Valmadrera: l'arte del cotto fa il pienone con UNI3

Al Centro Culturale Fatebenefratelli di Valmadrera si è tenuto nella giornata di mercoledì 4 febbraio il nono incontro della Rassegna UNI3 - Università della Terza Età, “Breve percorso con testimonianze milanesi dell’arte del cotto”.
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L’Assessore ai Servizi Sociali Rita Bosisio ha introdotto l’incontro presentando la Prof.ssa Laura Polo d’Ambrosio, già in passato ospite della rassegna: storica dell’arte, specializzata in arte medievale lombarda, e docente di storia dell’arte al liceo classico Alessandro Manzoni di Lecco. Inoltre la studiosa collabora a pubblicazioni relative al suo campo di ricerca e fa da consulente per l’allestimento di mostre d’arte.
Davanti a una sala gremita, la professoressa Polo d’Ambrosio ha introdotto il discorso sul cotto descrivendo in primo luogo la formazione della materia prima alla base dell’arte: l’argilla. Quest’ultima deve la sua presenza a delle precise situazioni geologiche: si deve infatti risalire fino alla quarta glaciazione tra 110.000 e 11.700 anni fa. Il ritiro dei ghiacciai lasciò il terreno ricco di conche lacustri e zone ghiaiose. L’argilla quindi sarebbe testimone di questo antico periodo.
Gli stessi uomini scoprirono ben presto la natura modellabile della materia: la città più antica scoperta in Anatolia è stata costruita in argilla e gesso. Il mondo greco-romano, per non parlare di quello etrusco, ha usato ampiamente il cotto, sia per opere scultoree che per quelle architettoniche. La duttilità dell’argilla è comprovata dai mille usi che se ne fece, come per le anfore.
La professoressa d’Ambrosio ha poi descritto perfettamente come a Milano l’impiego del cotto è evidente nelle chiese di stile Romanico, così come quelle in stile Gotico. Costituisce un’eccezione il Duomo di Milano, costruito in marmo, dato che i Visconti dettero ad alcune loro opere architettoniche un respiro europeo, come ha illustrato la professoressa. L’uso del cotto, infine, è rimasto alquanto vivo in Lombardia dal Rinascimento al Novecento, anche grazie alle nuove tecniche di produzione del cotto della Rivoluzione Industriale, come ha illustrato la studiosa parlando della Fornace di Hoffmann.
La curiosità del pubblico è stata testimoniata anche dai numerosi e positivi commenti nel consueto spazio a fine incontro.

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