Omicidio di Cassina: al via il processo a Corrado Paroli. Si indagano i rapporti con la madre Margherita Colombo
Un rapporto di stretta vicinanza, quasi simbiotico, ma non per questo privo di ''alti e bassi'' per via del carattere per nulla semplice della mamma. E' il ritratto emerso quest'oggi dal racconto di alcuni dei testi che hanno sfilato dinnanzi alla Corte d'Assise di Como dove è entrato nel vivo il procedimento penale a carico di Corrado Paroli, presente personalmente in Aula e chiamato a rispondere dell'omicidio della madre Margherita Colombo, consumatosi il 18 novembre 2024 nell'appartamento di Cassina Valsassina nella quale i due convivevano. Secondo la Procura della Repubblica di Lecco l'uomo, classe 1976 – difeso dagli avvocati Riccardo Mariconti e Maria Isabella Forlaita del Foro di Milano - avrebbe somministrato alla congiunta una bevanda contenente i farmaci Trittico e Anelor, cagionandone poi la morte per asfissia mediante le mani premutegli sul viso (o avvalendosi di un mezzo morbido).
Nell'alloggio di Via Castello l'anziana e il figlio si erano trasferiti da poco: precedentemente avevano abitato a Primaluna. Qui l'imputato si era deciso ad ospitare la madre per poterla accudire direttamente, in quanto vittima di una caduta e bisognosa dunque di assistenza continua. A seguire, poi, la scelta di spostarsi nell'altra casa di famiglia situata nel paese vicino, ritenuta più adatta alle esigenze della donna.
Una quotidianità, quella di Paroli, scandita dunque dal lavoro, dalle cure da prestare alla mamma e dalla frequentazione dei figli che il valsassinese aveva avuto da un matrimonio nel frattempo terminato. Una dimensione che pareva ormai consolidata sino a quel 18 novembre di un anno e mezzo fa quando l'ex moglie – allarmata dall'inquietante contenuto di alcune lettere ricevute appunto dall'uomo – decise di recarsi dai Carabinieri di Introbio, come ricordato quest'oggi in Aula dal luogotenente Antonio De Francesco, oggi in pensione ma all'epoca dei fatti al comando della caserma.

''Ero in ufficio, quando poco dopo le 9 si presentò Verdiana Galli, consegnandoci tre buste che riportavano il suo nome e quello dei figli, fatte recapitare nell'atrio della sua abitazione. All'interno vi erano monili, denaro e dei manoscritti con chiari intenti suicidi'' ha riferito l'esponente dell'Arma specificando di aver chiesto alla pattuglia in servizio di effettuare un sopralluogo nell'abitazione di Via Castello.
''La cancellata era chiusa da un chiavistello interno: suonammo ma non ci rispose nessuno'' le parole del brigadiere Fornarelli. Riusciti ad accedere dapprima al portone principale e poi alla porta dell'appartamento dei Paroli, gli operanti notarono la presenza di due persone sul divano: Margherita Colombo seduta sulla sinistra e il figlio Corrado, sdraiato sul lato opposto. Se quest'ultimo appariva in uno stato di semi coscienza, il corpo della donna era già freddo e presentava i primi segni di rigidità. Nel modesto appartamento i militari – poi raggiunti dai colleghi del nucleo operativo ed investigativo del comando provinciale di Lecco – rinvennero sopra la stufa due confezioni di ansiolitici. E poi in prossimità di una panca, uno scritto con manifesti intenti suicidi e volontà funerarie, oltre a fotografie, effetti personali e ai documenti di identità dei due. Ai piedi del letto infine, alcuni abiti eleganti riconducibili all'anziana.
Una scena del delitto ordinata, che non presentava segni di colluttazione, come confermato poi dal luogotenente Testa, intervenuto in seconda battuta per un sopralluogo e i rilievi tecnici congiuntamente a due colleghi. Particolarmente ricca di dettagli la sua deposizione, a partire dallo stato dei luoghi. Nel rispondere alle domande postegli dal pubblico ministero Chiara Di Francesco, il militare - oltre agli elementi già citati dal collega della stazione – ha ricordato una tazza contenente del liquido trasparente appoggiata sulla stufa e un bicchiere dal contenuto analogo, seppure più scuro, ubicato in prossimità del frigorifero. Oltre ai vestiti eleganti da donna presenti sopra il letto e che, a detta dell'operante stridevano con un contesto molto semplice e quasi trascurato dell'abitazione, su una panca in legno vi erano anche degli abiti da uomo impilati l'uno sull'altro. E poi le chiavi della sua Fiat Punto e degli scritti riconducibili a Paroli dal tenore analogo a quelli che l'ex moglie aveva consegnato ai Carabinieri di Introbio, nei quali fra le altre cose veniva specificata la volontà di non ricevere funerali, né alcun tipo di affissione. Mancavano invece, analoghe indicazioni riferibili alla madre.

