Lecco: Calogero e Grab 'ospiti' di Lessico familiare
Non una disciplina secondaria ma, al contrario, come sottolineava lo stesso Vasari, il fondamento stesso dell’arte pittorica, della scultura e dell’architettura. Il disegno è, di fatto, il “padre” delle tre arti. E, al tempo stesso, svolge innumerevoli funzioni che, nella bottega dei Bellini, vengono rese esplicite attraverso il dialogo fra il padre Jacopo e i figli Giovanni e Gentile, coinvolgendo anche il genero Andrea Mantegna.
Questa la lezione emersa dall’incontro svoltosi ieri pomeriggio a Palazzo delle Paure di Lecco, nel primo degli incontri di approfondimento dell’evento espositivo “Lessico famigliare. La bottega dei Bellini e l’alba del Rinascimento a Venezia”, promossa dall’Associazione culturale e dalla Comunità pastorale Madonna del Rosario, con la collaborazione del Comune di Lecco, allestita fino al prossimo 8 marzo.
Protagonisti dell’incontro il curatore della mostra, Giacomo Alberto Calogero, e la virtuosa arpista Virginia Grab. Parole, immagini e musica hanno così dato vita ad un dialogo intenso e ricco di emozioni.
Giacomo Alberto Calogero ha innanzitutto ripercorso le molteplici funzioni del disegno nella bottega dei Bellini, a cominciare da quella educativa, dal momento che i figli Giovanni e Gentile si formano nella bottega del padre proprio attraverso l’esercizio del disegno.

Ma il disegno ha anche una funzione documentaria, come dimostrano gli schizzi che gli artisti del periodo eseguivano e raccoglievano in “taccuini di viaggio” per fissare un’immagine che li colpiva, e soprattutto una funzione di campionario di idee rielaborate e fissate per essere riutilizzate come modelli per le opere degli artisti della bottega stessa. Rispondono a quest’ultima funzione i due album di disegni di Jacopo, conservati l’uno al British Museum di Londra e l’altro al Louvre di Parigi (questo secondo con fogli in pergamena): opere fondamentali per comprendere Jacopo Bellini in quanto vera e propria “enciclopedia visiva” dell’artista, in cui si alternano figure di animali, fiori, epigrafi, scenari urbani e architettonici che fondono richiami classici a suggestioni a lui contemporanee. Disegni che, se da un lato in molti casi servono a Jacopo quali modelli o esercizi per proprie opere, vengono utilizzati anche dai figli per i propri dipinti. E non è un caso se, di questi due album, entrambi ereditati quando muore la madre ormai vedova nel 1471 da Gentile Bellini, mentre quello in pergamena viene donato dallo stesso Gentile al Sultano Maometto II in occasione della sua missione a Costantinopoli, l’altro è regalato alla sua morte al fratello Giovanni.

L’incontro, accompagnato da un ricco corredo iconografico e intervallato dalle esecuzioni musicali (canto e arpa) da Virginia Grab a commento del racconto, ha offerto anche l’occasione per cogliere la differenza del tratto fra i disegni di Jacopo, quelli dei figli Giovanni e Gentile, e quelli di Andrea Mantegna, entrato a far parte della famiglia Bellini grazie al matrimonio con la figlia di Jacopo, Nicolosia.
Il prossimo appuntamento di approfondimento è in programma sabato 14 febbraio, sempre alle ore 17. Sarà la volta del Direttore dell’Accademia Tadini di Lovere, Marco Albertario, ad intervenire sul tema “La famiglia Tadini e Antonio Canova: le parole dell’amicizia”. L’incontro offrirà la possibilità di approfondire il rapporto tra la famiglia Tadini e il grande scultore Antonio Canova, di cui presso il Museo di Lovere sono custodite alcune importanti opere.

Protagonisti dell’incontro il curatore della mostra, Giacomo Alberto Calogero, e la virtuosa arpista Virginia Grab. Parole, immagini e musica hanno così dato vita ad un dialogo intenso e ricco di emozioni.
Giacomo Alberto Calogero ha innanzitutto ripercorso le molteplici funzioni del disegno nella bottega dei Bellini, a cominciare da quella educativa, dal momento che i figli Giovanni e Gentile si formano nella bottega del padre proprio attraverso l’esercizio del disegno.

Ma il disegno ha anche una funzione documentaria, come dimostrano gli schizzi che gli artisti del periodo eseguivano e raccoglievano in “taccuini di viaggio” per fissare un’immagine che li colpiva, e soprattutto una funzione di campionario di idee rielaborate e fissate per essere riutilizzate come modelli per le opere degli artisti della bottega stessa. Rispondono a quest’ultima funzione i due album di disegni di Jacopo, conservati l’uno al British Museum di Londra e l’altro al Louvre di Parigi (questo secondo con fogli in pergamena): opere fondamentali per comprendere Jacopo Bellini in quanto vera e propria “enciclopedia visiva” dell’artista, in cui si alternano figure di animali, fiori, epigrafi, scenari urbani e architettonici che fondono richiami classici a suggestioni a lui contemporanee. Disegni che, se da un lato in molti casi servono a Jacopo quali modelli o esercizi per proprie opere, vengono utilizzati anche dai figli per i propri dipinti. E non è un caso se, di questi due album, entrambi ereditati quando muore la madre ormai vedova nel 1471 da Gentile Bellini, mentre quello in pergamena viene donato dallo stesso Gentile al Sultano Maometto II in occasione della sua missione a Costantinopoli, l’altro è regalato alla sua morte al fratello Giovanni.

L’incontro, accompagnato da un ricco corredo iconografico e intervallato dalle esecuzioni musicali (canto e arpa) da Virginia Grab a commento del racconto, ha offerto anche l’occasione per cogliere la differenza del tratto fra i disegni di Jacopo, quelli dei figli Giovanni e Gentile, e quelli di Andrea Mantegna, entrato a far parte della famiglia Bellini grazie al matrimonio con la figlia di Jacopo, Nicolosia.
Il prossimo appuntamento di approfondimento è in programma sabato 14 febbraio, sempre alle ore 17. Sarà la volta del Direttore dell’Accademia Tadini di Lovere, Marco Albertario, ad intervenire sul tema “La famiglia Tadini e Antonio Canova: le parole dell’amicizia”. L’incontro offrirà la possibilità di approfondire il rapporto tra la famiglia Tadini e il grande scultore Antonio Canova, di cui presso il Museo di Lovere sono custodite alcune importanti opere.




















