L'aria fritta su Cavagna

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Cara Leccoonline,
Quanta aria fritta può stare in un’aula consiliare? Su Cavagna si è assistito infatti a un esercizio di ipocrisia politica difficile da dimenticare. Il consigliere Galli di Ambientalmente ieri ha provato a raccontare che l’edificabilità prevista dal PGT era tutta responsabilità degli "altri partiti di maggioranza". Anche se poi l’han presa tutti insieme. Quindi nessuna svista. Una decisione politica condivisa, portata avanti di nascosto finché non si è schiantata contro la realtà di 6.000 cittadini che han protestato, firmato petizioni, osservazioni, costringendoli a fare marcia indietro, altrimenti, va ribadito, ci sarebbero pure riusciti a farla passare in silenzio.
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Lo stesso Galli, quello che voleva far giocare al buio il Lecco pur di non cambiare la vetusta centralina elettrica dello Stadio, ha ammesso senza rendersene conto il cuore del problema: tra il scegliere di non far costruire e il far costruire, loro han deciso che “lì si poteva costruire”. Non molto, forse. Ma migliaia di m3. Un terzo del concedibile, dice con orgoglio come se fosse un merito. Una logica grottesca la sua: anche se potevamo non abbiamo evitato il danno, lo abbiam solo ridimensionato. Come spararsi e vantarsi di aver mirato una gamba invece che al petto. Un ambientalismo di cemento color verde, solo buono per il far credere per quelli che ci cascheranno. 
Il sacchetto dell'aria fritta è stato poi chiuso con l'intervento del consigliere Frigerio che si è astenuto dal votare la difesa di Cavagna perché, di fatto, se non si sostengono i proprietari con le loro istanze di edificazione, il prato e verde andrà abbandonato e in rovina perché il Comune non ne taglierà l'erba Insomma vuole tagliare i prati per il rischio che non si tagli l'erba.
Il resto è ipocrisia elettorale. La stessa che ancor oggi tenta di coprire tra molte, un'altra operazione assurda: l’abbattimento di una casa nobile seicentesca e identitaria sul Gerenzone, sacrificabile per un condominio alto 17 metri a beneficio privato. Il tutto in più millantando uno studio propedeutico all'insignificanza storica della casa nobile, che non esiste, non è mai esistito e non potrà mai esistere. Di cui però invece aveva fatto credere ci fosse, il non ancora inspiegabilmente dimissionario assessore Rusconi. 
Cavagna non l’hanno salvata i partiti, l’hanno salvata i cittadini. I partiti han solo tentato di salvare la faccia. E infatti il PGT resta lì, pieno di ferite, di volgarità urbanistiche, di una crescita folle fatta di residenze di lusso, alberghi, hub, supermercati e “rigenerazioni”. Siamo messi male perché davanti a una vittoria: il no a costruire a Cavagna, c'è tutto un buco nero pianificato. 
Per dirla con il consigliere Pattarini: "Cavagna non rappresenta gli interessi reali di chi questa città la manovra...". 
La manovra....
Paolo Trezzi
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