40 anni fa la valanga che spazzo via il 'Tedeschi'. Pensa: 'in sogno percorro ancora i corridoi'
"Sono passati 40 anni da quella mattina: salendo al rifugio Mario Tedeschi al Pialeral, da noi gestito, mi imbatto nei resti del rifugio completamente spazzato via nella notte da una valanga epocale. La sensazione di quello che ho provato, seppur trascorsi così tanti anni, è ancora molto viva e il ricordo del rifugio mi è rimasto impresso". A parlare è Dario Pensa, a quattro decenni da quel dramma, datato appunto 31 gennaio 1986.

Inaugurato nel 1908 dalla SEM, la società escursionisti milanesi, il rifugio al Pialeral, era stato distrutto nell'autunno del 1943 durante un rastrellamento di truppe tedesce che volevano fare terra bruciata di possibili ricoveri invernali alle nascenti formazioni partigiane. Nell'immediato dopoguerra, venne ricostruito e dedicato alla memoria di Mario Tedeschi, milanese, appassionato di montagna e grande promotore di un alpinismo popolare.

Era un venerdì, il 31 gennaio 1986. Dalle pendici della Grigna si staccò una valanga con un fronte di circa due chilometri che travolse il rifugio, lasciandone, di fatto, solo il pavimento del pian terreno.

"Ancora ricordo i dettagli degli interni, la posizione degli oggetti, la forma delle camerette e, a volte, percorro nel sogno ancora i corridoi della struttura alta tre piani con ben 70 posti letto", racconta Pensa, ripartito poi aprendo l'Antonietta.

"Capisco ancor oggi la disperazione di chi, anche in questi giorni, sta perdendo la propria casa per l'evento franoso di Niscemi".

Inaugurato nel 1908 dalla SEM, la società escursionisti milanesi, il rifugio al Pialeral, era stato distrutto nell'autunno del 1943 durante un rastrellamento di truppe tedesce che volevano fare terra bruciata di possibili ricoveri invernali alle nascenti formazioni partigiane. Nell'immediato dopoguerra, venne ricostruito e dedicato alla memoria di Mario Tedeschi, milanese, appassionato di montagna e grande promotore di un alpinismo popolare.

Era un venerdì, il 31 gennaio 1986. Dalle pendici della Grigna si staccò una valanga con un fronte di circa due chilometri che travolse il rifugio, lasciandone, di fatto, solo il pavimento del pian terreno.

"Ancora ricordo i dettagli degli interni, la posizione degli oggetti, la forma delle camerette e, a volte, percorro nel sogno ancora i corridoi della struttura alta tre piani con ben 70 posti letto", racconta Pensa, ripartito poi aprendo l'Antonietta.

"Capisco ancor oggi la disperazione di chi, anche in questi giorni, sta perdendo la propria casa per l'evento franoso di Niscemi".




















