Omicidio di Cassina: vizio parziale di mente riscontrato dallo psichiatra in Paroli. La madre Margherita morta per asfissia

La morte di Margherita Colombo sarebbe intervenuta per asfissia. E' il dato emerso quest'oggi in Tribunale a Como dove, in Corte d'Assise, si sta celebrando il processo a carico di Corrado Paroli, classe 1976, imputato per l'omicidio della madre, trovata senza vita il 18 novembre 2024 nell'abitazione che i due condividevano a Cassina Valsassina, in Via Castello. 
Il dottor Luca Tajana, consulente della Procura di Lecco, ha riferito l'esito dell'esame autoptico svolto dapprima esternamente e poi mediante ispezione interna, sulla salma dell'anziana. Quest'ultima mostrava lesioni piuttosto specifiche che il medico legale ha evidenziato nella sua consulenza, riferendole anche stamani in Aula, rispondendo in prima battuta alle domande postegli dal pubblico ministero Chiara Di Francesco, poi dalla difesa e dalla Corte.
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Il Tribunale di Como, sede della Corte d'Assise

L'indagine eseguita dal professionista ha infatti evidenziato la presenza di un'ecchimosi sul labbro inferiore della 73enne, compatibile con una compressione della zona naso/bocca. E poi di altrettanti lividi nella regione della mandibola e del mento. Anche gli arti superiori mostravano segni ritenuti degni di approfondimento, in particolare il braccio sinistro e l'avambraccio destro; come se qualcuno di esterno avesse premuto con forza con la mano in quelle regioni.
Non si può dire lo stesso per il collo, che non presentava alcuna anomalia. 
Le petecchie rinvenute sul cuoio capelluto e in corrispondenza della zona polmonare a detta del dottor Tajana sarebbero invece compatibili con un decesso avvenuto in condizioni di asfissia; un'ipotesi che sarebbe confermata anche da una situazione di enfisema polmonare, rilevata in sede di autopsia.
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Margherita Colombo

Se alcune delle lesioni descritte - a detta del medico legale - sarebbero datate di qualche ora rispetto al decesso, altre invece risultano compatibili a livello temporale. 
Nel rispondere alla domanda postagli dal presidente della Corte, il dottor Carlo Cecchetti, il consulente ha escluso che le ecchimosi agli arti superiori o al volto possano essere riferibili ad una caduta accidentale. 
Sulle battute finali della propria analisi, il dottor Tajana ha spiegato che il processo asfittico - cagionato mediante ostruzione delle vie respiratorie con un'azione meccanica o con l'ausilio di qualche oggetto - potrebbe essere stato accelerato dall'assunzione dei farmaci che la donna avrebbe ingerito tramite tisana, ovvero il Trittico e l'Anelor, trovati in quantità massiccia nel corpo della 73enne, ma – a detta del consulente – non letale. Un aspetto quest'ultimo, meglio sviscerato dalla collega tossicologa escussa subito dopo. Quest'ultima ha effettivamente confermato l'azione importante degli antidepressivi sulla respirazione e sul sistema nervoso; nel caso di Margherita Colombo, persona anziana, ne avrebbero oltretutto abbassato i livelli di reattività. Impossibile per quest'ultima però, stabilire se da soli avrebbero potuto determinare il decesso della donna.
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Particolarmente d'interesse anche la testimonianza del dottor Enrico Bessone, altro consulente della Procura. Lo psichiatra ha riferito di aver analizzato la documentazione sanitaria di Paroli, incontrandolo qualche volta in carcere a Monza. Una serie di colloqui dai quali sarebbe emerso il ritratto di un soggetto ancora profondamente segnato dalla morte del padre e da quella del suocero (l'ex consigliere regionale Stefano Galli) – avvenute a stretto giro. Un uomo gravato anche da alcuni fallimenti professionali e personali e da una vicenda giudiziaria – il caso Rimborsopoli - che gli aveva lasciato strascichi. 
Nell'imputato il consulente ha dunque riscontrato un disturbo depressivo persistente di lunga turata, una crisi emozionale forte, con uno stato di confusione e dissociazione che lo avrebbe portato ad un agito, anche aggressivo, nei confronti della madre. Seppur molto stretta, quasi simbiotica, la relazione con quest'ultima sarebbe stata conflittuale a causa dell'indole particolarmente critica e aggressiva della donna, sia nei suoi confronti che in quelli dell'ex moglie e dei suoi figli. Una personalità intollerante e anche svalutante, non semplice da gestire sul piano relazionale. 
Lo stress acuto potrebbe aver causato un collasso psichico in Paroli nel quale il dottor Bessone avrebbe riscontrato un vizio parziale di mente, con una capacità di intendere e di volere fortemente scemata. 
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Corrado Paroli

Seppur i medici del Manzoni lo avessero ritenuto lucido dopo il suo risveglio dal coma, a detta dello psichiatra invece, può essere che mancasse un pezzo e che non tutti i sintomi fossero stati sufficientemente indagati. Ritenendo bassa la sua pericolosità sociale rispetto ad un eventuale reiterazione del reato, per il dottor Bessone non poteva essere esclusa un'autolesività.
Degli stati depressivi che aveva attraversato Corrado Paroli ha riferito anche il suo medico di medicina generale, il dottor Libero Tamagnini, punto di riferimento ''storico'' per le cure primarie, anche per la mamma Margherita. Nel rispondere alle domande postegli dalle parti, il professionista ha ricordato alcuni episodi che l'imputato aveva vissuto con particolare difficoltà. Ad esempio la vicenda giudiziaria con protagonista il suocero Stefano Galli e di riflesso l'intera famiglia; in quell'occasione – dunque nel 2022 – all'imputato era stato prescritto un antidepressivo a base di Paroxetina.
Circostanze analoghe si erano verificate anche nel 2009 e nel 2017. ''Ha sempre avuto un animo triste: non rideva, sorrideva'' ha detto il medico, in riferimento al carattere dell'assistito, una persona ritenuta poco ottimista, che tuttavia si è sempre presa cura con dedizione della mamma, alla quale prestava assistenza costante. Se quest'ultima non presentava patologie di rilievo – al netto dell'età e dunque di alcuni acciacchi fisiologici – ad emergere, come nella scorsa udienza, è stata una dipendenza da alcolici, che sembra però avesse superato nell'ultimo periodo della sua esistenza. 
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Terminata l'escussione dei testi, prima di aggiornare l'udienza alla prossima settimana - quando sarà proprio il presunto omicida a sottoporsi ad esame - l'avvocato Riccardo Mariconti (che con la collega Maria Isabella Forlaita assiste l'imputato) ha presentato un rilievo sulla presunta inutilizzabilità dei manoscritti di cui si era discusso la scorsa udienza, ovvero delle dichiarazioni che il cinquantenne aveva reso dinnanzi ai Carabinieri e al PM che si erano recati in ospedale dopo il suo risveglio dal coma. 
La Corte si esprimerà nel merito fra sette giorni, quando la fase istruttoria dovrebbe concludersi, per lasciare spazio, qualche settimana più tardi, alla discussione, calendarizzata per fine marzo.
G.C.
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