Lecco: inaugurata la prima mostra fotografica del dott. Bellù, in arte Roberto Carlo
Per anni, tra corsie d’ospedale, responsabilità cliniche e decisioni delicate, il dottor Roberto Bellù – direttore del Dipartimento Donna e Materno Infantile dell’ASST di Lecco – ha custodito in silenzio una passione intensa e profonda: la fotografia. Solo nel tardo pomeriggio di sabato 21 febbraio, a Lecco, presso il Circolo Fratelli Figini di via dell’Armonia, quel “segreto” è diventato pubblico con l’inaugurazione della mostra “Riflessioni”, firmata da Roberto Carlo – pseudonimo che in realtà coincide con il suo nome completo.

All’inaugurazione hanno preso parte moltissimi amici, parenti e colleghi del medico, accorsi non solo per ammirare le opere, ma anche per scoprire un lato inedito della sua personalità. L’emozione è stata palpabile, soprattutto nel volto dell’autore. Bellù ha voluto ringraziare innanzitutto la Cooperativa Fratelli Figini per aver scelto di ospitare la sua prima mostra personale, ma un ringraziamento speciale è andato ad Anna Maria Grossi, amica e responsabile della comunicazione per ASST, che per prima ha intuito il suo talento.
Nel suo studio in ospedale, a Lecco, erano appese alcune fotografie. “Ha sempre chiesto di chi fossero – ha raccontato sorridendo – Sono riuscito a tenere nascosta la cosa per quattro o cinque anni, ma poi ha scoperto che ero io l’autore”. È stata proprio lei a spingerlo a fare il passo decisivo e arrivare a organizzare una mostra.

Il primo tassello di questo percorso è stato però la realizzazione del libro “Riflessioni”, nato da un lungo lavoro di riordino e selezione di scatti che affondano le radici fino al 1985. L’omonima mostra, invece, abbraccia un arco temporale ancora più ampio, dal 1985 al 2025, restituendo quattro decenni di uno sguardo coerente e consapevole.
I soggetti spaziano, ma con una scelta precisa: quasi nessuna presenza umana. Dominano i paesaggi della Brianza, superfici, dettagli di muri, pietre, ferro, acqua. Materia e forma sono protagoniste. Tra le immagini più significative (e commentante durante l’inaugurazione) il dettaglio di un pezzo di muro scrostato dell’ospedale, nel punto di arrivo dell’elisoccorso. Un frammento apparentemente ordinario che, attraverso l’obiettivo, si trasforma in racconto di stratificazioni, tempo e memoria.

Nel suo intervento, Bellù ha raccontato di come la professione abbia sempre assorbito buona parte del suo tempo, e di come lui, nonostante tutto, sia riuscito a portare avanti la sua passione. La vita – con le sue vicende personali e la pausa forzata imposta dalla pandemia – ha poi offerto tempo per rimettere ordine gli scatti di una vita. “Stare in casa mi ha dato l’occasione di rimettere a posto le cose”. È stato allora che ha riscoperto una coerenza profonda tra immagini scattate anche a distanza di decenni. “Ho trovato una continuità tra le foto, anche a distanza di anni l’una dall’altra”.

Come raccontato nel grande pannello installato all’ingresso della mostra, Roberto Carlo ha iniziato a fotografare negli anni Settanta con una Kodak Instamatic e una Rollei del padre. Fin dall’inizio si è dedicato al paesaggio urbano e naturale in bianco e nero, stampando in camera oscura secondo il sistema zonale, con un approccio tecnico rigoroso e una sensibilità che guarda tanto alla tradizione modernista americana quanto alla “geografia interiore” dei grandi fotografi italiani.Negli anni Ottanta ha lavorato con piccolo e medio formato. Poi, dalla fine del decennio, la medicina ha preso il sopravvento. La fotografia è rimasta un riferimento mentale costante, ma sospeso. A lungo è resistito alla transizione digitale, fino alla scoperta della “camera chiara” e del sistema zonale digitale, intuendone la continuità profonda con il processo analogico.

Dal 2010 ha ripreso un’attività sistematica, ha approfondito la postproduzione e la stampa fine art, e ha riletto il proprio archivio fino alla nascita del libro “Riflessioni”, dedicato ai paesaggi naturali e urbani come “equivalenti” di stati d’animo e risonanze psichiche.

