Lecco, crollo della ruota panoramica: colpa solo del vento, chiesta l'archiviazione
I due indagati per il crollo della ruota panoramica di Lecco, lo scorso giugno, non hanno colpe. La responsabilità? Solo del vento. E che vento. Lo schianto al suolo della giostra posizionata nel pressi del Monumento ai Caduti, in riva Martiri delle Foibe, è imputabile esclusivamente alle condizioni meteo del tutto imprevedibile, con raffiche eccezionali, di portata tale da compromettere la stabilità dell'attrazione, mobile e dunque poggiata di fatto su un tir. Questa, in estrema sintesi, arrivando al nocciolo della questione, la conclusione a cui sono arrivati i consulenti nominati dalla Procura, con la relazione a firma degli ingegneri Bardazza e Adinolfi posta dunque a base della richiesta di archiviazione del fascicolo a carico della legale rappresentate dell'impresa intestataria della ruota e del collaudatore della struttura stessa, caduta, ironia della sorte, due giorni prima dello smontaggio, a stagione sul Lago dunque ormai quasi conclusa.

Era il 21 giugno 2025. E proprio dal Lario si manifestò lo stratempo, a ridosso delle 19. Prima il vento, con raffiche oltre i 100 km/h. Poi il temporale, scoppiato a giostra già al suolo, con il crollo, fortunatamente, avvenuto a cestelli vuoti, senza il coinvolgimento dunque di clienti né di passanti, essendosi il "finimondo" palesato con quel minimo di anticipo che ha scongiurato conseguenze che avrebbero potuto essere ben peggiori.

Inevitabile, in ogni caso, l'apertura di un'inchiesta, con i "rottami" subito posti in sequestro, dopo l'intervento in posto dei vigili del fuoco e delle forze dell'ordine. "Disastro colposo", il reato ipotizzato dalla Procura, con il fascicolo nelle mani della dottoressa Simona Galluzzo. Il 7 luglio, il sopralluogo in riva Martiri delle Foibe dei due consulenti nominati dalla PM, con la loro attività continuata poi "a tavolino" anche a seguito del nulla osta alla rimozione di quel che restava della ruota dal lungolago.

A distanza di mesi, il deposito della relazione che ha portato il magistrato che coordina le indagini a chiedere, nelle scorse settimane, come anticipato, l'archiviazione per Antonella Musso, "proprietaria" della giostra e l'ingegner Graziano Minero, "certificatore" della struttura. Ora i loro legali, l'avvocato Alberto Ferraresi del foro di Mantova per l'imprenditrice e il collega Carlo Boggio Marzet per il professionista, sono in attesa della decisione del giudice, con "in tasca" una consulenza tecnica che non lascerebbe spazi a differenti interpretazioni, riconducendo il crollo ad eventi atmosferici di violenza non prevedibile, escludendo carenze in termini di sicurezza. E dunque colpe.

Un'immagine scattata la sera del crollo
Era il 21 giugno 2025. E proprio dal Lario si manifestò lo stratempo, a ridosso delle 19. Prima il vento, con raffiche oltre i 100 km/h. Poi il temporale, scoppiato a giostra già al suolo, con il crollo, fortunatamente, avvenuto a cestelli vuoti, senza il coinvolgimento dunque di clienti né di passanti, essendosi il "finimondo" palesato con quel minimo di anticipo che ha scongiurato conseguenze che avrebbero potuto essere ben peggiori.

La ruota in sequestro
Inevitabile, in ogni caso, l'apertura di un'inchiesta, con i "rottami" subito posti in sequestro, dopo l'intervento in posto dei vigili del fuoco e delle forze dell'ordine. "Disastro colposo", il reato ipotizzato dalla Procura, con il fascicolo nelle mani della dottoressa Simona Galluzzo. Il 7 luglio, il sopralluogo in riva Martiri delle Foibe dei due consulenti nominati dalla PM, con la loro attività continuata poi "a tavolino" anche a seguito del nulla osta alla rimozione di quel che restava della ruota dal lungolago.

A distanza di mesi, il deposito della relazione che ha portato il magistrato che coordina le indagini a chiedere, nelle scorse settimane, come anticipato, l'archiviazione per Antonella Musso, "proprietaria" della giostra e l'ingegner Graziano Minero, "certificatore" della struttura. Ora i loro legali, l'avvocato Alberto Ferraresi del foro di Mantova per l'imprenditrice e il collega Carlo Boggio Marzet per il professionista, sono in attesa della decisione del giudice, con "in tasca" una consulenza tecnica che non lascerebbe spazi a differenti interpretazioni, riconducendo il crollo ad eventi atmosferici di violenza non prevedibile, escludendo carenze in termini di sicurezza. E dunque colpe.




















