Lecco: verso un sistema territoriale anziani
La fine di alcuni progetti finanziati dal Pnrr nell’ambito dei servizi sociali offre l’opportunità di riflettere sul lavoro che il lecchese sta promuovendo nella direzione di realizzare un vero “sistema territoriale anziani”. Se ne è discusso a Palazzo Bovara durante la commissione terza di mercoledì: “È un tema che acquista sempre più rilevanza - ha spiegato l’assessore Emanuele Manzoni - non solo perché la popolazione invecchia, come dimostra il fatto che il 25% dei cittadini lecchesi è over 65, ma anche per il fatto che quasi il 40% degli over 65 vive solo. Quello che stiamo cercando di fare è provare a lavorare a un sistema, in raccordo forte con tutti quei soggetti che sul territorio si occupano di questo tema, senza inventare nuovi servizi, ma costruendo delle reti collaborative che coinvolgono anche ATS, ASST, la cooperazione sociale, il mondo del volontariato”.
A inquadrare meglio il tema è stato Ruggero Plebani, coordinatore dell’Ufficio di piano distrettuale, che ha precisato la composizione della popolazione per fasce d’età del Comune di Lecco, con il 14,3 % costituito da under 18, il 58,99% da persone tra i 18 e i 64 anni e il 26,71% da over 65. Un dato abbastanza in linea con quello del territorio dell’ATS, anche se la provincia di Lecco, rispetto a quella di Monza Brianza, registra numeri percentualmente leggermente più alti.
Sempre Plebani ha illustrato la situazione degli anziani soli che vivono a Lecco: la loro presenza è distribuita in tutta la città, con un un numero significativo in ogni rione di over 75 soli. “Questi numeri ci dicono della necessità di un’azione sistemica sul territorio provinciale, che lavori su prossimità, socialità e solitudine, con un’attenzione particolare al sostegno dei caregiver, perché è spesso la solitudine di queste figure a far precipitare le situazioni”.
Un lavoro che in parte è stato svolto in via sperimentale grazie a due progetti finanziati dal Pnrr: “In questi anni sono arrivate risorse importanti sul territorio per implementare strumenti tecnologici che possono garantire un’attenzione indiretta e anche per sperimentare delle forme di accompagnamento in momenti di particolare vulnerabilità come possono essere quelli delle dimissioni dall’ospedale” ha aggiunto Michela Maggi, coordinatrice dell’Ufficio di piano dell’Ambito territoriale di Lecco.
Ad entrare nel merito dei due progetti è stata Erika Colombo, referente dell’equipe anziani dell’Ambito di Lecco: il progetto delle dimissioni protette ha visto 138 beneficiari complessivi di cui 49 residenti nella città di Lecco. Le segnalazioni sono state di più, 193, perché non tutte le persone segnalate sono tornate a casa per vari motivi o perché non hanno aderito al progetto. Gli invii sono stati per la maggior parte dei casi dal servizio ospedaliero, in qualche caso anche dal servizio sociale territoriale, il fattore principale che faceva partire la segnalazione era la fragilità sociale. L’età media delle persone che sono state coinvolte dal progetto è stata di 77 anni per gli uomini e di 80 per le donne, 54 di queste persone vivevano in coppia, 49 sole, 35 con figli, parenti, badanti; 79 erano soggetti non conosciuti ai servizi. “I progetti - spiega Colombo - hanno avuto mediamente la durata di un mese, in alcuni casi è stata prevista una proroga per facilitare la presa in carico da parte dei servizi o perché è intervenuto un ulteriore ricovero o perché è stato introdotto il telesoccorso. In alcuni casi il progetto è stato chiuso prima per rinuncia da parte del familiare o dell’utente, per ricovero in RSA, per cambio del progetto o per decesso. Le dimissioni protette sono state accompagnate da un’equipe dedicata composta da un’assistente sociale, un coordinatore assistente sociale in supporto e tre operatori che si sono occupati di fare informazione e orientamento, di garantire un raccordo tra la persona, i carigiver e la rete, oltre che di osservare il contesto abitativo e dare indicazioni specifiche. Il numero degli accessi è variato da una a cinque volte alla settimana per igiene personale e supporto nella cura della casa, addestramento e fornitura a noleggio di ausili, monitoraggio dell’assunzione corretta della terapia, supporto in piccole commissioni, inserimento presso il centro diurno o appartamenti protetti, ma anche per l’attivazione dei servizi trasporto, per la pedicure curativa, per la fornitura del telesoccorso”. L’altro progetto significativo, quello relativo all’introduzione di strumenti tecnologici e domotici a scopo di “custodia sociale”, ha visto 97 prese in carico di cui 54 sulla città di Lecco. Le figure coinvolte sono state il coach/facilitatore nell’uso degli ausili, il custode sociale (OSS) con una presenza settimanale a domicilio per fare monitoraggio relazionale e dare supporto concreto, c’è stata poi la collaborazione attiva dei medici di medicina generale e dei servizi sociali territoriali per una presa in carico globale.
“Ha funzionato la presenza di figure sociali perché la tecnologia da sola non funziona e il fatto di avere qualcuno che viene domicilio dà sicurezza alle persone anziane - spiega Colombo - Tra le criticità abbiamo osservato il carico di cura dei familiari che si sentono soli e faticano a chiedere aiuto, il fatto che i dispositivi non sempre sono stati usati in modo continuativo, i possibili falsi allarmi e le difficoltà nella gestione degli allarmi in mancanza di una rete”.
Un pezzo fondamentale del “sistema anziani” del territorio è sicuramente il Giglio: uno spazio che ha visto il suo decimo anniversario lo scorso anno e che in questi anni si è affermato come luogo di aggregazione per anziani, ma anche come punto di riferimento per parlare di criminalità organizzata, essendo un bene confiscato. “La scelta vincente del Giglio è quella di non essersi connotato come un servizio per anziani ma come uno spazio per la comunità, dove sicuramente ci sono delle persone che vengono per le fatiche che l’età porta con sé ma anche perché hanno ancora voglia di dare il loro contributo - spiega la coordinatrice Beatrice Civillini -.L’invecchiamento richiede anche un cambiamento culturale, non dobbiamo pensare alla categoria degli anziani ma a persone diverse che hanno interessi e desideri diversi. Per questo noi abbiamo una modalità flessibile e dinamica che offre opportunità a chi è ancora attivo ma si affaccia alla vecchiaia e chi è più compromesso e ha bisogno di un’attenzione particolare. L’altra attenzione che cerchiamo di avere è di non concentrare le proposte solo nella sede ma creare occasioni di collaborazione con le realtà attive negli altri quartieri, per stringere legami e sostenerle. Questo di ha permesso di potenziare le occasioni di relazione e le possibilità di creare legami di vicinanza, di creare cioè quella rete che permette di cogliere precocemente e di segnalare i primi campanelli di allarme perché il Comune non può arrivare a ogni singolo anziano”.




















