PAROLE CHE PARLANO/266
Disturbo
La utilizziamo talmente spesso, questa parola, che non avrebbe necessità di ulteriori indagini. Tuttavia, possiamo intanto sottolineare il suo eclettismo. “Scusi il disturbo” usiamo dire, quando interrompiamo qualcuno impegnato in un lavoro o in una discussione. “Vi sono disturbi nella trasmissione” si scuserebbe un giornalista televisivo per un segnale audio-video imperfetto. “Disturbo del sonno” diagnosticherebbe un medico a un insonne. “Disturbo della quiete pubblica” potrebbe essere il capo di imputazione di chi ha messo a rischio la sicurezza con atti molesti e aggressivi. “Le continue chiamate dei call center sono diventate un pesante elemento di disturbo” siamo tutti convinti che sia giusto affermare.
Il termine disturbo deriva dal latino disturbare, composto dal prefisso dis-, che indica separazione, allontanamento, rovesciamento, e dal verbo turbare cioè “agitare”, “sconvolgere”, “mettere in disordine”, a sua volta legato a turba, cioè “folla confusa”, “caos”.
L’idea originaria è dunque quella di qualcosa che rompe un equilibrio, che introduce agitazione dove prima c’era ordine o quiete.
Ma siamo certi che equilibrio, quiete e ordine siano sempre il meglio?
Forse il disturbo è a volte necessario: pensiamo a chi disturba lo status quo per denunciare un’ingiustizia, o a un artista che disturba e infrange le convenzioni per creare qualcosa di nuovo, diventando un motore di cambiamento, una forza che rompe un equilibrio stagnante per generare progresso. Senza dimenticare i bambini quando interrompono una conversazione: per i genitori è un disturbo, per i figli è un modo per chiedere attenzione e affetto.
In biologia, poi, il disturbo si fa destino: ogni mutazione genetica non è altro che un “rigo” scritto male nel grande libro del DNA, un’interferenza nella copia dei dati, quasi sempre dannosa; tuttavia, senza di esse, non sarebbe permesso alle specie di deviare dal già noto e inventare l'evoluzione.
Nel Decameron, costruito su regole ferree (giorni, turni, temi), Boccaccio inventa la figura di Dioneo, l’unico autorizzato a infrangere la regola del tema: questa eccezione impedisce che l’ordine diventi sterile. In termini moderni, è un fecondo elemento di disturbo.
Quindi il disturbo non va sempre rifiutato o visto in modo negativo perché potrebbe essere il sale della vita: senza di esso, il mondo potrebbe essere piatto, prevedibile, noioso.




