Se la scena del delitto anche per il luogotenente Testa appariva ordinata, priva di elementi riconducibili a ferite o all'eventuale tentativo di difendersi da parte dell'anziana – tale da rendere inizialmente complesso il tentativo di conferire una precisa direzione alle indagini - l'unica anomalia riscontrata riguardava il piede sinistro di Margherita Colombo, che appariva in posizione avanzata rispetto alla calzatura. Sul labbro inferiore dell'anziana poi, i Carabinieri avevano notato una sorta di petecchia, mentre sopra un cuscino vi erano alcuni segni rossastri riconducibili a sangue.
Nel rispondere alle altre domande del PM, l'operante ha poi precisato di aver preso parte al primo colloquio in ospedale a Lecco con Paroli, due giorni più tardi, alla presenza appunto del sostituto Chiara Di Francesco e del collega luogotenente Davide Cogoini. L'imputato aveva appena lasciato la neurorianimazione e fu sottoposto ad alcune domande, inizialmente come persona offesa o comunque informata sui fatti. In quell'occasione, stante alcune difficoltà nei movimenti, Paroli preferì comunicare in forma scritta, tanto che appunto alla penna affidò alcune annotazioni, ''come se si liberasse di qualcosa''.

Un momento particolarmente delicato sul quale stamani è stato chiamato a riferire anche il luogotenente Cogoini: tra i suoi ricordi le scuse che Paroli aveva più volte proferito all'indirizzo della famiglia e in particolare dei figli. Nel rispondere alla domanda sul rapporto con la madre, l'imputato scrisse ''la odio''. L'operante ha poi riferito di essere tornato nuovamente in ospedale poiché dal reparto avevano informato l'Arma circa un presunto tentativo di suicidio messo in atto dall'imputato mentre si trovava nel letto di ospedale. Il personale lo trovò infatti con il cavo di un saturimetro intorno al collo.
Un dettaglio quest'ultimo, ricordato stamani in udienza anche dal medico psichiatra che parlò con il paziente negli istanti successivi alla circostanza citata, in un colloquio molto intenso e non solo per durata. Un momento che si è rivelato decisivo ai fini delle indagini, sino ad allora orientate sull'ipotesi di un duplice suicidio, uno dei quali non andato a buon fine.
''Inizialmente comunicava soltanto in forma scritta, ma poi è riuscito ad utilizzare la parola'' ha detto il teste, ritenendo Paroli – compatibilmente con quel che gli era accaduto – lucido, privo di alterazioni nel contenuto del pensiero. Pur presentandosi come una persona mite nel rapporto con l'altro e non conflittuale, nel ricordare la madre però, avrebbe manifestato un moto di rabbia. Un sentimento che sarebbe nato – stando a quanto emerso dal colloquio – a seguito di quel che era accaduto nei giorni precedenti, quando l'anziana avrebbe maltrattato verbalmente i suoi figli, insultando anche la loro mamma. Una condotta che Paroli non aveva accettato, tanto da volergliela ''fare pagare'' facendola stare male, pur non avendo mai esternato durante il colloquio l'intenzione di togliere la vita alla madre.
''Provava un senso di fallimento nelle sue varie dimensioni: come marito, padre e professionista'' ha concluso il medico riferendosi appunto al cinquantenne, citando anche le vicende che lo avevano portato alla ribalta della cronaca qualche anno prima insieme all'ex suocero Stefano Galli, già consigliere regionale, per il caso Rimborsopoli. Una parentesi dolorosa che pareva non avere mai superato.
