Bione: il nuovo progetto non piace alle associazioni sportive
Il nuovo progetto di riqualificazione del centro sportivo del Bione non ha riscosso successo tra le associazioni sportive lecchesi che l’amministrazione comunale ha invitato alla riunione della commissione quarta di lunedì sera proprio per confrontarsi sul tema.
L’ultima proposta di riqualificazione è stata depositata diversi mesi fa da una cordata di imprenditori che, individuato come forma quella di un parternariato pubblico-privato, realizzerebbe un leasing costruendo. Parte delle risorse le metterebbe il Comune e parte le metterebbe la cordata che poi rientrerebbe dell’investimento gestendo il centro sportivo per vent’anni e facendosi corrispondere da Palazzo Bovara un canone attuale. Quello che c’è al momento è un documento di fattibilità ha fatto partire un iter da parte degli uffici comunali che ha previsto anche l’apertura di una manifestazione di interesse per verificare l’esistenza di altri progetti, la quale si è chiusa a metà gennaio senza altre proposte concrete. Al momento è in corso una conferenza dei servizi con i vari enti potenzialmente interessati dal progetto che hanno espresso osservazioni e pareri che gli uffici stanno raccogliendo ed elaborando.

A descrivere gli aspetti principali del nuovo progetto è stato l’assessore Emanuele Torri: “La proposta prevede una nuova piscina di circa 3mila metri quadrati con tre vasche coperte, un’area fitness, un’area ristorazione e un’area di co-working pensata per i ragazzi che frequentano il centro sportivo per studiare e socializzare. Sarebbe costruita al livello ‘+1’, scongiurando così il rischio di dover scavare. Al piano terra ci sarebbero l’ingresso, gli spogliatoi e l’area fitness. La nuova struttura sorgerebbe dove oggi ci sono il campo 3 e i tendoni del tennis e del calcetto, evitando in questo modo di costruire su quella parte di superficie del centro di proprietà demaniale. Il campo 3 verrebbe eliminato e sostituito da un nuovo campo sintetico che continuerebbe sulla stessa linea del campo 1, il campo 4 diventerebbe il nuovo campo 3 in erba per il rugby e per il calcio. In questo modo avremmo tre campi di calcio, di cui uno co-utilizzato con il rugby, tutti illuminati, mentre il campo 5 resterebbe adibito ad area eventi e pubblici spettacoli. Nella zona della pista da pattinaggio e della protezione civile verrebbero realizzati tre campi da padel coperti, un campo tennis convertibile anche in campo a 5 da calcio, tre campi da Beach volley che avrebbero possibilità di copertura e riscaldamento e un play ground polivalente che avrebbe un uso più aggregativo che agonistico. Infine sarebbero realizzati degli interventi di ristrutturazione della tribuna dell’atletica e del rugby e degli spogliatoi e verrebbero integrati gli attuali spazi con dei magazzini per le attrezzature sportive”.
Il corso di questo intervento sarebbe di 20 milioni a cui si aggiungerebbe il canone di 800mila euro che il Comune dovrebbe versare per vent’anni. Dal progetto attuale non sono previsti sulle aree di più recente riqualificazione - il campo 1, la pista di atletica, il rugby, il rettifilo - così come non è previsto di intervenire sulla vecchia piscina e sul palazzetto, su cui ci si immagina di intervenire in una seconda fase.

