Morlotti e la moglie Anna visti da Renato Guttuso: i due ritratti esposti insieme a Milano
Entrambi del 1959 (più o meno), dopo quasi settant’anni sono tornati a essere accostati l’uno all’altro. Stiamo parlando dei ritratti che Renato Guttuso fece a Ennio Morlotti e alla moglie Anna Vitalini. Il primo era stato acquistato da un collezionista privato e ora è conservato ai musei civici di Lecco, il secondo è sempre rimasto di proprietà della famiglia del pittore lecchese.

L’occasione da una parte artistica e dall’altra sentimentale è stata offerta in questi giorni dall’Archivio Morlotti che ha sede nel capoluogo meneghino e che, in occasione della rassegna “Milano Museo City”, ha proposto un approfondimento sul rapporto di amicizia seppur tumultuoso tra Morlotti e Guttuso, riunendo i due ritratti grazie al prestito concesso dal Comune di Lecco. Che sarà ricambiato: in primavera, infatti, entrambi i ritratti saranno esposti nella galleria d’arte moderna lecchese.

Da venerdì a domenica 1° marzo, L’Archivio Morlotti ha aperto le porte ai visitatori con alcune visite guidate condotte dalla nipote del pittore Alessia Mesirca e dal segretario dell’Archivio Lorenzo Paolo Messina.
Entrando nelle stanze dell’Archivio Morlotti, ad accoglierci ci sono il cavalletto e la blusa utilizzati dal pittore e in due nicchie l’unica sua scultura (realizzata quando studiava all’Accademia), la tavolozza e gli occhiali da sole.

Si prosegue nel corridoio e in altre stanze con alcune opere del maestro lecchese, tra cui un teschio che per qualche tempo restò appeso nella cameretta della nipote, appunto Alessia Mesiarca, la quale di quella presenza («Avevo quattro anni») non era proprio contenta. Anzi, spesso la toglieva dal muro e la nascondeva. E infine, la stanza dedicata al rapporto con Guttuso.

«Apparentemente – ha spiegato Messina – Morlotti e Guttuso erano pittori divisi e diversi. In realtà, l’amicizia è nata negli anni Quaranta ed è continuata nel tempo.» Così che nella stanza dove sono esposti i ritratti dei coniugi Morlotti, si trovano anche altri quadri che Guttuso aveva donato all’amico lecchese.

L’incontro avvenne nel 1941 in una galleria milanese. Entrambi – ha proseguito Messina – avevano fatto comprendere all’Italia l’importanza di un quadro come “Guernica” di Picasso, che Morlotti aveva potuto vedere di persona nel 1937 in occasione del suo “viaggio di formazione” a Parigi, mentre Guttuso si era dovuto accontentare di una riproduzione che era stata comunque sufficiente.

E quando venne a Milano da Roma era quasi furioso con l’ambiente artistico della capitale al quale andava parlando in continuazione di Picasso senza essere compreso. A Milano, invece, l’atmosfera era diversa. E su “Guernica” le discussioni erano accese, non soltanto per il messaggio politico, ma anche per quello artistico, in particolare sul bianco e nero con il quale Picasso avevo scelto di rappresentare la guerra di Spagna.

Ci furono, nel contempo, l’esperienza di “Corrente” e la ricerca sull’arte come rivolta, come espressione del popolo, che andasse contro i canoni artistici imposti del Fascismo; poi il Fronte nuovo delle arti promosso da Renato Birolli. All’indomani della Liberazione, anche la militanza nel Pci.

Per Guttuso sarebbe durata tutta la vita, per Morlotti sarebbe invece stata brevissima. Il momento di rottura fu in occasione della mostra del “Fronte nuovo” a Bologna nel 1948. Una mostra che il massimo leder del Pci Palmiro Togliatti stroncò con un articolo su “Rinascita”, la rivista culturale del partito: «Solo scarabocchi che non rappresentano un’arte rivoluzionaria.»

Il lecchese stracciò la tessera del Pci e non ne volle più sapere, Guttuso invece restò nell’alveo comunista e in qualche modo cercò vanamente di medicare la ferita inferta da Togliatti.

In seguito, Morlotti e Guttuso si sarebbero ritrovati, tornando a frequentarsi, c’era una stima reciproca, c’era un’amicizia. I ritratti, come detto, sono del 1959. E nel 1967 avevano pensato di organizzare assieme una mostra sull’arte italiana, «ma avevano sguardi differenti, Morlotti era più europeo, Guttuso più italiano.» E così non se ne fece niente.

«Nei primi anni di attività – ha poi aggiunto Alessia Mesirca – Guttuso fece una settantina di ritratti soprattutto dei suoi amici. Ma quegli amici erano gli scrittori, gli artisti, i politici che avevano ricostruito l’Italia del secondo dopoguerra.»

