In viaggio a tempo indeterminato/419: tra flauto andino e Sabrina Salerno

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Nella settimana in cui tutto in Italia si ferma per la kermesse sanremese, mi sembra non ci possa essere argomento migliore della musica.
In Perù la musica non è semplicemente sottofondo ma diventa protagonista e testimone della fusione di tradizioni lontanissime.
Dalle sonorità ancestrali delle Ande ai ritmi afro-peruviani della costa, la musica qui in Perù racconta la storia del Paese.
Quando si pensa alle melodie di questa zona, la prima immagine è sicuramente quella del flauto andino e quel suo suono speciale che a me, non so perché, fa sempre pensare alla nebbiolina sulle montagne.
In realtà c'è molto di più di un semplice "zufolio" melodioso.
Prima di tutto, rispetto alla Colombia, mi sembra ci sia più sobrietà (passatemi il termine) nell'ascolto della musica in Perù. Sarà una mia impressione, ma le enormi casse che trasmettono musica sono meno presenti e meno martellanti.
Se penso alla musica qui, mi vengono infatti in mente i balli ogni sera a Lima.
Niente cumbia e sculettamenti ma ritmate danze su canzoni da cantare a squarciagola.
Ogni sera dalle 19 e nel weekend dalle 16, nel Parco 7 de Junio nel quartiere Miraflores a Lima si ripete lo spettacolo. Persone di tutte le età si ritrovano per ballare insieme nella piccola arena sotto le piante.
Siamo andati anche io e Paolo, non tanto per ballare ma per dare un'occhiata. La nostra coordinazione, infatti, non è certo livello "Lorella Cuccarini", direi più livello "Spongebob".

Seduta sulle gradinate, con i piedi che quasi inconsapevolmente si muovevano a tenere il ritmo, mi sono emozionata. Non per le canzoni e nemmeno per i testi, ma per l'effetto della musica sulle persone. Nessuno era triste, con un telefono in mano o con il broncio. Era come partecipare a una grande festa prima che si inventassero gli smartphone. Sorrisi, scambi di chiacchiere tra sconosciuti e un atmosfera gioiosa e leggera. Come se in quell'arena non ci fosse spazio per i problemi ma solo per dei passi di danza. Sicuramente è il ricordo più bello che mi rimarrà di Lima, l'enorme capitale del Perù affacciata sull'oceano.
Ma sempre per restare in tema musica, questa città ci ha dato anche grandi soddisfazioni o meglio grandi rivelazioni, legate proprio alle melodie italiane.
Stavamo camminando a Plaza des Armas, la piazza principale di Lima, quando ci si avvicinano due signori e ci chiedono un'intervista per il loro canale YouTube che parla di Millennials, la generazione a cui io e Paolo a quanto pare apparteniamo.
Mando avanti ovviamente Paolo perché intuisco che ci sarà poco di standard in quell'intervista. E infatti, dopo qualche domanda di rito e qualche momento amarcord sui campioni del calcio italiano, ecco che arriva la rivelazione. Parlando di cantanti italiani, i due intervistatori nati e cresciuti in Perù, esordiscono con un nome così fuori da ogni mio pensiero da farmi fare un sussulto.
Non citano i grandi nomi famosi in Sud America, come l'ugulatrice nonché presentatrice del festival Pausini, o il sempre nasale Eros Ramazzotti. Nessun accenno al ribelle Grignani o all'enigmatico Nek.
Il primo nome che è venuto in mente ai due gentili signori è stato Sabrina Salerno. La sua canzone Boys Boys Boys, a quanto pare, ha inciso profondamente sull'adolescenza dei ragazzi peruviani degli anni '90. Non approfondirò il motivo della sua popolarità in questo Paese ma da quanto ci hanno fatto intuire non troppo velatamente, la sua "prorompenza" è direttamente proporzionale al suo successo.
È lei la nostra bandiera qui in Perù. Un po' come Pupo in Russia. O i Ricchi e Poveri in Lituania.
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Ma torniamo alle questioni serie e alla musica peruviana e alle sue radici.
La musica andina è forse la più iconica del Perù. Vengono usati strumenti tradizionali come il charango (piccola chitarra di origine coloniale), la zampoña (flauto di Pan) e la quena (flauto diritto). Le melodie cercano di evocare i paesaggi delle Ande e sono spesso legate a festività religiose.
Uno dei gruppi più noti che ha diffuso questo repertorio nel mondo è Los Incas, famoso per aver portato la musica andina in Europa negli anni ’60.  È merito (o colpa) loro se da noi si è diffusa quella musica folkloristica peruviana interpretata con flauti da uomini con corone di piume in testa.
Passando dalle Ande alla costa, è tutta un'altra musica.
Soprattutto a Lima e nelle regioni meridionali, è diffusa la musica cosiddetta "afro-peruviana", nata dall’incontro tra tradizioni africane e cultura creola. Lo strumento simbolo è il cajón peruviano, una specie di scatola da usare come percussione. Oggi è utilizzato anche nel flamenco, nel reggae e nel pop internazionale.
La musica afro-peruviana fu creata per la prima volta da schiavi africani in Perù durante il periodo della colonizzazione spagnola.
Il genere più popolare è la marinera, spesso chiamata la danza nazionale del Perù, che si balla sventolando dei fazzoletti, proprio come abbiamo visto fare nel parco a Lima.
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La musica del Perù non è solo patrimonio folklorico,  ma è testimonianza delle mille anime di questo Paese. Racconta la sua storia, il suo passato, le sue contaminazioni e le sue fragilità.
Ma testimonia anche il senso di comunità, unione e fratellanza che caratteristiche le persone in questa parte di mondo.
E mi piace pensare che Sanremo per l'Italia faccia la stessa magia dei balli nel parco di Lima. Ci si ferma tutti, ci si unisce intorno alla musica e i problemi passano in secondo piano durante i 3 minuti di una canzone.

Angela (e Paolo)
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