Lecco: presidio contro il DDL Stupri. 'Consenso non è dissenso, sì è solo sì'

Nella mattinata di domenica 15 febbraio a Lecco si è tenuto, in piazza XX settembre, un presidio contro il DDL “STUPRI”, organizzato dalle associazioni sindacali CGIL, CISL e UIL in collaborazione con Telefono Donna e Altra Metà del Cielo nonché con Lecco Pride, Renzo e Lucio e Unione Donne.
A partire dalle 10:00 si è svolto il volantinaggio, per sensibilizzare la popolazione sul tema e per ribadire come il Disegno di Legge proposto non ascolti i centri antiviolenza, riduca la violenza a un problema di ordine pubblico, non rafforzi la prevenzione, la protezione e i percorsi di uscita da tali situazioni e rischi di limitare l’autodeterminazione delle donne. Il presidio è proseguito con un flash mob alle 11:00. 
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“Come Organizzazioni Sindacali denunciamo con forza la riformulazione del reato di violenza sessuale, che sostituisce il principio del ‘consenso libero e attuale’ con la formula ‘contro la volontà’. Un cambiamento che rappresenta un arretramento grave, perché ribalta il principio di autodeterminazione e scarica sulle vittime la responsabilità della violenza, costringendole a dover dimostrare il proprio dissenso” si legge sul volantino distribuito ai passanti. “Non si tratta soltanto di una questione penale. La violenza maschile contro le donne è un fenomeno strutturale, culturale e sociale, che non può essere affrontato esclusivamente con strumenti repressivi. In questo quadro, il ruolo dei centri antiviolenza è fondamentale: sono presidi indispensabili di tutela dei diritti, di ascolto e di costruzione di percorsi di autonomia, ma continuano a operare in condizioni di cronica precarietà e sottofinanziamento. Il Disegno di Legge in discussione non rafforza la prevenzione, non garantisce  finanziamenti stabili ai centri antiviolenza, non investe in educazione al consenso, che dovrebbe invece essere una priorità per tutte le istituzioni. Il consenso è infatti un principio già riconosciuto a livello internazionale, previsto dalla Convenzione di Istanbul e assunto da tempo anche dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione. La nuova formulazione del disegno di legge rischia invece di vanificare decenni di battaglie e conquiste, mettendo nuovamente sotto accusa la parola di chi denuncia e proteggendo di fatto gli autori della violenza, in un contesto in cui i dati mostrano un aumento costante dei reati di violenza sessuale, molti dei quali non vengono ancora denunciati e di questi ultimi solo un quarto giunge a condanna. Respingiamo inoltre la narrazione secondo cui l'introduzione del principio di consenso comporterebbe difficoltà interpretative o il rischio di false denunce: una retorica che alimenta sfiducia verso le vittime e che continua a ostacolare politiche realmente efficaci, come la prevenzione, l'educazione affettiva e sessuale, il sostegno strutturale ai centri antiviolenza e l'autonomia economica e lavorativa delle donne”.
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Presenti in piazza, oltre a diversi rappresentanti delle sigle sindacali, anche l'assessore alle Pari opportunità del comune di Lecco Renata Zuffi e le presidenti Grazia Brambilla (Telefono Donna) e Amalia Bonfanti (L'altra metà del cielo) oltre alla coordinatrice dell'articolazione locale dell'UDI Raffaella Cerrato. 
Chieste, coralmente, politiche serie e strutturali contro la violenza di genere, finanziamenti stabili ai centri, prevenzione ed educazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro, autonomia economica, lavorativa e abitativa delle donne e il ritiro o la modifica profonda di questo DDL. 
A trent’anni dalla legge contro lo stupro, le organizzazioni sindacali e i centri antiviolenza vogliono ribadire l’importanza di non colpevolizzare le donne, di non farle sentire vittime non solo della violenza, ma anche dell’atto giudiziario, violentandole così due volte: “Non è più accettabile. Bisogna dare la possibilità alle donne di denunciare senza che si sentano giudicate”. 
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Non è mancata poi una delegazione di Donne Democratiche: "Non possiamo accettare un testo che snatura l’impianto giuridico e culturale indicato dalla Convenzione di Istanbul: il principio deve essere chiaro e inequivocabile, senza consenso è sempre violenza! Non accetteremo che si sposti l'attenzione dal comportamento del carnefice alla resistenza della vittima! Solo sì è sì, tutto il resto rappresenta un arretramento pericoloso per la sicurezza e l’autodeterminazione delle ragazze e delle donne" ha spiegato Veronica Tentori. "Oggi, 15 febbraio, non è una data qualsiasi: celebriamo i 30 anni dall'approvazione della Legge 66 del 1996, quella riforma storica che finalmente riconobbe lo stupro come un delitto contro la persona e non più contro la "moralità pubblica", cancellando finalmente l'eredità del Codice Rocco e del periodo fascista. Trent'anni fa è stata scritta una pagina di coraggio e autonomia femminile. Oggi siamo pronte a difenderla. A partire dalla mobilitazione di oggi in piazza a Lecco, faremo rumore. Ai Centri antiviolenza va tutto il nostro sostegno, politico e pubblico: saremo in piazza in ogni occasione al loro fianco, perché la violenza non è un destino e non accetteremo alcun provvedimento che riporti indietro la libertà, la sicurezza e l’autodeterminazione delle donne e delle ragazze".
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“Oggi siamo una grande marea e non ci fermeremo” è stato detto in piazza. “Siamo molto contente di essere qui, perché c'è ancora tanto bisogno del movimento delle donne e della lotta per rivendicare i nostri diritti. Parlo a nome delle associazioni di tutte le donne, perché questa è la salvezza dei diritti delle persone e della democrazia. L'obiettivo di oggi è esprimere preoccupazione per un provvedimento che sembra essere una regressione. Un tema così delicato deve partire da noi, dall'ascolto delle donne e dalla centralità dei consensi. Il presidio vuole essere un momento di movimentazione civile, per ribadire il nostro ‘NO’ alla violenza. Noi desideriamo e crediamo che sia l'inizio di un percorso importante”.
“Siamo tutte, siamo tante e siamo coordinate” ha aggiunto la portavoce del centro antiviolenza Telefono Donna di Lecco “Oggi non ci deve essere polarizzazione di destra o di sinistra, perché il consenso riguarda tutte. Non deve più essere posta alla vittima la domanda ‘perché non hai detto ‘no’?’, ma piuttosto deve essere posta allo stupratore una domanda diversa: ‘hai verificato che abbia detto si?’. L'obiettivo dei centri è permettere che le donne abbiano il diritto di non essere strumentalizzate, ma di avere un processo adeguato: un decreto legge come quello proposto da Bongiorno tutela gli stupratori, non le vittime di violenza. Questa proposta di legge sta massacrando l'autodeterminazione delle donne, a cui viene tolta la libertà di poter dire quello che stanno vivendo. Queste donne vivono una doppia violenza: quella dello stupratore e quello delle istituzioni”.
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Non è mancata anche una riflessione tecnica: “La cosa paradossale di cui non ci si rende è che dal punto di vista giuridico lo stupro è l’unico reato in cui si chiede alla vittima se avesse espresso una volontà positiva prima di subire violenza, cosa che non accade per nessun altro reato. A nessuno che abbia subito truffa, ad esempio, viene chiesto se fosse d’accordo con ciò che ha subito. Si tratta di un errore giuridico, giustificato solo dal fatto di voler far cadere l’onere sulla vittima invece che sul reo”.
G.I.
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