I primi a prendere la parola sono stati i consiglieri Lorella Cesana e Corrado Valsecchi che hanno preparato un dossier nel quale spiegano le criticità che a loro avviso presenta questo progetto. “Il progetto in esame non risponde alle necessità della pubblica amministrazione in quanto opera esclusivamente su una porzione di area, con un intervento centrato sulla parte più semplice, lasciando ad interventi futuri del tutto ipotetici le restanti aree e di fatto abbandonando la attuale piscina, peraltro recentemente valorizzata con intervento energetico il cui finanziamento sarebbe a rischio. Il progetto in esame non è trasparente quanto ai costi di realizzazione e gestione secondo quanto dovrebbe essere una proposta di project financing e il rischio finanziario grava quasi esclusivamente sul comune in contraddizione con le finalità di un partenariato pubblico privato. L'intervento, per come strutturato, non è finalizzato alla riqualificazione dell'impianto sportivo, bensì al potenziamento dei ricavi da utenti non necessariamente interessati e partecipi della attività sportiva; vengono inoltre duplicati gli impianti esistenti con strutture aventi impatto finanziario significativo. Le società costituenti il raggruppamento, in particolare con riferimento alla parte finanziaria e di realizzazione, non sembrano avere un profilo adeguato alla dimensione dell'intervento. Il requisito di affidabilità costituisce elemento fondante la proposizione di partenariato pubblico privato: il privato proponente può assumere rischio ove abbia capacità tecnica e finanziaria adeguate e tale requisito è condizione necessaria e imprescindibile per la validazione di parte terza del piano economico finanziario. L'intervento, per circa 22 milioni di euro, viene finanziato dal comune con circa la metà del costo con fondi propri in acconto, la rimanente parte con consistenti quote annuali. Il rischio della finanza di progetto resta in carico alla pubblica amministrazione con costi elevati e ingiustificati, stante la incompleta riqualificazione del comparto; il costo complessivo dell'operazione a carico del Comune ammonta a circa 31 milioni di euro, IVA esclusa. Ciò nonostante il gestore propone un canone annuo a suo carico del tutto sproporzionato al ribasso rispetto alle potenzialità di ricavi da attività extra sportive. La parte finanziaria è appesantita da un gravame di circa 20 milioni di euro per plusvalenze di realizzazione e oneri finanziari, senza che a ciò corrisponda un reale interesse pubblico, restando del tutto chiaro solo il vantaggio per il privato in spregio alle finalità dello strumento utilizzato”.

Altrettanto severi sono stati i rappresentanti delle associazioni sportive presenti. “Noi siamo utenti del centro sportivo e negli anni abbiamo osservato che le esigenze sono cambiate così come è cambiato l’approccio alla pratica sportiva - ha commentato Carlo Redaelli, presidente del Rugby Lecco - Ci servono degli spazi per la preparazione atletica e per il prepartita e in questo momento questi spazi non ci sono e ce li rubiamo con le altre associazioni. Oggi usiamo tre campi, col nuovo progetto ne avremo due di cui uno co-utilizzato. Ci servono anche spazi per i ragazzi e per le famiglie, per fare comunità e per promuovere un’esperienza educativa come facciamo nella club house che però nel progetto verrebbe tolta”.
Ben più critico il presidente del Basket Lecco Antonio Tallarita: “In questo progetto il palazzetto viene completamente dimenticato. Si spendono tutti questi soldi per fare tre piscine e noi quanto dobbiamo aspettare? In questi anni abbiamo versato 600mila euro al gestore e i pochi interventi di miglioramento li abbiamo dovuto fare noi come società. Se il progetto del comune prevede tre piscina e si dimentica di due società storiche come la Picco e il Basket Lecco, io non so se piangere o ridere perché mi sembra una barzelletta… noi andremo a giocare da un’altra parte”.
Qualche spunto critico anche rispetto alle previsioni sui campi da tennis e da padel: “Sembra un progetto piuttosto obsoleto soprattutto se rivolto al pubblico vasto di chi vorrebbe giocare a tennis senza essere iscritto a un’associazione - ha spiegato Maddalena Medici, consigliera della sezione tennis della Canottieri Lecco - La superficie in erba sintetica non è più utilizzata da anni, così come anche i campi polifunzionali e c’è una forte sproporzione tra il numero di campi da padel e quelli da tennis. È un peccato perché il tennis in questo momento ha un’attrattiva fortissima”.