Se l'appuntato Giovanni Solari ha riferito in merito all'accertamento condotto sui dispositivi mobili rinvenuti all'interno dell'abitazione e ai controlli effettuati presso le farmacie della Valle per verificare se fossero stati venduti a Paroli gli ansiolitici che avrebbe somministrato alla madre, del rapporto fra l'imputato e la mamma Margherita Colombo ha parlato l'ex moglie, anche lei fra i testimoni dell'udienza odierna. ''C'erano alti e bassi: non era una donna facile'' ha detto Veridiana Galli, nel rispondere alle domande del PM e rievocando alcuni episodi del passato durante i quali l'anziana avrebbe manifestato atteggiamenti violenti nei confronti del figlio, del quale si sarebbe mostrata gelosa. Una presenza ingombrante anche nel loro matrimonio; nonostante questo quadro non semplice, Paroli avrebbe manifestato sempre grande disponibilità nei confronti della madre, andando incontro alle sue richieste ed esigenze, in ultimo quella di convivere per poterla accudire personalmente, effettuando i turni al lavoro di notte per essere più libero durante la giornata. Sulle battute finali della sua deposizione il ricordo dell'ultimo fine settimana, quando l'ex marito le riportò i figli a causa della condotta ostile della madre nei suoi confronti e dei minori stessi.
Sull'atteggiamento servizievole e disponibile da parte di Paroli nei confronti del genitore ha riferito anche una zia, sorella della vittima, confermando altresì il carattere difficile dell'anziana che a suo dire avrebbe dovuto essere ricoverata in una struttura poiché di difficile gestione per il figlio. ''Lei lo elogiava molto'' ha riferito la teste, secondo la quale più che del ''peso'' della madre, il nipote era ancora turbato e dispiaciuto per la fine del suo matrimonio.
Ultima a deporre un'altra sorella, che tuttavia non aveva più rapporti con Margherita per via di qualche incomprensione. Anche lei ha definito il carattere della congiunta ''suscettibile'' riferendo di non aver avuto particolari contatti nemmeno con Corrado, che ha comunque voluto andare a trovare in carcere, trattenendo poi a fatica la commozione per quanto accaduto.
Nessuno dei familiari ha però deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale entrato nel vivo quest'oggi, dopo il rinvio a giudizio sentenziato lo scorso novembre dal Gup del Tribunale di Lecco, Salvatore Catalano.
Un'udienza particolarmente intensa quella celebrata dinnanzi alla Corte presieduta dal giudice Carlo Cecchetti, aggiornata al prossimo mercoledì quando l'attività istruttoria dovrebbe concludersi con l'escussione di altri testimoni e dei consulenti delle parti. La volta successiva invece, sarà l'imputato Paroli - attualmente ristretto in carcere - a sottoporsi ad esame.

Margherita Colombo
Nell'alloggio di Via Castello l'anziana e il figlio si erano trasferiti da poco: precedentemente avevano abitato a Primaluna. Qui l'imputato si era deciso ad ospitare la madre per poterla accudire direttamente, in quanto vittima di una caduta e bisognosa dunque di assistenza continua. A seguire, poi, la scelta di spostarsi nell'altra casa di famiglia situata nel paese vicino, ritenuta più adatta alle esigenze della donna.
Una quotidianità, quella di Paroli, scandita dunque dal lavoro, dalle cure da prestare alla mamma e dalla frequentazione dei figli che il valsassinese aveva avuto da un matrimonio nel frattempo terminato. Una dimensione che pareva ormai consolidata sino a quel 18 novembre di un anno e mezzo fa quando l'ex moglie – allarmata dall'inquietante contenuto di alcune lettere ricevute appunto dall'uomo – decise di recarsi dai Carabinieri di Introbio, come ricordato quest'oggi in Aula dal luogotenente Antonio De Francesco, oggi in pensione ma all'epoca dei fatti al comando della caserma.