E tra quei ritratti appunto Ennio Morlotti e la moglie Anna: «Lui dipinto con sguardo delicato e Morlotti delicato proprio non era, ma quello per lui era un bel momento della vita e Guttuso ha saputo coglierlo. A differenza del ritratto della moglie Anna che invece era, lei sì, delicata e invece appare arcigna, quando arcigna non lo era. Mia nonna non ne fu felicissima, tanto che Guttuso, sul retro del quadro le scrisse: “So che non ti piace, significa che c’è un bonus per un altro ritratto”. Che non farà mai. Mia nonna era soprattutto amica della moglie di Guttuso, Mimise Diotti: erano tutte e due donne forti, decise a sostenere i mariti, ad aiutarli nei periodi di difficoltà, lasciandoli liberi di dipingere. Se Ennio Morlotti non avesse incontrato Anna, non so se sarebbe arrivare a dipingere certi quadri dell’Adda…»
Info: https://archiviomorlotti.com/
L’occasione da una parte artistica e dall’altra sentimentale è stata offerta in questi giorni dall’Archivio Morlotti che ha sede nel capoluogo meneghino e che, in occasione della rassegna “Milano Museo City”, ha proposto un approfondimento sul rapporto di amicizia seppur tumultuoso tra Morlotti e Guttuso, riunendo i due ritratti grazie al prestito concesso dal Comune di Lecco. Che sarà ricambiato: in primavera, infatti, entrambi i ritratti saranno esposti nella galleria d’arte moderna lecchese.
Da venerdì a domenica 1° marzo, L’Archivio Morlotti ha aperto le porte ai visitatori con alcune visite guidate condotte dalla nipote del pittore Alessia Mesirca e dal segretario dell’Archivio Lorenzo Paolo Messina.
L'unica scultura realizzata da Morlotti
Si prosegue nel corridoio e in altre stanze con alcune opere del maestro lecchese, tra cui un teschio che per qualche tempo restò appeso nella cameretta della nipote, appunto Alessia Mesiarca, la quale di quella presenza («Avevo quattro anni») non era proprio contenta. Anzi, spesso la toglieva dal muro e la nascondeva. E infine, la stanza dedicata al rapporto con Guttuso.
Lorenzo Paolo Messina
«Apparentemente – ha spiegato Messina – Morlotti e Guttuso erano pittori divisi e diversi. In realtà, l’amicizia è nata negli anni Quaranta ed è continuata nel tempo.» Così che nella stanza dove sono esposti i ritratti dei coniugi Morlotti, si trovano anche altri quadri che Guttuso aveva donato all’amico lecchese.
L’incontro avvenne nel 1941 in una galleria milanese. Entrambi – ha proseguito Messina – avevano fatto comprendere all’Italia l’importanza di un quadro come “Guernica” di Picasso, che Morlotti aveva potuto vedere di persona nel 1937 in occasione del suo “viaggio di formazione” a Parigi, mentre Guttuso si era dovuto accontentare di una riproduzione che era stata comunque sufficiente.
E quando venne a Milano da Roma era quasi furioso con l’ambiente artistico della capitale al quale andava parlando in continuazione di Picasso senza essere compreso. A Milano, invece, l’atmosfera era diversa. E su “Guernica” le discussioni erano accese, non soltanto per il messaggio politico, ma anche per quello artistico, in particolare sul bianco e nero con il quale Picasso avevo scelto di rappresentare la guerra di Spagna.
Ennio Morlotti
Ci furono, nel contempo, l’esperienza di “Corrente” e la ricerca sull’arte come rivolta, come espressione del popolo, che andasse contro i canoni artistici imposti del Fascismo; poi il Fronte nuovo delle arti promosso da Renato Birolli. All’indomani della Liberazione, anche la militanza nel Pci.
Per Guttuso sarebbe durata tutta la vita, per Morlotti sarebbe invece stata brevissima. Il momento di rottura fu in occasione della mostra del “Fronte nuovo” a Bologna nel 1948. Una mostra che il massimo leder del Pci Palmiro Togliatti stroncò con un articolo su “Rinascita”, la rivista culturale del partito: «Solo scarabocchi che non rappresentano un’arte rivoluzionaria.»
Regalo di Guttuso a Morlotti
Il lecchese stracciò la tessera del Pci e non ne volle più sapere, Guttuso invece restò nell’alveo comunista e in qualche modo cercò vanamente di medicare la ferita inferta da Togliatti.
In seguito, Morlotti e Guttuso si sarebbero ritrovati, tornando a frequentarsi, c’era una stima reciproca, c’era un’amicizia. I ritratti, come detto, sono del 1959. E nel 1967 avevano pensato di organizzare assieme una mostra sull’arte italiana, «ma avevano sguardi differenti, Morlotti era più europeo, Guttuso più italiano.» E così non se ne fece niente.
Alessia Mesirca
«Nei primi anni di attività – ha poi aggiunto Alessia Mesirca – Guttuso fece una settantina di ritratti soprattutto dei suoi amici. Ma quegli amici erano gli scrittori, gli artisti, i politici che avevano ricostruito l’Italia del secondo dopoguerra.»
E tra quei ritratti appunto Ennio Morlotti e la moglie Anna: «Lui dipinto con sguardo delicato e Morlotti delicato proprio non era, ma quello per lui era un bel momento della vita e Guttuso ha saputo coglierlo. A differenza del ritratto della moglie Anna che invece era, lei sì, delicata e invece appare arcigna, quando arcigna non lo era. Mia nonna non ne fu felicissima, tanto che Guttuso, sul retro del quadro le scrisse: “So che non ti piace, significa che c’è un bonus per un altro ritratto”. Che non farà mai. Mia nonna era soprattutto amica della moglie di Guttuso, Mimise Diotti: erano tutte e due donne forti, decise a sostenere i mariti, ad aiutarli nei periodi di difficoltà, lasciandoli liberi di dipingere. Se Ennio Morlotti non avesse incontrato Anna, non so se sarebbe arrivare a dipingere certi quadri dell’Adda…»
Info: https://archiviomorlotti.com/
Dario Cercek




















