In viaggio a tempo indeterminato/415: stress 'diagnosticato' dall'uovo
"Posso sputarti?"
Dico istintivamente di sì, senza capire bene il senso di quella frase. Anzi, a essere sincera, il mio primo pensiero è "che ha detto?" seguito da "'sto spagnolo prima o poi dovrò impararlo bene!".
Mentre io penso, lei si è messa in bocca dei petali bianchi di rosa. Si avvicina alle mie mani con la bocca piena e me li sputa addosso.
Avevo capito bene allora!
Sento Paolo sussultare accanto a me. Sta facendo una telecronaca in diretta di quello che succede. In una situazione "normale" mi sarei messa a ridere sentendo i suoi "Mamma mia le sta sputando addosso!".
Questa però è tutto tranne che una circostanza ordinaria. Quindi cerco di concentrarmi altrimenti col cavolo che lo stress se ne va.
Glielo ha detto l'uovo che sono stressata. Un uovo crudo che mi ha passato su tutto il corpo, soffermandosi soprattutto su testa e addome. Mentre mi appoggiava il guscio recitava una cantilena. Parole incomprensibili miste a suoni. Continuavo a sentire il profumo degli oli che mi aveva spruzzato poco prima sulle mani. Un odore piacevole di colonia mista a erbe di campo.
Quando ha aperto l'uovo in un sacchetto di plastica trasparente con dell'acqua, ho provato una sensazione di irrefrenabile curiosità.
Cosa avrà recepito questo uovo?
Avrà letto quello che mi porto dentro?
Come lo interpreterà la curandera (guaritrice)?
Metti che ora il responso è qualcosa di assurdo, cosa le dico? Fingo che abbia ragione o la smentisco?
L'uovo parla, ma serve un'interprete per capirlo.
"Vedi queste macchiette bianche?" e mi indica dei pallini nell'albume. "Significa che sei molto stressata. Devi fare due pulizie energetiche".
Me lo sussurra all'orecchio, credo sia per mantenere la privacy. Anche se, tra i pianti dei bambini che non apprezzano particolarmente queste pratiche, i venditori che riempiono la piazza di urla e le cantilene delle altre guaritrici, praticamente nessuno può aver sentito la diagnosi che mi ha appena fatto.
Tiro un sospiro di sollievo, anche se onestamente un po' resto delusa. Speravo in un responso più esotico e originale. Qualcosa del tipo, l'uovo mi dice che senti la mancanza di una pietanza lievitata e condita con pomodoro e mozzarella.
Oppure qualcosa di più specifico e profondo.
Perché alla fine, parlare di stress vuol dire vincere facile.
Chi non è stressato con tutto quello che succede nel mondo oggi?
La faccia seria e professionale della curandera, però, mi fa tornare a quel momento e a quel rito tanto per me bizzarro quanto affascinante.
Dopo la "diagnosi" inizia il momento della pulizia vera e propria.
Vengo percossa con un mazzo di fiori e erbe medicinale. Prima delicatamente sulla testa e sulla schiena, poi più intensamente sulle gambe. Chiudo gli occhi per evitare che delle foglie o dei pezzi di erba mi finiscano sulle pupille.
Sento il profumo della campagna e dei prati in fiore. E per qualche strano motivo mi inizio a rilassare, proprio lì, su quello sgabello, in mezzo a una piazza del mercato gremita di gente.

Dopo le mazzettate di erbe, arriva il momento degli sputi. Prima i petali bianchi poi un liquido liquoroso. Ho gli occhi chiusi e sento solo il getto liquido prima sulla testa, poi sulla schiena e infine sulla pancia.
Non mi rendo bene conto di cosa stia succedendo ma per un motivo inspiegabile, mi sento ancora più rilassata, come se le tensioni si allentassero dopo ogni sputo.
Sento la voce di Paolo che continua con la telecronaca e mi rendo conto che vista da fuori questa pratica deve apparire parecchio disgustosa.
Dal mio sgabello però, non percepisco nulla di bizzarro o insolito. Mi sembra quasi "naturale" quello che la curandera sta facendo. Non riesco a smettere di pensare che sono secoli che a Cuenca si tengono questi riti di pulizia energetica. Centinaia di persone il martedì e il venerdì accorrono nei mercati e nelle piazze, al cospetto delle guaritrici, per sottoporsi a queste pratiche e ai massaggi. Bambini, giovani, adulti, anziani. Non c'è un'età specifica nelle persone che vedo intorno a me.
Questa pratica è resistita alla colonizzazione spagnola, alla tecnologia, alla globalizzazione.
La gente di Cuenca lo fa con la consapevolezza di trovare un beneficio, per ripulirsi dalle energie negative e fare spazio a luce, amore e positività.