''Ero in ufficio, quando poco dopo le 9 si presentò Verdiana Galli, consegnandoci tre buste che riportavano il suo nome e quello dei figli, fatte recapitare nell'atrio della sua abitazione. All'interno vi erano monili, denaro e dei manoscritti con chiari intenti suicidi'' ha riferito l'esponente dell'Arma specificando di aver chiesto alla pattuglia in servizio di effettuare un sopralluogo nell'abitazione di Via Castello.
''La cancellata era chiusa da un chiavistello interno: suonammo ma non ci rispose nessuno'' le parole del brigadiere Fornarelli. Riusciti ad accedere dapprima al portone principale e poi alla porta dell'appartamento dei Paroli, gli operanti notarono la presenza di due persone sul divano: Margherita Colombo seduta sulla sinistra e il figlio Corrado, sdraiato sul lato opposto. Se quest'ultimo appariva in uno stato di semi coscienza, il corpo della donna era già freddo e presentava i primi segni di rigidità. Nel modesto appartamento i militari – poi raggiunti dai colleghi del nucleo operativo ed investigativo del comando provinciale di Lecco – rinvennero sopra la stufa due confezioni di ansiolitici. E poi in prossimità di una panca, uno scritto con manifesti intenti suicidi e volontà funerarie, oltre a fotografie, effetti personali e ai documenti di identità dei due. Ai piedi del letto infine, alcuni abiti eleganti riconducibili all'anziana.
Una scena del delitto ordinata, che non presentava segni di colluttazione, come confermato poi dal luogotenente Testa, intervenuto in seconda battuta per un sopralluogo e i rilievi tecnici congiuntamente a due colleghi. Particolarmente ricca di dettagli la sua deposizione, a partire dallo stato dei luoghi. Nel rispondere alle domande postegli dal pubblico ministero Chiara Di Francesco, il militare - oltre agli elementi già citati dal collega della stazione – ha ricordato una tazza contenente del liquido trasparente appoggiata sulla stufa e un bicchiere dal contenuto analogo, seppure più scuro, ubicato in prossimità del frigorifero. Oltre ai vestiti eleganti da donna presenti sopra il letto e che, a detta dell'operante stridevano con un contesto molto semplice e quasi trascurato dell'abitazione, su una panca in legno vi erano anche degli abiti da uomo impilati l'uno sull'altro. E poi le chiavi della sua Fiat Punto e degli scritti riconducibili a Paroli dal tenore analogo a quelli che l'ex moglie aveva consegnato ai Carabinieri di Introbio, nei quali fra le altre cose veniva specificata la volontà di non ricevere funerali, né alcun tipo di affissione. Mancavano invece, analoghe indicazioni riferibili alla madre.

Corrado Paroli
Se la scena del delitto anche per il luogotenente Testa appariva ordinata, priva di elementi riconducibili a ferite o all'eventuale tentativo di difendersi da parte dell'anziana – tale da rendere inizialmente complesso il tentativo di conferire una precisa direzione alle indagini - l'unica anomalia riscontrata riguardava il piede sinistro di Margherita Colombo, che appariva in posizione avanzata rispetto alla calzatura. Sul labbro inferiore dell'anziana poi, i Carabinieri avevano notato una sorta di petecchia, mentre sopra un cuscino vi erano alcuni segni rossastri riconducibili a sangue.
Nel rispondere alle altre domande del PM, l'operante ha poi precisato di aver preso parte al primo colloquio in ospedale a Lecco con Paroli, due giorni più tardi, alla presenza appunto del sostituto Chiara Di Francesco e del collega luogotenente Davide Cogoini. L'imputato aveva appena lasciato la neurorianimazione e fu sottoposto ad alcune domande, inizialmente come persona offesa o comunque informata sui fatti. In quell'occasione, stante alcune difficoltà nei movimenti, Paroli preferì comunicare in forma scritta, tanto che appunto alla penna affidò alcune annotazioni, ''come se si liberasse di qualcosa''.

Un momento particolarmente delicato sul quale stamani è stato chiamato a riferire anche il luogotenente Cogoini: tra i suoi ricordi le scuse che Paroli aveva più volte proferito all'indirizzo della famiglia e in particolare dei figli. Nel rispondere alla domanda sul rapporto con la madre, l'imputato scrisse ''la odio''. L'operante ha poi riferito di essere tornato nuovamente in ospedale poiché dal reparto avevano informato l'Arma circa un presunto tentativo di suicidio messo in atto dall'imputato mentre si trovava nel letto di ospedale. Il personale lo trovò infatti con il cavo di un saturimetro intorno al collo.
Un dettaglio quest'ultimo, ricordato stamani in udienza anche dal medico psichiatra che parlò con il paziente negli istanti successivi alla circostanza citata, in un colloquio molto intenso e non solo per durata. Un momento che si è rivelato decisivo ai fini delle indagini, sino ad allora orientate sull'ipotesi di un duplice suicidio, uno dei quali non andato a buon fine.

