Olginate, morte di Lorenzo Grignani in un sinistro: a pochi giorni dalla sentenza la toccante lettera di mamma Barbara
Una lettera indirizzata a Lorenzo Grignani, venuto a mancare poco più di un anno fa in circostanze drammatiche. Barbara Dal Santo – mamma del giovane airunese - ha deciso di condividere con la nostra testata alcuni pensieri scritti nel ricordo del figlio, a pochi giorni di distanza dall'udienza a carico del conducente del suv che il 24 gennaio dello scorso anno, impattò contro la motocicletta in sella alla quale viaggiava l'adolescente.

Pochi maledetti istanti risultati purtroppo fatali al giovanissimo centauro, finito rovinosamente sull'asfalto tra Via Spluga e Via Santa Maria a Olginate, mentre tornava da una sessione di allenamenti a Lecco. Una strada divenuta quella sera scenario di una tragedia che ha spezzato per sempre i sogni di un ragazzo che aveva ancora tutta una vita davanti.
Nonostante le prime ed immediate cure prestategli ed il trasporto – a sirene spiegate - all'ospedale Manzoni, per il sedicenne non ci fu nulla da fare. Un dramma che, come un macigno, ha travolto e rivoluzionato l'esistenza dei suoi genitori e dei familiari, ai quali oggi non resta che aggrapparsi, trattenendo le lacrime e il dolore, ai ricordi di Lorenzo, la cui esistenza è durata davvero troppo poco.
''Non ero presente martedì scorso non per disinteresse, ma per la necessità di affrontare il dolore della sua perdita senza aggiungerne altro. Ero tuttavia pienamente consapevole di delegare all’avvocato la mia rappresentanza in udienza e di aver partecipato attivamente all’intero percorso giudiziario penale'' ha puntualizzato Barbara Dal Santo, riferendosi appunto all'udienza preliminare conclusasi con un patteggiamento a un anno, pena inflitta al sessantenne al volante del suv. ''Questo non significa che io non abbia un mio pensiero sulla sentenza emessa: non in termini di giustizia o ingiustizia, ma con lo sguardo e il cuore di una madre: dodici mesi non equivalgono a una vita. Non equivalgono ai 16 anni di Lorenzo. Non equivalgono ai 60 o 70 che avrebbe potuto vivere''.

E poi una serie di ricordi messi nero su bianco in una sorta di lettera che, a poco più di un anno dalla sua scomparsa, ha voluto rivolgere direttamente a Lorenzo: ''il mio rimpianto più profondo è non sentire più la tua voce che mi chiama ''Ma''. Eppure, ogni giorno sei nei miei pensieri, nel mio cuore, in ogni gesto che compio. L’amore che ci ha uniti continua a vivere, forte e reciproco, oltre il tempo e oltre ogni distanza. Sei e sarai per sempre il mio orgoglio più grande, il mio ragazzo dagli occhi luminosi, dal sorriso incantevole con le fossette nelle guance, il mio Lorenzo''.
Di seguito il testo della lettera che volentieri ospitiamo nella sua versione integrale:
A poco più 12 mesi dalla tua scomparsa ogni giorno è un viaggio nei ricordi più preziosi:
Eri un bambino vivacissimo, e in tanti ti definivano “argento vivo” ma anche simpatico. Avevi un’energia contagiosa e una voglia instancabile di giocare, soprattutto insieme. È impossibile elencare tutti i giochi che mi inventavo per te: bastava poco per accendere la tua fantasia, e ti piacevano così tanto che li ripetevamo all’infinito, ridendo ogni volta come fosse la prima.
Eri agile e sportivo: il nuoto, tuffi da altezze vertiginose, la canoa, lo sci, lo snowboard, la bici, il windsurf, il canottaggio… nulla ti faceva paura. Affrontavi tutto con entusiasmo e con quella tua naturale sicurezza che mi sorprendeva ogni giorno. Con nonchalance parlavi con chiunque, senza timidezze, con la semplicità disarmante dei bambini sinceri. Non hai mai saltato un giorno di scuola fingendo un mal di pancia: andavi volentieri curioso di imparare ma soprattutto per stare con i tuoi compagni.
