L’anno dell’Accademia corale. Grandi concerti e prove aperte

Bach, Vivaldi, Haydn, Haendel: l’Accademia corale di Lecco ha presentato pubblicamente i tre grandi appuntamenti in programma per quest’anno in un incontro tenutosi nella sede di Confindustria che era qualcosa di più di una conferenza stampa, vista anche la presenza del prefetto Paolo Ponta, della vicesindaco Simona Piazza e del prevosto Bortolo Uberti.
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Un momento significativo – come ha spiegato il presidente dell’Accademia Raffaele Riva – per sottolineare come l’associazione non sia soltanto una semplice corale, ma stia diventando un ente culturale impegnata su diversi fronti: la promozione di iniziative che comporta la ricerca di fondi, l’organizzazione con le necessità di impegnarsi nella messa a punto di tutti i dettagli logistici richiesti, oltre naturalmente all’esecuzione delle opere, al “lavoro” dei coristi. I quali, pur amatori, si sono ritagliati un ruolo di rilievo non solo in Lombardia, ma anche in Italie e in Europa.
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E allora si parla di una “stagione musicale” che impegnerà l’Accademia per tutto l’anno che è un anno di non poco conto dovendosi preparare l’ottantesimo anniversario della fondazione che ricorrerà nel 2027. L’Accademia corale – come sanno i lecchesi – venne infatti fondata nel 1947, all’indomani dunque della fine della seconda guerra mondiale in un Paese e in una città che per risorgere avevano bisogno anche di musica. E a gettarne le basi fu Vincenzo Saputo, medico che arrivò a Lecco proprio per operare nell’ospedale militare della città. Saputo ne offrì la direzione a Guido Camillucci.
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Oggi, la corale è presieduta appunto da Raffele Riva e diretta dal maestro Antonio Scaioli.
Al tradizionale appuntamento per la festa patronale di San Nicolò, l’Accademia da un paio d’anni ha raddoppiato: lo scorso anno al “Natale del Redentore” di Lorenzo Perosi eseguito il 28 novembre, si era aggiunta la Passione di Matteo di Bach. Quest’anno, come detto, sono tre le proposte del “cartellone”. Il 14 marzo saranno presentati lavori di Bach e Vivaldi; del compositore tedesco saranno tedesco saranno eseguiti il Concerto Brandeburghese 2 (per orchestra) e la Cantata BW 147 (per coro e orchestra) e di Vivaldi il Magnificat (per soli, coro e orchestra). L’8 maggio, sarà la volta dello Stabat Mater di Haydn (per soli, coro e orchestra). Infine, il concerto di San Nicolò: per quest’anno è stato scelto il Messiah di Haendel per soli coro e orchestra, un’opera impegnativa soprattutto per la durata: appuntamento il 12 dicembre. Cornice sarà in tutti e tre i casi la basilica di San Nicolò.
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Accanto ai concerti veri e propri, inoltre, è stato deciso di affiancare iniziative per coinvolgere maggiormente il pubblico: per lo “Stabat Mater” e il “Messiah” sono infatti stati programmati incontri di approfondimento (il 28 aprile e il 2 dicembre) all’Officina Badoni con l’intervento dell’esperto Carlo Centemeri, ma anche prove aperte con coro e orchestra (il 6 maggio e il 10 dicembre) che permetteranno agli appassionati di comprendere come nasce un concerto. Per evidenti ragioni, le prove aperte saranno a numero ridotto e sarà quindi necessaria la prenotazione. L’ingresso sarà comunque sempre gratuito.
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Il programma di iniziative del 2026 rientra in un più ampio progetto messo a punto per il biennio dell’ottantesimo: “Cultura in coro: capolavori musicali per la valorizzazione artistica del Lecchese”, un’operazione dall’impegno finanziario notevole: 100mila euro, dei quali 25mila arriveranno dalla Fondazione Cariplo grazie a un bando sul “Valore della cultura” nella provincia lecchese.
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«Il progetto – è stato spiegato – si articola in più ambiti di intervento: rafforzamento artistico dei concerti (tramite ingaggio di organici orchestrali più ampi e interventi di vocalità con il coro), introduzione di nuove attività per il pubblico, innovazione nella comunicazione ed evoluzione nella qualità della produzione degli eventi. Il progetto, che accompagnerà l’associazione in un percorso di evoluzione in vista del suo ottantesimo anniversario di fondazione, vedrà la collaborazione con enti, altre associazioni, scuole, istituzione e aziende del territorio.»
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Al termine dell’incontro, il prefetto Ponta – dimostrando peraltro una particolare competenza musicale - si è complimentato con l’Accademia per il suo non rinchiudersi in una torre d’avorio, ma impegnandosi per diffondere la musica lasciando al pubblico lecchese molte perle: «Un viatico importante per i vostri ottant’anni.»
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La vicesindaco Piazza ha sottolineato l’importanza dell’attività portata avanti dall’Accademia che ha resistito ai mutamenti sociali, del gusto e del pubblico, ribadendo poi la volontà dell’amministrazione comunale di voler dialogare con le associazioni.
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Il prevosto Uberti ha concluso: «Poter condividere con l’intera cittadinanza pagine immortali di musica sacra è un privilegio. Arrivare a certi livelli certo è fatica, ma l’arte non nasce così… è un grande travaglio. Ed è un linguaggio universale comprensibile a tutti, un patrimonio spirituale da custodire.»
D.C.
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