Tutto il rituale dura non più di 15 minuti e mi sembrano i 5 dollari meglio spesi di sempre.
Quando mi alzo da quello sgabello, mi sento come dopo un pomeriggio alla spa. Stanca ma più leggera.
Non so se sia stata una suggestione o se davvero questo rituale possa avere dei benefici.
Quello però che so è che, aver avuto la possibilità di vivere un rituale che ha radici così antiche, mi ha fatto sentire immensamente fortunata.
Per quel quarto d'ora, non esisteva altro. I pensieri si sono annullati, le incombenze sono svanite e lo stress si è fatto più blando. C'ero solo io, seduta su uno sgabello in Ecuador, con una guaritrice che mi sputava strani liquidi addosso.
Ci può essere qualcosa di più incredibile?
Dico istintivamente di sì, senza capire bene il senso di quella frase. Anzi, a essere sincera, il mio primo pensiero è "che ha detto?" seguito da "'sto spagnolo prima o poi dovrò impararlo bene!".
Mentre io penso, lei si è messa in bocca dei petali bianchi di rosa. Si avvicina alle mie mani con la bocca piena e me li sputa addosso.
Avevo capito bene allora!
Sento Paolo sussultare accanto a me. Sta facendo una telecronaca in diretta di quello che succede. In una situazione "normale" mi sarei messa a ridere sentendo i suoi "Mamma mia le sta sputando addosso!".
Questa però è tutto tranne che una circostanza ordinaria. Quindi cerco di concentrarmi altrimenti col cavolo che lo stress se ne va.
Glielo ha detto l'uovo che sono stressata. Un uovo crudo che mi ha passato su tutto il corpo, soffermandosi soprattutto su testa e addome. Mentre mi appoggiava il guscio recitava una cantilena. Parole incomprensibili miste a suoni. Continuavo a sentire il profumo degli oli che mi aveva spruzzato poco prima sulle mani. Un odore piacevole di colonia mista a erbe di campo.
Quando ha aperto l'uovo in un sacchetto di plastica trasparente con dell'acqua, ho provato una sensazione di irrefrenabile curiosità.
Cosa avrà recepito questo uovo?
Avrà letto quello che mi porto dentro?
Come lo interpreterà la curandera (guaritrice)?
Metti che ora il responso è qualcosa di assurdo, cosa le dico? Fingo che abbia ragione o la smentisco?
L'uovo parla, ma serve un'interprete per capirlo.
"Vedi queste macchiette bianche?" e mi indica dei pallini nell'albume. "Significa che sei molto stressata. Devi fare due pulizie energetiche".
Me lo sussurra all'orecchio, credo sia per mantenere la privacy. Anche se, tra i pianti dei bambini che non apprezzano particolarmente queste pratiche, i venditori che riempiono la piazza di urla e le cantilene delle altre guaritrici, praticamente nessuno può aver sentito la diagnosi che mi ha appena fatto.
Tiro un sospiro di sollievo, anche se onestamente un po' resto delusa. Speravo in un responso più esotico e originale. Qualcosa del tipo, l'uovo mi dice che senti la mancanza di una pietanza lievitata e condita con pomodoro e mozzarella.
Oppure qualcosa di più specifico e profondo.
Perché alla fine, parlare di stress vuol dire vincere facile.
Chi non è stressato con tutto quello che succede nel mondo oggi?
La faccia seria e professionale della curandera, però, mi fa tornare a quel momento e a quel rito tanto per me bizzarro quanto affascinante.
Dopo la "diagnosi" inizia il momento della pulizia vera e propria.
Vengo percossa con un mazzo di fiori e erbe medicinale. Prima delicatamente sulla testa e sulla schiena, poi più intensamente sulle gambe. Chiudo gli occhi per evitare che delle foglie o dei pezzi di erba mi finiscano sulle pupille.
Sento il profumo della campagna e dei prati in fiore. E per qualche strano motivo mi inizio a rilassare, proprio lì, su quello sgabello, in mezzo a una piazza del mercato gremita di gente.

Dopo le mazzettate di erbe, arriva il momento degli sputi. Prima i petali bianchi poi un liquido liquoroso. Ho gli occhi chiusi e sento solo il getto liquido prima sulla testa, poi sulla schiena e infine sulla pancia.
Non mi rendo bene conto di cosa stia succedendo ma per un motivo inspiegabile, mi sento ancora più rilassata, come se le tensioni si allentassero dopo ogni sputo.
Sento la voce di Paolo che continua con la telecronaca e mi rendo conto che vista da fuori questa pratica deve apparire parecchio disgustosa.
Dal mio sgabello però, non percepisco nulla di bizzarro o insolito. Mi sembra quasi "naturale" quello che la curandera sta facendo. Non riesco a smettere di pensare che sono secoli che a Cuenca si tengono questi riti di pulizia energetica. Centinaia di persone il martedì e il venerdì accorrono nei mercati e nelle piazze, al cospetto delle guaritrici, per sottoporsi a queste pratiche e ai massaggi. Bambini, giovani, adulti, anziani. Non c'è un'età specifica nelle persone che vedo intorno a me.
Questa pratica è resistita alla colonizzazione spagnola, alla tecnologia, alla globalizzazione.
La gente di Cuenca lo fa con la consapevolezza di trovare un beneficio, per ripulirsi dalle energie negative e fare spazio a luce, amore e positività.

Tutto il rituale dura non più di 15 minuti e mi sembrano i 5 dollari meglio spesi di sempre.
Quando mi alzo da quello sgabello, mi sento come dopo un pomeriggio alla spa. Stanca ma più leggera.
Non so se sia stata una suggestione o se davvero questo rituale possa avere dei benefici.
Quello però che so è che, aver avuto la possibilità di vivere un rituale che ha radici così antiche, mi ha fatto sentire immensamente fortunata.
Per quel quarto d'ora, non esisteva altro. I pensieri si sono annullati, le incombenze sono svanite e lo stress si è fatto più blando. C'ero solo io, seduta su uno sgabello in Ecuador, con una guaritrice che mi sputava strani liquidi addosso.
Ci può essere qualcosa di più incredibile?
Angela (e Paolo)





