Ricordo ancora una frase che scrivesti in un tema alle elementari. Con la tua grafia un po’ incerta, ma con le idee chiarissime, concludesti così: “E se sarò padre sarò molto, molto felice”. Quelle parole mi colpirono allora e oggi risuonano nel mio cuore con una dolcezza indescrivibile”. Dentro di te c’erano già sensibilità, profondità e un grande desiderio d’amore.
Sei cresciuto e sei diventato un ragazzo buono, rispettoso, responsabile. Un adolescente capace di ascoltare, di impegnarsi, di costruire amicizie sincere. Hai affrontato le tue sfide con determinazione, senza perdere quel sorriso aperto che ti ha sempre contraddistinto. Eri presente per la tua famiglia, attento, affettuoso, pronto a dare una mano.
Poi è arrivata la passione per la moto. Sapevo quanto ti rendesse felice, quanto ti facesse sentire libero. Per me era una grande preoccupazione, lo sai. Ma ti ho lasciato andare per la tua strada, con la quotidiana raccomandazione di essere prudente. Era il mio modo di dirti: “Mi fido di te, anche quando ho paura”.
Il tuo nonno Lillo, tuo zio Ivan ed io abbiamo avuto la fortuna di trascorrere con te l’ultimo Natale. È un ricordo prezioso. Hai cucinato per noi le tue specialità — gli spaghetti alla carbonara e il risotto con funghi e salsiccia — e li hai preparati con quell’orgoglio allegro che avevi quando facevi qualcosa per chi amavi. Erano piatti semplici, ma per noi erano un dono immenso, e naturalmente li abbiamo gustati con gratitudine e delizia.
Il mio rimpianto più profondo è non sentire più la tua voce che mi chiama “Ma”. Eppure, ogni giorno sei nei miei pensieri, nel mio cuore, in ogni gesto che compio.
L’amore che ci ha uniti continua a vivere, forte e reciproco, oltre il tempo e oltre ogni distanza.
Sei e sarai per sempre il mio orgoglio più grande, il mio ragazzo dagli occhi luminosi, dal sorriso incantevole con le fossette nelle guance, il mio Lorenzo.

Mamma Barbara e Lorenzo da piccino
Pochi maledetti istanti risultati purtroppo fatali al giovanissimo centauro, finito rovinosamente sull'asfalto tra Via Spluga e Via Santa Maria a Olginate, mentre tornava da una sessione di allenamenti a Lecco. Una strada divenuta quella sera scenario di una tragedia che ha spezzato per sempre i sogni di un ragazzo che aveva ancora tutta una vita davanti.
Nonostante le prime ed immediate cure prestategli ed il trasporto – a sirene spiegate - all'ospedale Manzoni, per il sedicenne non ci fu nulla da fare. Un dramma che, come un macigno, ha travolto e rivoluzionato l'esistenza dei suoi genitori e dei familiari, ai quali oggi non resta che aggrapparsi, trattenendo le lacrime e il dolore, ai ricordi di Lorenzo, la cui esistenza è durata davvero troppo poco.
''Non ero presente martedì scorso non per disinteresse, ma per la necessità di affrontare il dolore della sua perdita senza aggiungerne altro. Ero tuttavia pienamente consapevole di delegare all’avvocato la mia rappresentanza in udienza e di aver partecipato attivamente all’intero percorso giudiziario penale'' ha puntualizzato Barbara Dal Santo, riferendosi appunto all'udienza preliminare conclusasi con un patteggiamento a un anno, pena inflitta al sessantenne al volante del suv. ''Questo non significa che io non abbia un mio pensiero sulla sentenza emessa: non in termini di giustizia o ingiustizia, ma con lo sguardo e il cuore di una madre: dodici mesi non equivalgono a una vita. Non equivalgono ai 16 anni di Lorenzo. Non equivalgono ai 60 o 70 che avrebbe potuto vivere''.

