La sostenibilità non è nemica del commercio: lo è la congestione
Recentemente la discussione sui parcheggi ha messo a nudo un nervo scoperto per la città di Lecco: il legame vitale tra mobilità, sosta e sopravvivenza del commercio di prossimità. Riteniamo interessante l'intervento dei commercianti, che hanno ragione su un punto fondamentale: l’accessibilità non è un concetto astratto, ma un fattore economico fondamentale.
Spesso però la discussione si incaglia sulla presunta opposizione "pedonalizzazione VS parcheggi", ma la realtà del commercio richiede uno sguardo più profondo su come le persone vivono lo spazio urbano. Il concetto chiave non è più la semplice prossimità fisica, ma l’accessibilità in senso ampio.
L’accessibilità non è uno stallo bianco a disposizione del primo che arriva. Un centro intasato dalle auto non è "accessibile", è solo "ingorgato".
Se il percorso è stressante, il consumatore sceglie la via della minore resistenza: il centro commerciale o l'e-commerce. Ma accessibilità non significa necessariamente "portare l'auto davanti alla vetrina". Significa garantire che chiunque — la famiglia con il passeggino, l'anziano, il turista con il trolley, la persona con disabilità o il pendolare — possa raggiungere il cuore della città in modo fluido, prevedibile e dignitoso.
Ritenere che tutte le auto debbano poter arrivare al centro, intasandosi, per dire che questo porta commercio, crediamo sia un rischio per il commercio stesso.
Nel dibattito lecchese si parla spesso di scarsità di stalli. Il problema non è il numero di posti disponibili, visto che solo un paio di aree di parcheggio del centro superano 80% di utilizzo giornaliero, ma come vengono utilizzati.
Qui entra in gioco il concetto di rotazione parassitaria. Se per strada nel centro il 30% del traffico è composto da automobilisti che girano a vuoto alla ricerca di un posto. Questo "girare" non produce acquisti, ma genera diversi effetti. Congestione, che allontana i clienti potenziali, spazientiti dalle code; inquinamento, che degrada l'esperienza di shopping all'aperto; occupazione impropria, quando gli stalli migliori e/o bianchi sono occupati per ore da chi non sta consumando (residenti o lavoratori), togliendo spazio al "cliente".
La soluzione è sia costruire nuovi parcheggi di cintura sia gestire in modo intelligente la sosta breve, trasformando il parcheggio da "deposito di auto" a "piattaforma di scambio" ad alta rotazione. Città, come Bolzano ad esempio, che hanno rimosso le auto dal centro ma hanno costruito parcheggi interrati o scambiatori immediatamente a ridosso del perimetro pedonale hanno visto decollare il valore degli immobili commerciali perché la città è diventata un "centro commerciale all'aperto" sicuro e piacevole.
Perché non possiamo pensare che la gente vada in centro proprio perché non ci sono auto e si può passeggiare in modo sicuro e piacevole? Inutile ricordare il periodo in cui piazza XX Settembre era un parcheggio. Chi oggi tornerebbe lì?
La preoccupazione dei commercianti è legittima. Tuttavia, la strategia vincente per Lecco non è la difesa dello status quo, ma una pianificazione multilivello con:
-Parcheggi di corona connessi: navette rapide e percorsi pedonali piacevoli (il lungolago) che colleghino i parcheggi esterni al centro.
-Tariffazione intelligente: prezzi che favoriscano la rotazione veloce vicino ai negozi e la sosta lunga lontano dal centro.
-Logistica merci dedicata: liberare gli spazi di sosta dal carico/scarico selvaggio attraverso piazzole gestite digitalmente.
Diverse di queste logiche sono già state applicate in questi ultimi 5 anni.
Chiudiamo dunque dicendo che la sostenibilità non è nemica del commercio; lo è la congestione, sulla quale bisogna continuare a lavorare, a partire dal tentativo di evitare che tutti vogliano parcheggiare in centro sotto il negozio.
Solo così le vetrine rimarranno accese.
Spesso però la discussione si incaglia sulla presunta opposizione "pedonalizzazione VS parcheggi", ma la realtà del commercio richiede uno sguardo più profondo su come le persone vivono lo spazio urbano. Il concetto chiave non è più la semplice prossimità fisica, ma l’accessibilità in senso ampio.
L’accessibilità non è uno stallo bianco a disposizione del primo che arriva. Un centro intasato dalle auto non è "accessibile", è solo "ingorgato".
Se il percorso è stressante, il consumatore sceglie la via della minore resistenza: il centro commerciale o l'e-commerce. Ma accessibilità non significa necessariamente "portare l'auto davanti alla vetrina". Significa garantire che chiunque — la famiglia con il passeggino, l'anziano, il turista con il trolley, la persona con disabilità o il pendolare — possa raggiungere il cuore della città in modo fluido, prevedibile e dignitoso.
Ritenere che tutte le auto debbano poter arrivare al centro, intasandosi, per dire che questo porta commercio, crediamo sia un rischio per il commercio stesso.
Nel dibattito lecchese si parla spesso di scarsità di stalli. Il problema non è il numero di posti disponibili, visto che solo un paio di aree di parcheggio del centro superano 80% di utilizzo giornaliero, ma come vengono utilizzati.
Qui entra in gioco il concetto di rotazione parassitaria. Se per strada nel centro il 30% del traffico è composto da automobilisti che girano a vuoto alla ricerca di un posto. Questo "girare" non produce acquisti, ma genera diversi effetti. Congestione, che allontana i clienti potenziali, spazientiti dalle code; inquinamento, che degrada l'esperienza di shopping all'aperto; occupazione impropria, quando gli stalli migliori e/o bianchi sono occupati per ore da chi non sta consumando (residenti o lavoratori), togliendo spazio al "cliente".
La soluzione è sia costruire nuovi parcheggi di cintura sia gestire in modo intelligente la sosta breve, trasformando il parcheggio da "deposito di auto" a "piattaforma di scambio" ad alta rotazione. Città, come Bolzano ad esempio, che hanno rimosso le auto dal centro ma hanno costruito parcheggi interrati o scambiatori immediatamente a ridosso del perimetro pedonale hanno visto decollare il valore degli immobili commerciali perché la città è diventata un "centro commerciale all'aperto" sicuro e piacevole.
Perché non possiamo pensare che la gente vada in centro proprio perché non ci sono auto e si può passeggiare in modo sicuro e piacevole? Inutile ricordare il periodo in cui piazza XX Settembre era un parcheggio. Chi oggi tornerebbe lì?
La preoccupazione dei commercianti è legittima. Tuttavia, la strategia vincente per Lecco non è la difesa dello status quo, ma una pianificazione multilivello con:
-Parcheggi di corona connessi: navette rapide e percorsi pedonali piacevoli (il lungolago) che colleghino i parcheggi esterni al centro.
-Tariffazione intelligente: prezzi che favoriscano la rotazione veloce vicino ai negozi e la sosta lunga lontano dal centro.
-Logistica merci dedicata: liberare gli spazi di sosta dal carico/scarico selvaggio attraverso piazzole gestite digitalmente.
Diverse di queste logiche sono già state applicate in questi ultimi 5 anni.
Chiudiamo dunque dicendo che la sostenibilità non è nemica del commercio; lo è la congestione, sulla quale bisogna continuare a lavorare, a partire dal tentativo di evitare che tutti vogliano parcheggiare in centro sotto il negozio.
Solo così le vetrine rimarranno accese.
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