''Inizialmente comunicava soltanto in forma scritta, ma poi è riuscito ad utilizzare la parola'' ha detto il teste, ritenendo Paroli – compatibilmente con quel che gli era accaduto – lucido, privo di alterazioni nel contenuto del pensiero. Pur presentandosi come una persona mite nel rapporto con l'altro e non conflittuale, nel ricordare la madre però, avrebbe manifestato un moto di rabbia. Un sentimento che sarebbe nato – stando a quanto emerso dal colloquio – a seguito di quel che era accaduto nei giorni precedenti, quando l'anziana avrebbe maltrattato verbalmente i suoi figli, insultando anche la loro mamma. Una condotta che Paroli non aveva accettato, tanto da volergliela ''fare pagare'' facendola stare male, pur non avendo mai esternato durante il colloquio l'intenzione di togliere la vita alla madre.
''Provava un senso di fallimento nelle sue varie dimensioni: come marito, padre e professionista'' ha concluso il medico riferendosi appunto al cinquantenne, citando anche le vicende che lo avevano portato alla ribalta della cronaca qualche anno prima insieme all'ex suocero Stefano Galli, già consigliere regionale, per il caso Rimborsopoli. Una parentesi dolorosa che pareva non avere mai superato.
Se l'appuntato Giovanni Solari ha riferito in merito all'accertamento condotto sui dispositivi mobili rinvenuti all'interno dell'abitazione e ai controlli effettuati presso le farmacie della Valle per verificare se fossero stati venduti a Paroli gli ansiolitici che avrebbe somministrato alla madre, del rapporto fra l'imputato e la mamma Margherita Colombo ha parlato l'ex moglie, anche lei fra i testimoni dell'udienza odierna. ''C'erano alti e bassi: non era una donna facile'' ha detto Veridiana Galli, nel rispondere alle domande del PM e rievocando alcuni episodi del passato durante i quali l'anziana avrebbe manifestato atteggiamenti violenti nei confronti del figlio, del quale si sarebbe mostrata gelosa. Una presenza ingombrante anche nel loro matrimonio; nonostante questo quadro non semplice, Paroli avrebbe manifestato sempre grande disponibilità nei confronti della madre, andando incontro alle sue richieste ed esigenze, in ultimo quella di convivere per poterla accudire personalmente, effettuando i turni al lavoro di notte per essere più libero durante la giornata. Sulle battute finali della sua deposizione il ricordo dell'ultimo fine settimana, quando l'ex marito le riportò i figli a causa della condotta ostile della madre nei suoi confronti e dei minori stessi.
Sull'atteggiamento servizievole e disponibile da parte di Paroli nei confronti del genitore ha riferito anche una zia, sorella della vittima, confermando altresì il carattere difficile dell'anziana che a suo dire avrebbe dovuto essere ricoverata in una struttura poiché di difficile gestione per il figlio. ''Lei lo elogiava molto'' ha riferito la teste, secondo la quale più che del ''peso'' della madre, il nipote era ancora turbato e dispiaciuto per la fine del suo matrimonio.
Ultima a deporre un'altra sorella, che tuttavia non aveva più rapporti con Margherita per via di qualche incomprensione. Anche lei ha definito il carattere della congiunta ''suscettibile'' riferendo di non aver avuto particolari contatti nemmeno con Corrado, che ha comunque voluto andare a trovare in carcere, trattenendo poi a fatica la commozione per quanto accaduto.
Nessuno dei familiari ha però deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale entrato nel vivo quest'oggi, dopo il rinvio a giudizio sentenziato lo scorso novembre dal Gup del Tribunale di Lecco, Salvatore Catalano.

Il presidente Carlo Cecchetti
Un'udienza particolarmente intensa quella celebrata dinnanzi alla Corte presieduta dal giudice Carlo Cecchetti, aggiornata al prossimo mercoledì quando l'attività istruttoria dovrebbe concludersi con l'escussione di altri testimoni e dei consulenti delle parti. La volta successiva invece, sarà l'imputato Paroli - attualmente ristretto in carcere - a sottoporsi ad esame.
G.C.




















