Scomparsa di Perossi: capace di attenzione verso l'altro, a prescindere
Ho conosciuto Gabriele nel 2009, tramite l’amico Paolo Colombo. Venne a Merate per conoscere quel gruppo di giovani (allora lo eravamo davvero) che, con grande sorpresa, aveva vinto le elezioni comunali.
Ricordo ancora il suo sguardo curioso e attento. Era affascinato dalla nostra amicizia: sosteneva che fosse stato proprio quel legame autentico, prima ancora dei programmi o delle strategie, il vero valore aggiunto che ci aveva condotti alla vittoria.
Io, invece, rimasi colpito dalla sua lucidità nell’analizzare le ragioni di quel risultato e, più in generale, le prospettive politiche di quegli anni. Non era solo esperienza la sua: era la capacità di leggere i fatti andando oltre la superficie, di cogliere dinamiche e conseguenze con uno sguardo lungo, intelligente, non banale.
Dopo quell'esperienza ci siamo visti anche in occasione delle elezioni del 2020 a Lecco, quando venne a trovarmi in ufficio per confrontarci sulle prospettive della città e sulle rispettive scelte.
Era un convinto sostenitore dell'attuale Sindaco e sapendo che mi sarei candidato a sostegno di Peppino Ciresa, volle capire le ragioni della mia decisione.
Non c’era giudizio nelle sue domande, ma autentico interesse, il desiderio sincero di ascoltare le mie ragioni.
Ci salutammo con il reciproco augurio, ovvero che vincesse il candidato di ciascuno di noi.
Con l’arguzia che lo contraddistingueva, sulla porta mi disse: «Vedrai che chi vincerà lo farà per pochi voti». Una profezia.
Qualche giorno prima delle elezioni gli inviai su WhatsApp il mio santino elettorale con il messaggio: «Una provocazione te la devo pur inviare…».
La sua risposta fu semplice e bella: «Vediamoci ad elezioni concluse. Mi fa molto piacere. Ci tengo».
Non ci fu più occasione di incontro ma in quelle poche parole resta Gabriele Perossi: il gusto del confronto, l’affezione, ma soprattutto l'attenzione verso l'altro, a prescindere.
Questo, più di ogni analisi politica o previsione azzeccata, è il tratto che lo ha sempre reso degno di stima e, per quanto mi riguarda, di gratitudine.
Ricordo ancora il suo sguardo curioso e attento. Era affascinato dalla nostra amicizia: sosteneva che fosse stato proprio quel legame autentico, prima ancora dei programmi o delle strategie, il vero valore aggiunto che ci aveva condotti alla vittoria.
Io, invece, rimasi colpito dalla sua lucidità nell’analizzare le ragioni di quel risultato e, più in generale, le prospettive politiche di quegli anni. Non era solo esperienza la sua: era la capacità di leggere i fatti andando oltre la superficie, di cogliere dinamiche e conseguenze con uno sguardo lungo, intelligente, non banale.
Dopo quell'esperienza ci siamo visti anche in occasione delle elezioni del 2020 a Lecco, quando venne a trovarmi in ufficio per confrontarci sulle prospettive della città e sulle rispettive scelte.
Era un convinto sostenitore dell'attuale Sindaco e sapendo che mi sarei candidato a sostegno di Peppino Ciresa, volle capire le ragioni della mia decisione.
Non c’era giudizio nelle sue domande, ma autentico interesse, il desiderio sincero di ascoltare le mie ragioni.
Ci salutammo con il reciproco augurio, ovvero che vincesse il candidato di ciascuno di noi.
Con l’arguzia che lo contraddistingueva, sulla porta mi disse: «Vedrai che chi vincerà lo farà per pochi voti». Una profezia.
Qualche giorno prima delle elezioni gli inviai su WhatsApp il mio santino elettorale con il messaggio: «Una provocazione te la devo pur inviare…».
La sua risposta fu semplice e bella: «Vediamoci ad elezioni concluse. Mi fa molto piacere. Ci tengo».
Non ci fu più occasione di incontro ma in quelle poche parole resta Gabriele Perossi: il gusto del confronto, l’affezione, ma soprattutto l'attenzione verso l'altro, a prescindere.
Questo, più di ogni analisi politica o previsione azzeccata, è il tratto che lo ha sempre reso degno di stima e, per quanto mi riguarda, di gratitudine.
Massimiliano Vivenzio




