La mostra, come anticipato, è stato il passaggio successivo. E chissà se non sia solo la prima di tante. Come il dottor Bellù stesso ha spiegato durante l’inaugurazione: “Si vedrà dopo il pensionamento”.
Sarà possibile visitare “Riflessioni” presso il Circolo Fratelli Figini, dal martedì alla domenica dalle 8:00 alle 22:00 fino al 6 aprile. Inoltre il 6 marzo si terrà una proiezione di ulteriori fotografie che non è stato possibile stampare per l’esposizione.

Antonio Pattarini del Circolo Figini e Roberto Bellù
All’inaugurazione hanno preso parte moltissimi amici, parenti e colleghi del medico, accorsi non solo per ammirare le opere, ma anche per scoprire un lato inedito della sua personalità. L’emozione è stata palpabile, soprattutto nel volto dell’autore. Bellù ha voluto ringraziare innanzitutto la Cooperativa Fratelli Figini per aver scelto di ospitare la sua prima mostra personale, ma un ringraziamento speciale è andato ad Anna Maria Grossi, amica e responsabile della comunicazione per ASST, che per prima ha intuito il suo talento.
Nel suo studio in ospedale, a Lecco, erano appese alcune fotografie. “Ha sempre chiesto di chi fossero – ha raccontato sorridendo – Sono riuscito a tenere nascosta la cosa per quattro o cinque anni, ma poi ha scoperto che ero io l’autore”. È stata proprio lei a spingerlo a fare il passo decisivo e arrivare a organizzare una mostra.

Il primo tassello di questo percorso è stato però la realizzazione del libro “Riflessioni”, nato da un lungo lavoro di riordino e selezione di scatti che affondano le radici fino al 1985. L’omonima mostra, invece, abbraccia un arco temporale ancora più ampio, dal 1985 al 2025, restituendo quattro decenni di uno sguardo coerente e consapevole.
I soggetti spaziano, ma con una scelta precisa: quasi nessuna presenza umana. Dominano i paesaggi della Brianza, superfici, dettagli di muri, pietre, ferro, acqua. Materia e forma sono protagoniste. Tra le immagini più significative (e commentante durante l’inaugurazione) il dettaglio di un pezzo di muro scrostato dell’ospedale, nel punto di arrivo dell’elisoccorso. Un frammento apparentemente ordinario che, attraverso l’obiettivo, si trasforma in racconto di stratificazioni, tempo e memoria.
Nel suo intervento, Bellù ha raccontato di come la professione abbia sempre assorbito buona parte del suo tempo, e di come lui, nonostante tutto, sia riuscito a portare avanti la sua passione. La vita – con le sue vicende personali e la pausa forzata imposta dalla pandemia – ha poi offerto tempo per rimettere ordine gli scatti di una vita. “Stare in casa mi ha dato l’occasione di rimettere a posto le cose”. È stato allora che ha riscoperto una coerenza profonda tra immagini scattate anche a distanza di decenni. “Ho trovato una continuità tra le foto, anche a distanza di anni l’una dall’altra”.

Come raccontato nel grande pannello installato all’ingresso della mostra, Roberto Carlo ha iniziato a fotografare negli anni Settanta con una Kodak Instamatic e una Rollei del padre. Fin dall’inizio si è dedicato al paesaggio urbano e naturale in bianco e nero, stampando in camera oscura secondo il sistema zonale, con un approccio tecnico rigoroso e una sensibilità che guarda tanto alla tradizione modernista americana quanto alla “geografia interiore” dei grandi fotografi italiani.Negli anni Ottanta ha lavorato con piccolo e medio formato. Poi, dalla fine del decennio, la medicina ha preso il sopravvento. La fotografia è rimasta un riferimento mentale costante, ma sospeso. A lungo è resistito alla transizione digitale, fino alla scoperta della “camera chiara” e del sistema zonale digitale, intuendone la continuità profonda con il processo analogico.

Dal 2010 ha ripreso un’attività sistematica, ha approfondito la postproduzione e la stampa fine art, e ha riletto il proprio archivio fino alla nascita del libro “Riflessioni”, dedicato ai paesaggi naturali e urbani come “equivalenti” di stati d’animo e risonanze psichiche.

La mostra, come anticipato, è stato il passaggio successivo. E chissà se non sia solo la prima di tante. Come il dottor Bellù stesso ha spiegato durante l’inaugurazione: “Si vedrà dopo il pensionamento”.
E.Ma.




















