Lecco: parole dell'amicizia nel 'Lessico famigliare'
Le parole dell’amicizia, quando autentica, possono a pieno titolo entrare a far parte del “lessico famigliare”. Come nel caso di quelle scambiate, in una fitta trama di incontri e in un altrettanto denso epistolario, tra lo scultore Antonio Canova e la famiglia Tadini, in particolare il padre Luigi e il figlio Faustino, che conobbe il grande artista veneziano a Roma, in occasione del Grand Tour compiuto da ventenne a seguito proprio della famiglia.

A raccontarlo, è stato Marco Albertario, direttore dell’Accademia Tadini di Lovere, ospite di “Capolavoro per Lecco”, in un’edizione che proprio al tema del “Lessico Famigliare” e al rapporto tra Jacopo Bellini e i figli Giovanni e Gentile è dedicata e che, tra le opere esposte, accoglie la “Madonna Tadini” di Lovere, capolavoro del padre Jacopo.
È stato un racconto intenso, che ha condotto gli ascoltatori a scoprire e approfondire la genesi della “Stele Tadini”, forse l’ultima opera di Antonio Canova, giunta a Lovere nel 1821 e collocata all’ingresso dell’Accademia, nella cappella di famiglia, dove si trovano anche le tombe di Luigi Tadini e della moglie, Libera Moronati. Scolpita nel marmo bianco, ritrae una pietà dolente di fronte all’urna di Faustino e sublima il cordoglio per la scomparsa inattesa del giovane Tadini nel 1799 a causa di un crollo durante i lavori di ristrutturazione di Palazzo Barboglio a Lovere. E proprio Faustino Tadini, pochi anni prima, aveva dedicato ad Antonio Canova il volumetto “Le sculture e pitture di Antonio Canova pubblicate fino a quest’anno 1795”, di fatto il primo catalogo sistematico delle opere dell’artista e il primo formale riconoscimento del suo straordinario valore.
Il ricordo di quell’opera e dell’amicizia che si era immediatamente instaurata tra Canova e Faustino Tadini fu dunque all’origine della decisione dell’artista di accogliere le richieste di Luigi Tadini, grande collezionista di opere d’arte, di poter ospitare a Lovere una scultura del Canova: ma non uno di quei busti che il conte si attendeva, bensì un’opera che nasce dal profondo sentimento che legava l’artista al figlio Faustino

A raccontarlo, è stato Marco Albertario, direttore dell’Accademia Tadini di Lovere, ospite di “Capolavoro per Lecco”, in un’edizione che proprio al tema del “Lessico Famigliare” e al rapporto tra Jacopo Bellini e i figli Giovanni e Gentile è dedicata e che, tra le opere esposte, accoglie la “Madonna Tadini” di Lovere, capolavoro del padre Jacopo.
È stato un racconto intenso, che ha condotto gli ascoltatori a scoprire e approfondire la genesi della “Stele Tadini”, forse l’ultima opera di Antonio Canova, giunta a Lovere nel 1821 e collocata all’ingresso dell’Accademia, nella cappella di famiglia, dove si trovano anche le tombe di Luigi Tadini e della moglie, Libera Moronati. Scolpita nel marmo bianco, ritrae una pietà dolente di fronte all’urna di Faustino e sublima il cordoglio per la scomparsa inattesa del giovane Tadini nel 1799 a causa di un crollo durante i lavori di ristrutturazione di Palazzo Barboglio a Lovere. E proprio Faustino Tadini, pochi anni prima, aveva dedicato ad Antonio Canova il volumetto “Le sculture e pitture di Antonio Canova pubblicate fino a quest’anno 1795”, di fatto il primo catalogo sistematico delle opere dell’artista e il primo formale riconoscimento del suo straordinario valore.
Il ricordo di quell’opera e dell’amicizia che si era immediatamente instaurata tra Canova e Faustino Tadini fu dunque all’origine della decisione dell’artista di accogliere le richieste di Luigi Tadini, grande collezionista di opere d’arte, di poter ospitare a Lovere una scultura del Canova: ma non uno di quei busti che il conte si attendeva, bensì un’opera che nasce dal profondo sentimento che legava l’artista al figlio Faustino




