L’architetto Viganò della Picco Lecco ha concentrato il suo intervento su quello che è il modello di gestione del centro: “Noi attualmente utilizziamo il centro con due squadre sulle 11 che abbiamo e fatichiamo nelle altre strutture comunali, a parte quella del Fiocchi. Bisogna puntare a un modello di gestione che possa portare le associazioni sportive, per le quali il business non è al primo posto, ad avere disponibilità di spazi e orari per far diventare il Bione ciò per cui era nato: la casa delle associazioni sportive della città di Lecco senza dover andare a cercare in altri comuni spazi”.
Si è detto amareggiato anche Maurizio Longoni presidente dell’Atletica Lecco: “Noi abbiamo il nostro orticello che condividiamo in amicizia con il rugby ma non possiamo fare gare da settembre/ottobre fino a maggio perché loro giocano quattro o cinque gare ogni sabato e domenica. Non parliamo poi di come è stata trattata la pista nuova su cui è stato fatto un lavoro pessimo e di come i gestori non collaborino per niente. Gli spazi per i ragazzi servono, noi adesso andiamo a Bergamo due volte alla settimana”.
L’ultima proposta di riqualificazione è stata depositata diversi mesi fa da una cordata di imprenditori che, individuato come forma quella di un parternariato pubblico-privato, realizzerebbe un leasing costruendo. Parte delle risorse le metterebbe il Comune e parte le metterebbe la cordata che poi rientrerebbe dell’investimento gestendo il centro sportivo per vent’anni e facendosi corrispondere da Palazzo Bovara un canone attuale. Quello che c’è al momento è un documento di fattibilità ha fatto partire un iter da parte degli uffici comunali che ha previsto anche l’apertura di una manifestazione di interesse per verificare l’esistenza di altri progetti, la quale si è chiusa a metà gennaio senza altre proposte concrete. Al momento è in corso una conferenza dei servizi con i vari enti potenzialmente interessati dal progetto che hanno espresso osservazioni e pareri che gli uffici stanno raccogliendo ed elaborando.

A descrivere gli aspetti principali del nuovo progetto è stato l’assessore Emanuele Torri: “La proposta prevede una nuova piscina di circa 3mila metri quadrati con tre vasche coperte, un’area fitness, un’area ristorazione e un’area di co-working pensata per i ragazzi che frequentano il centro sportivo per studiare e socializzare. Sarebbe costruita al livello ‘+1’, scongiurando così il rischio di dover scavare. Al piano terra ci sarebbero l’ingresso, gli spogliatoi e l’area fitness. La nuova struttura sorgerebbe dove oggi ci sono il campo 3 e i tendoni del tennis e del calcetto, evitando in questo modo di costruire su quella parte di superficie del centro di proprietà demaniale. Il campo 3 verrebbe eliminato e sostituito da un nuovo campo sintetico che continuerebbe sulla stessa linea del campo 1, il campo 4 diventerebbe il nuovo campo 3 in erba per il rugby e per il calcio. In questo modo avremmo tre campi di calcio, di cui uno co-utilizzato con il rugby, tutti illuminati, mentre il campo 5 resterebbe adibito ad area eventi e pubblici spettacoli. Nella zona della pista da pattinaggio e della protezione civile verrebbero realizzati tre campi da padel coperti, un campo tennis convertibile anche in campo a 5 da calcio, tre campi da Beach volley che avrebbero possibilità di copertura e riscaldamento e un play ground polivalente che avrebbe un uso più aggregativo che agonistico. Infine sarebbero realizzati degli interventi di ristrutturazione della tribuna dell’atletica e del rugby e degli spogliatoi e verrebbero integrati gli attuali spazi con dei magazzini per le attrezzature sportive”.
Il corso di questo intervento sarebbe di 20 milioni a cui si aggiungerebbe il canone di 800mila euro che il Comune dovrebbe versare per vent’anni. Dal progetto attuale non sono previsti sulle aree di più recente riqualificazione - il campo 1, la pista di atletica, il rugby, il rettifilo - così come non è previsto di intervenire sulla vecchia piscina e sul palazzetto, su cui ci si immagina di intervenire in una seconda fase.
I primi a prendere la parola sono stati i consiglieri Lorella Cesana e Corrado Valsecchi che hanno preparato un dossier nel quale spiegano le criticità che a loro avviso presenta questo progetto. “Il progetto in esame non risponde alle necessità della pubblica amministrazione in quanto opera esclusivamente su una porzione di area, con un intervento centrato sulla parte più semplice, lasciando ad interventi futuri del tutto ipotetici le restanti aree e di fatto abbandonando la attuale piscina, peraltro recentemente valorizzata con intervento energetico il cui finanziamento sarebbe a rischio. Il progetto in esame non è trasparente quanto ai costi di realizzazione e gestione secondo quanto dovrebbe essere una proposta di project financing e il rischio finanziario grava quasi esclusivamente sul comune in contraddizione con le finalità di un partenariato pubblico privato. L'intervento, per come strutturato, non è finalizzato alla riqualificazione dell'impianto sportivo, bensì al potenziamento dei ricavi da utenti non necessariamente interessati e partecipi della attività sportiva; vengono inoltre duplicati gli impianti esistenti con strutture aventi impatto finanziario significativo. Le società costituenti il raggruppamento, in particolare con riferimento alla parte finanziaria e di realizzazione, non sembrano avere un profilo adeguato alla dimensione dell'intervento. Il requisito di affidabilità costituisce elemento fondante la proposizione di partenariato pubblico privato: il privato proponente può assumere rischio ove abbia capacità tecnica e finanziaria adeguate e tale requisito è condizione necessaria e imprescindibile per la validazione di parte terza del piano economico finanziario. L'intervento, per circa 22 milioni di euro, viene finanziato dal comune con circa la metà del costo con fondi propri in acconto, la rimanente parte con consistenti quote annuali. Il rischio della finanza di progetto resta in carico alla pubblica amministrazione con costi elevati e ingiustificati, stante la incompleta riqualificazione del comparto; il costo complessivo dell'operazione a carico del Comune ammonta a circa 31 milioni di euro, IVA esclusa. Ciò nonostante il gestore propone un canone annuo a suo carico del tutto sproporzionato al ribasso rispetto alle potenzialità di ricavi da attività extra sportive. La parte finanziaria è appesantita da un gravame di circa 20 milioni di euro per plusvalenze di realizzazione e oneri finanziari, senza che a ciò corrisponda un reale interesse pubblico, restando del tutto chiaro solo il vantaggio per il privato in spregio alle finalità dello strumento utilizzato”.