Un'altra foto di madre e figlio, più recente
E poi una serie di ricordi messi nero su bianco in una sorta di lettera che, a poco più di un anno dalla sua scomparsa, ha voluto rivolgere direttamente a Lorenzo: ''il mio rimpianto più profondo è non sentire più la tua voce che mi chiama ''Ma''. Eppure, ogni giorno sei nei miei pensieri, nel mio cuore, in ogni gesto che compio. L’amore che ci ha uniti continua a vivere, forte e reciproco, oltre il tempo e oltre ogni distanza. Sei e sarai per sempre il mio orgoglio più grande, il mio ragazzo dagli occhi luminosi, dal sorriso incantevole con le fossette nelle guance, il mio Lorenzo''.
Di seguito il testo della lettera che volentieri ospitiamo nella sua versione integrale:
A poco più 12 mesi dalla tua scomparsa ogni giorno è un viaggio nei ricordi più preziosi:
Eri un bambino vivacissimo, e in tanti ti definivano “argento vivo” ma anche simpatico. Avevi un’energia contagiosa e una voglia instancabile di giocare, soprattutto insieme. È impossibile elencare tutti i giochi che mi inventavo per te: bastava poco per accendere la tua fantasia, e ti piacevano così tanto che li ripetevamo all’infinito, ridendo ogni volta come fosse la prima.
Eri agile e sportivo: il nuoto, tuffi da altezze vertiginose, la canoa, lo sci, lo snowboard, la bici, il windsurf, il canottaggio… nulla ti faceva paura. Affrontavi tutto con entusiasmo e con quella tua naturale sicurezza che mi sorprendeva ogni giorno. Con nonchalance parlavi con chiunque, senza timidezze, con la semplicità disarmante dei bambini sinceri. Non hai mai saltato un giorno di scuola fingendo un mal di pancia: andavi volentieri curioso di imparare ma soprattutto per stare con i tuoi compagni.
Ricordo ancora una frase che scrivesti in un tema alle elementari. Con la tua grafia un po’ incerta, ma con le idee chiarissime, concludesti così: “E se sarò padre sarò molto, molto felice”. Quelle parole mi colpirono allora e oggi risuonano nel mio cuore con una dolcezza indescrivibile”. Dentro di te c’erano già sensibilità, profondità e un grande desiderio d’amore.
Sei cresciuto e sei diventato un ragazzo buono, rispettoso, responsabile. Un adolescente capace di ascoltare, di impegnarsi, di costruire amicizie sincere. Hai affrontato le tue sfide con determinazione, senza perdere quel sorriso aperto che ti ha sempre contraddistinto. Eri presente per la tua famiglia, attento, affettuoso, pronto a dare una mano.
Poi è arrivata la passione per la moto. Sapevo quanto ti rendesse felice, quanto ti facesse sentire libero. Per me era una grande preoccupazione, lo sai. Ma ti ho lasciato andare per la tua strada, con la quotidiana raccomandazione di essere prudente. Era il mio modo di dirti: “Mi fido di te, anche quando ho paura”.
Il tuo nonno Lillo, tuo zio Ivan ed io abbiamo avuto la fortuna di trascorrere con te l’ultimo Natale. È un ricordo prezioso. Hai cucinato per noi le tue specialità — gli spaghetti alla carbonara e il risotto con funghi e salsiccia — e li hai preparati con quell’orgoglio allegro che avevi quando facevi qualcosa per chi amavi. Erano piatti semplici, ma per noi erano un dono immenso, e naturalmente li abbiamo gustati con gratitudine e delizia.
Il mio rimpianto più profondo è non sentire più la tua voce che mi chiama “Ma”. Eppure, ogni giorno sei nei miei pensieri, nel mio cuore, in ogni gesto che compio.
L’amore che ci ha uniti continua a vivere, forte e reciproco, oltre il tempo e oltre ogni distanza.
Sei e sarai per sempre il mio orgoglio più grande, il mio ragazzo dagli occhi luminosi, dal sorriso incantevole con le fossette nelle guance, il mio Lorenzo.
G.C.





















