Ex DB: serve un nuovo grande silos interrato in piazza Garibaldi o Mazzini
La trasformazione dell’ex sede della Deutsche Bank in piazza Garibaldi a Lecco in un albergo di fascia alta può essere un’opportunità, ma solo a condizioni rigorose e non negoziabili. È la posizione netta di Carlo Piazza, candidato sindaco, e di Virginia Tentori, commissario cittadino di Forza Italia, dopo la commissione consiliare dedicata al progetto.
“Non siamo contrari allo sviluppo – chiariscono – ma siamo contrari alle operazioni calate dall’alto, senza un disegno complessivo e senza garanzie concrete per la città. Un intervento di questa portata ha un impatto urbanistico, economico e sociale: non può essere presentato come un fatto compiuto”.
Il nodo più critico resta quello dei parcheggi. A fronte di 140 camere, i 25 posti auto interrati previsti appaiono “una dotazione simbolica, non funzionale”. Per legge, con 140 camere devono essere reperiti nelle vicinanze almeno 71 posti auto. Oggi non si vede dove siano. L’ipotesi di convenzioni fuori dal centro viene definita vaga e insufficiente, soprattutto per una struttura che punta a un’utenza di livello, con esigenze chiare in termini di accessibilità, transfer e bus turistici.
“Il centro di Lecco soffre già oggi una carenza strutturale di posti auto. Sono stati tolti parcheggi sul lungolago e ora si pensa di aggiungere 140 camere senza un piano serio. Così si fa del male alla città, trasformando un’opportunità in una complicazione, in un limite, in un ostacolo che allontana persone e peggiora la vita di residenti e commercianti”.
Piazza e Tentori spiegano che si aspettavano un progetto diverso: un silos sotterraneo in piazza Mazzini o in piazza Garibaldi, con ingresso anche da via Nazario Sauro, ad uso pubblico, e la concessione ad uso esclusivo di piazza Affari per mettere in sicurezza l’area. “Questa sarebbe stata una scelta strutturale, utile alla città e non solo all’hotel”.
C’è poi un altro aspetto concreto: i 22-25 posti auto previsti rischiano in realtà di servire in parte come aree di servizio. “Dove faranno carico e scarico? Dove verranno collocati gli impianti, le attrezzature di cucina, la lavanderia, gli spazi di stoccaggio? Un albergo di queste dimensioni, con ristoranti, genera facilmente un flusso di 10-20 furgoni al giorno solo di fornitori. Senza spazi adeguati si scaricherà tutto sulla viabilità ordinaria”.
Anche il tema dei dipendenti viene posto con forza: “Una struttura così può avere fino a 100 addetti. Dove parcheggeranno? Verranno tutti con i mezzi pubblici? Troveranno casa in centro? Pensare che non si ponga il problema è irreale”.
Il riferimento è esplicito a quanto avvenuto nell’area dell’ex Vellutificio Redaelli di Rancio: “Non vogliamo un altro caso Redaelli in centro città. Prima si approva il progetto, poi si scopre che le infrastrutture non sono adeguate”.
Per questo chiedono un impegno vincolante come onere di urbanizzazione: un contributo determinante alla realizzazione di un parcheggio multipiano interrato nell’area di piazza Garibaldi e Mazzini. “Non bastano servitù di transito o soluzioni formali. Servono parcheggi veri, accessibili e immediatamente fruibili, che restino patrimonio della città”.
Altro elemento critico è la stretta interdipendenza tra l’apertura dell’hotel e la riqualificazione di piazza Garibaldi. Il rischio, sottolineano, è che le opere pubbliche finiscano per essere condizionate dalle esigenze del privato. Anche l’investimento annunciato – tra 520 e 600 mila euro – viene giudicato modesto rispetto alla centralità dell’area.
Infine, la questione dell’identità della piazza. Mercato, eventi, pista del ghiaccio e area alberata dovranno convivere con una struttura ricettiva di grandi dimensioni. “Il rischio è uno slittamento progressivo verso una funzione prevalentemente turistica, a scapito di quella civica e mercatale che ha sempre caratterizzato piazza Garibaldi”.
“Se davvero si vuole fare un passo avanti – aggiungono – l’albergo deve diventare un vero dispositivo culturale urbano, non solo una struttura ricettiva. Serve uno spazio aperto alla città, capace di ospitare musica dal vivo, in particolare serate jazz, e una sala civica dedicata alla figura di Giacomo De Santis. Sarebbe un segnale concreto di attenzione alla storia culturale lecchese e un modo per trasformare l’intervento in un presidio vivo, non in una semplice operazione immobiliare”.
