Il cuore batte assieme all’arte: a Lecco i disegni dei bambini di Gaza

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“Heart” è cuore in inglese. Ma se lo scrivi con qualche maiuscola in più, e cioè “HeART” diventa qualcosa d’altro. Il cuore si riempie d’arte. E l’arte, in questa circostanza, è quella dei bambini palestinesi, dei loro disegni. “HeART of Gaza”.
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Oggi e domani - martedì 27 dalle 16 alle 19 e mercoledì 28 dalle 9 alle 13,30 - questi disegni sono in mostra all’Officina Badoni di corso Matteotti su iniziativa del coordinamento lecchese “Stop al genocidio” che ha voluto portare nella nostra città il progetto avviato a Gaza nel corso dell’operazione avviata da Israele all’indomani del terribile attentato di Hamas, il 7 ottobre 2023, e che ormai - nonostante distinguo, polemiche e bizantismi – è assodato essere un genocidio, una pulizia etnica di una regione, Gaza appunto.
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Il progetto è nato da uno scambio di messaggi “whatsApp” da parte di Mohammed Timraz, trentenne che fino a tre anni fa gestiva un bar a Deri el Balah nella Striscia di Gaza, il “Grey Cafè” oggi distrutto, con l’irlandese Féile Butler, alla quale il palestinese aveva inviato un disegno del nipote di sette anni, disegno nel quale era raffigurato un bambino senza testa. E poi altri disegni, quelli realizzati da altri bambini. Una ventina all’inizio e oggi sono duemila, i bambini che fanno riferimento al progetto. Che è partito da un paio di tende nella quale i più piccoli venivano accolti proprio per dare loro un aiuto, un accompagnamento, invitandoli a disegnare e scoprendo che in quei disegni i loro autori mettevano le paure, le ansie, le perdite.
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Come Hassan, che disegnava sempre un pesce nel mare anche se il tema erano i fiori o altro, perché in quel pesce il bimbo vedeva il proprio padre ucciso e sentiva in quel modo di potergli stare ancora accanto.
Oggi le tende sono 17 e i bambini coinvolti appunto duemila, molti senza ormai più genitori. Ed è stata Butler a suggerire di realizzare una mostra con quei lavori e di portarla in giro per il mondo. Sono state effettuate oltre trecento esposizioni in 25 Paesi, cinque negli Stati Uniti «dove ho visto la gente piangere» dice Timraz, oltre duecento in Italia.
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Ieri la mostra è arrivata a Lecco ed è stata inaugurata con l’intervento dello stesso Mohammed Timraz.
Aprendo l’incontro, Michele Piatti del coordinamento “Stop al genocidio” ha ricordato come il 40% della popolazione di Gaza sia sotto i 15 anni d’età e il tasso di fecondità sia di 3,5 bambini a famiglia, uno dei più alti dei Paesi arabi. Tanti bambini, dunque, e sono proprio i bambini «a spaventare Israele che non esita a definirli terroristi. I bambini spaventano perché rappresentano il futuro di una terra che vuole essere cancellata».

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Piatti ha ricordato come il comitato lecchese “Gaza chiama Lecco risponde” abbia già da tempo avviato un progetto per sostenere una scuola a Neisurat dove ancora opera la “Lecco school” e poi ha confidato: «Da insegnante mi sono chiesto se fosse opportuno parlare ai nostri bambini delle Primarie di guerra e di morte. Questa mostra ci dice che la domanda era sbagliata. Perché sono loro, i bambini, a spiegare a noi adulti cosa sia una guerra».
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Affiancato dalla traduttrice Arianna Russo, è poi intervenuto proprio Mohammed Timraz, in Italia dal 1° ottobre, dopo un anno e mezzo di attesa per ottenere il visto, e arrivato all’Università di Parma: «HeART – ha spiegato - è un progetto per i bambini dai 3 ai 17 anni, un progetto che consente di fare vedere a tutti le loro emozioni espresse attraverso i disegni. Dal 7 ottobre 2023 sono stati distrutti ospedali, scuole, università. I bambini non hanno più una scuola dove andare. E allora abbiamo ideato le due tende, abbiamo cominciato a raccogliere i primi venti bambini: coi loro disegni vogliono ricordarci che anche loro sono esseri umani e non numeri. Quella in corso non è una guerra, ma un genocidio. A Gaza non c’è nessun posto sicuro. Tutti possono essere uccisi in ogni momento. Sono più di quarantamila i bambini uccisi in questi tre anni. E non date retta ai giornali che parlano di tregua e “cessate il fuoco”: non è vero. Solo la settimana scorsa ci sono stati molti bombardamenti. Le persone continuano a essere uccise anche dall’inverno. In questo nostro progetto mostriamo la verità. In ogni disegno c’è una storia che vuole raccontare quello che succede. A Gaza ogni persona non ha una storia, ma milioni di storie. E l’obiettivo di questa mostra è appunto quella di far sapere che quei bambini non sono numeri, ma persone che hanno sogni e vorrebbero avere una vita. Certo, io sono felice di essere qui, ma ho lasciato a Gaza la famiglia e gli affetti. E in certi momenti mi sento colpevole per questo. E allora è di conforto vedere che le persone si interessano a questo progetto. Disegnando, i bambini possono tirare fuori le proprie emozioni e interpretandole si può cercare di aiutarli. Così che il bambino che disegnava solo pesci nel mare ora disegna anche fiori».
D.C.
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