Altrettanto severi sono stati i rappresentanti delle associazioni sportive presenti. “Noi siamo utenti del centro sportivo e negli anni abbiamo osservato che le esigenze sono cambiate così come è cambiato l’approccio alla pratica sportiva - ha commentato Carlo Redaelli, presidente del Rugby Lecco - Ci servono degli spazi per la preparazione atletica e per il prepartita e in questo momento questi spazi non ci sono e ce li rubiamo con le altre associazioni. Oggi usiamo tre campi, col nuovo progetto ne avremo due di cui uno co-utilizzato. Ci servono anche spazi per i ragazzi e per le famiglie, per fare comunità e per promuovere un’esperienza educativa come facciamo nella club house che però nel progetto verrebbe tolta”.
Ben più critico il presidente del Basket Lecco Antonio Tallarita: “In questo progetto il palazzetto viene completamente dimenticato. Si spendono tutti questi soldi per fare tre piscine e noi quanto dobbiamo aspettare? In questi anni abbiamo versato 600mila euro al gestore e i pochi interventi di miglioramento li abbiamo dovuto fare noi come società. Se il progetto del comune prevede tre piscina e si dimentica di due società storiche come la Picco e il Basket Lecco, io non so se piangere o ridere perché mi sembra una barzelletta… noi andremo a giocare da un’altra parte”.
Qualche spunto critico anche rispetto alle previsioni sui campi da tennis e da padel: “Sembra un progetto piuttosto obsoleto soprattutto se rivolto al pubblico vasto di chi vorrebbe giocare a tennis senza essere iscritto a un’associazione - ha spiegato Maddalena Medici, consigliera della sezione tennis della Canottieri Lecco - La superficie in erba sintetica non è più utilizzata da anni, così come anche i campi polifunzionali e c’è una forte sproporzione tra il numero di campi da padel e quelli da tennis. È un peccato perché il tennis in questo momento ha un’attrattiva fortissima”.

L’architetto Viganò della Picco Lecco ha concentrato il suo intervento su quello che è il modello di gestione del centro: “Noi attualmente utilizziamo il centro con due squadre sulle 11 che abbiamo e fatichiamo nelle altre strutture comunali, a parte quella del Fiocchi. Bisogna puntare a un modello di gestione che possa portare le associazioni sportive, per le quali il business non è al primo posto, ad avere disponibilità di spazi e orari per far diventare il Bione ciò per cui era nato: la casa delle associazioni sportive della città di Lecco senza dover andare a cercare in altri comuni spazi”.
Si è detto amareggiato anche Maurizio Longoni presidente dell’Atletica Lecco: “Noi abbiamo il nostro orticello che condividiamo in amicizia con il rugby ma non possiamo fare gare da settembre/ottobre fino a maggio perché loro giocano quattro o cinque gare ogni sabato e domenica. Non parliamo poi di come è stata trattata la pista nuova su cui è stato fatto un lavoro pessimo e di come i gestori non collaborino per niente. Gli spazi per i ragazzi servono, noi adesso andiamo a Bergamo due volte alla settimana”.
M.V.




