“Non si tratta di dire sì o no a un albergo – concludono – ma di decidere che idea di città vogliamo. Prima le infrastrutture, poi le inaugurazioni. Le regole devono venire prima dei rendering.”
“Non siamo contrari allo sviluppo – chiariscono – ma siamo contrari alle operazioni calate dall’alto, senza un disegno complessivo e senza garanzie concrete per la città. Un intervento di questa portata ha un impatto urbanistico, economico e sociale: non può essere presentato come un fatto compiuto”.
Il nodo più critico resta quello dei parcheggi. A fronte di 140 camere, i 25 posti auto interrati previsti appaiono “una dotazione simbolica, non funzionale”. Per legge, con 140 camere devono essere reperiti nelle vicinanze almeno 71 posti auto. Oggi non si vede dove siano. L’ipotesi di convenzioni fuori dal centro viene definita vaga e insufficiente, soprattutto per una struttura che punta a un’utenza di livello, con esigenze chiare in termini di accessibilità, transfer e bus turistici.
“Il centro di Lecco soffre già oggi una carenza strutturale di posti auto. Sono stati tolti parcheggi sul lungolago e ora si pensa di aggiungere 140 camere senza un piano serio. Così si fa del male alla città, trasformando un’opportunità in una complicazione, in un limite, in un ostacolo che allontana persone e peggiora la vita di residenti e commercianti”.
Piazza e Tentori spiegano che si aspettavano un progetto diverso: un silos sotterraneo in piazza Mazzini o in piazza Garibaldi, con ingresso anche da via Nazario Sauro, ad uso pubblico, e la concessione ad uso esclusivo di piazza Affari per mettere in sicurezza l’area. “Questa sarebbe stata una scelta strutturale, utile alla città e non solo all’hotel”.
C’è poi un altro aspetto concreto: i 22-25 posti auto previsti rischiano in realtà di servire in parte come aree di servizio. “Dove faranno carico e scarico? Dove verranno collocati gli impianti, le attrezzature di cucina, la lavanderia, gli spazi di stoccaggio? Un albergo di queste dimensioni, con ristoranti, genera facilmente un flusso di 10-20 furgoni al giorno solo di fornitori. Senza spazi adeguati si scaricherà tutto sulla viabilità ordinaria”.
Anche il tema dei dipendenti viene posto con forza: “Una struttura così può avere fino a 100 addetti. Dove parcheggeranno? Verranno tutti con i mezzi pubblici? Troveranno casa in centro? Pensare che non si ponga il problema è irreale”.
Il riferimento è esplicito a quanto avvenuto nell’area dell’ex Vellutificio Redaelli di Rancio: “Non vogliamo un altro caso Redaelli in centro città. Prima si approva il progetto, poi si scopre che le infrastrutture non sono adeguate”.
Per questo chiedono un impegno vincolante come onere di urbanizzazione: un contributo determinante alla realizzazione di un parcheggio multipiano interrato nell’area di piazza Garibaldi e Mazzini. “Non bastano servitù di transito o soluzioni formali. Servono parcheggi veri, accessibili e immediatamente fruibili, che restino patrimonio della città”.
Altro elemento critico è la stretta interdipendenza tra l’apertura dell’hotel e la riqualificazione di piazza Garibaldi. Il rischio, sottolineano, è che le opere pubbliche finiscano per essere condizionate dalle esigenze del privato. Anche l’investimento annunciato – tra 520 e 600 mila euro – viene giudicato modesto rispetto alla centralità dell’area.
Infine, la questione dell’identità della piazza. Mercato, eventi, pista del ghiaccio e area alberata dovranno convivere con una struttura ricettiva di grandi dimensioni. “Il rischio è uno slittamento progressivo verso una funzione prevalentemente turistica, a scapito di quella civica e mercatale che ha sempre caratterizzato piazza Garibaldi”.
“Se davvero si vuole fare un passo avanti – aggiungono – l’albergo deve diventare un vero dispositivo culturale urbano, non solo una struttura ricettiva. Serve uno spazio aperto alla città, capace di ospitare musica dal vivo, in particolare serate jazz, e una sala civica dedicata alla figura di Giacomo De Santis. Sarebbe un segnale concreto di attenzione alla storia culturale lecchese e un modo per trasformare l’intervento in un presidio vivo, non in una semplice operazione immobiliare”.
“Non si tratta di dire sì o no a un albergo – concludono – ma di decidere che idea di città vogliamo. Prima le infrastrutture, poi le inaugurazioni. Le regole devono venire prima dei rendering.”
Carlo Piazza e Virginia Tentori




















