Lecco: l'arcivescovo Delpini chiude la rassegna di incontri “Mi accende desiderio”

Oggi chi sono i profeti, come parlano agli uomini e soprattutto cosa dicono? Sono alcune delle domande a cui l'arcivescovo Mario Delpini ha cercato di rispondere chiudendo la quarta edizione del ciclo di incontri “Mi accende desiderio”, proposta dalla Comunità pastorale Madonna di Lourdes.
Quattro i testi da cui l'ospite ha tratto spunto per le sue riflessioni, offerte al pubblico che ha gremito Teatro Invito.
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Il primo del profeta Geremia, dilaniato tra amore, sofferenze, fatiche e la cui parola risulta insopportabile alla gente del suo tempo perchè contestano le alleanze che i potenti stanno costruiendo con i popoli vicino. Geremia decide di tacere perchè parlare a nome di Dio lo esporrebbe alla contraddizione violenta. “Il profeta non vuole esistere più per dire queste parole - ha riflettuto l'alto prelato, affiancato sul palco da Don Walter Magnoni e da Luca Radaelli che ha magistralmente “interpretato” i testi - perchè la profezia non è una espressione sapiente di un uomo particolare e illuminato né frutto di una saggezza mondana, quanto un fuoco che viene da Dio e che brucia dentro lo stesso profeta, costringendolo a dire parole impopolari”.
Da qui ne deriva la serietà del rapporto con un Dio che non è fantasia lontana ma colui che costringe a dire parole di salvezza. “Lasciarsi sedurre da Dio è una impresa rischiosa, non è fatta per gente che vuole stare tranquilla perchè ha una verità che brucia dentro ed espone alla persecuzione”.
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Don Walter Magnoni, Luca Radaelli e Mario Delpini

La seconda riflessione è andata nel profondo ed è partita da un passaggio dei “Fratelli Karamazov”, capolavoro della letteratura dell'Ottocento di Fëdor Dostoevskij.
Monsignor Delpini è partito dall'ingiusta condanna e incarcerazione del protagonista Dmitrij per riflettere sull'uomo nuovo che fa esperienza della gioia di Dio. Da qui il pensiero che tutti gli innocenti che soffrono sono un invito alla compassione.
“Dentro la condizione miserabile del cuore dell'uomo irrompe l'inaudita gioia dell'incontro con Dio. E questo ci conferma, come per Geremia, che la situazione umana per quanto tragica, non possa impedire a Dio di manifestarsi e dire la sua parola”.
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Il terzo spunto di approfondimento è stato tratto da “Lo specchio nello specchio” di Michael Ende (più noto per essere l'autore de “La storia infinita”).
Il racconto è incentrato su una “processione” di persone che cercano una parola che tiene unite tutte le cose e che alla domanda della marchesa “come fate a cercarla?”, forniscono una risposta semplice “camminiamo, lasciandoci guidare dalla parola”.
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“Il mondo oggi è smarrito, sembra che la storia non abbia senso e stia andando in frantumi - ha chiosato Delpini  - ma c'è gente che percorre la terra, guidata dalla parola che tiene uniti. La profezia è una parola che guida il cammino così da rendersi conto di ciò che dà senso a tutto. E questo è quello che ci restituisce una fiducia radicale”.
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Monsignor Bortolo Uberti, don Marco Rapelli, don Andrea Lotterio e il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni

A chiudere è stata “Storia di Cristo” di Giovanni Papini dove è proprio la parola che viene da Dio a dirci il bisogno che l'uomo ha di Gesù. È questa parola che tiene unite tutte le cose e che rivela il senso di tutto è proprio la presenza stessa di Gesù.
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Ma quali sono stati i profeti sul cammino dell'arcivescovo, si è chiesto don Walter per concludere la serata in maniera “amicale”, invitando così l'ospite a regalare al pubblico, rimasto attento e silente per tutta la durata della conferenza, uno spaccato più “personale” su questi temi.
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Ritenendo “profeti” coloro che hanno detto qualcosa al suo cuore e lo hanno aiutato a vivere, la guida della chiesa milanese ha confessato di avere tre cardini saldi cui dire grazie.
Gli amici negli anni della giovinezza e del seminario che “non erano solo persone con cui si stava bene e si studiava ma anche coloro con cui condividere uno speciale ardore per la vocazione”.
Poi i libri che “mi hanno messo dentro una forza, un pensiero, una fantasia” e infine le persone disabili e sofferenti, incontrate lungo il cammino della vita, che “mi hanno testimoniato una profezia che è gioia di vivere e capacità di sorridere pur avendo molte meno possibilità di me. Perchè” ha concluso prima di congedarsi dall'assemblea “c'è qualcosa di misterioso nel sorriso di chi ha limiti fisici e psichici”.
S.V.
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