizia riparativa: “Il principio è che quando ci facciamo del male o facciamo delle cose che non vanno bene possiamo parlarne, incontrarci, provare a trovare una strada per ripristinare una giustizia che è stata calpestata e questo genera futuro, coesione e sicurezza. Non sempre esistono le condizioni perché questo accada ma quando esistono e le pratiche vengono messe in campo efficacemente abbiamo un’altissima percentuale di successo. In termini pratici e concreti questo ci permette di lavorare sia sul fronte penale, dove il danno è già avvenuto sia nel sociale in contesti in cui ci sono conflitti in corso e dove il lavoro è preventivo. Una delle specificità della realtà lecchese è che siamo sempre riusciti a portare avanti contemporaneamente queste due anime della giustizia riparativa”.





















