Salvato all'ospedale Manzoni, dedica un libro ai sanitari della Chirurgia Vascolare
Lo aveva promesso al risveglio: qualora fosse riuscito a mandare in stampa il libro a cui stava lavorando già da tre anni, lo avrebbe dedicato al personale del Reparto di Chirurgia Vascolare dell'Ospedale Manzoni di Lecco, l'équipe che, per l'ennesima volta, si stava adoperando per strapparlo alla morte. Detto, fatto.
A distanza di un anno, il calchese Arturo Croci, si appresta a veder pubblicare la sua ultima fatica editoriale, con l'annunciata prefazione: una pubblica attestazione di gratitudine al primario Giovanni Rossi, ad Alessandro Molinari, responsabile UOS di Chirurgia Flebologica ed ai colleghi Sara Segreti, Marco Ferraresi, Maria Katsarou, Moad Ameer Salem Al Aidroos, Candida Tambone, Camilla Grignani nonché a tutti i collaboratori.
Il volume uscirà il 16 marzo, su Amazon e non solo. "Dipingere è amare per sempre" - il titolo del libro, edito sotto l'egida di AWL Novara e stampato da La Grafica di Molteno - è un viaggio intimo attraverso la passione per la pittura, la musica e la poesia, intrecciata con le esperienze personali dell'autore. A cominciare, nella dedica per l'appunto, dalle disavventure legate alla sua salute.
Nato a Castelletto di Vernasca, in provincia di Piacenza, il primo ottobre 1951, domiciliato dal 1975 a Calco, Croci – ha frequentato la Scuola di Orto-floro-Frutticoltura di Minoprio e ha poi dedicato la sua vita associativa e professionale all’editoria e al giornalismo florovivaistico.
“Dal dicembre 2005 la mia attività professionale è molto cambiata a causa di un aneurisma con disseccamento dell’aorta; dopo un mese di coma presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo, ho trascorso 6 mesi per la riabilitazione presso l’Ospedale Umberto I di Bellano. In quel mese di coma, per me sono trascorsi più di cinquant’anni in un altro tempo, la cui vita l’ho descritta in un libro tradotto in 4 lingue. La mia aorta si è ancora spezzata nel 2013 e la mia vita è stata salvata a Lecco grazie ai cardiochirurghi Michele Triggiani e Giordano Tasca, poi anche grazie all’ulteriore intervento da parte della unità di Chirurgia Vascolare. A marzo del 2024, l’Unità di Chirurgia Vascolare è ancora intervenuta sulla mia aorta a causa di un’ulcera. Ed infine, l’ultimo intervento in urgenza è stato effettuato il 5 marzo di quest’anno” raccontava lui stesso, 12 mesi fa, in una lettera aperta, scritta proprio per rendere onore a chi gli ha salvato, anche in quell'occasione, la vita.

Quel giorno avrebbe dovuto prendere un aereo per la Thailandia. A casa di un amico – dove effettua uno stop prima di raggiungere Malpensa – viene colpito però da un malore e portato con estrema urgenza in ospedale a Como.
“Dal Sant'Anna – racconta Croci - mi trasferiscono in elicottero all’ospedale Manzoni di Lecco. Sono intubato, con l’ossigeno, il microchip sottocutaneo al polso destro collegato ai monitor, nonostante la morfina e il Fentanil credo di essere ancora lucido. Cerco di tenere l’attenzione sul respiro ma il mio pensiero va alle persone che amo e penso che forse non le rivedrò più. Penso anche ai miei libri che lascio in sospeso, la versione francese di “Coma” è quasi completata e le traduttrici stanno rivedendo le ultime cose. Il libro di poesie “Incontri” è quasi finito ma devo decidere chi lo illustrerà. Ed infine “Dipingere è amare per sempre”, che ha richiesto tre anni di lavoro è finito ed è dall’amico grafico Simone Solari per l’impaginazione. E’ un libro che contiene ricordi e messaggi di tante persone, forse non lo vedrò pubblicato, chissà, magari potrebbe farlo Simone … chissà. L’elicottero è sul tetto dell’ospedale, ad attendermi c’è Alessandro Molinari, credo di avergli detto: “Ci rivediamo, eccomi ancora qui…”, spingono la barella in ascensore, sono in sala operatoria, un mucchio di persone si stanno dando da fare, l’anestesista mi chiede se ho allergie, protesi ai denti… “Un bel respiro profondo”, me ne vado. Quando ritorno in questo mondo, l’orologio della terapia intensiva indica le due… del mattino? Sono trascorse 13-14 ore. Al mattino presto la prima che passa a trovarmi è la dottoressa Candida Tambone che sorridendo mi dice: “Arturo, fra un intervento e l’altro continua ad attaccare anni alla sua vita”. Verso le 8,30 arriva anche Alessandro Molinari e Sara Segreti, i due principali artefici della mia permanenza sul pianeta… li informo che il mio libro “Dipingere è amare per sempre” sarà dedicato a loro”.
Ed eccoci all'imminente uscita. Il volume è la narrazione di incontri con artisti più o meno famosi, succedutesi dagli anni settanta del secolo scorso ad oggi, esperienze vissute in diverse nazioni del mondo con storie, emozioni e simbolismi che le opere e i dipinti trasmettono.
“I vari capitoli – si legge nella presentazione - evidenziano il significato profondo dell'arte come espressione di vita, realizzazione e soprattutto ricerca spirituale, con attenzione ai simboli rappresentati dalle opere e nella vita dell'autore. Il testo si snoda tra ricordi, viaggi, amicizie, momenti di crisi affettiva e fisica, tra cui un grave aneurisma e un coma durato un mese, e il ritorno alla vita tramite la scrittura e l’arte. Il luogo dove si trova la maggioranza dei dipinti descritti è una casa millenaria di contadini sulle colline del piacentino, luogo suggestivo ed evocativo. I muri delle stanze che ospitano i colori e le linee, parlano sommessamente, a volte ammiccano e sorridono, a volte raccontano di promesse non mantenute o tappe colorate sui “Sentieri della Fantasia”. “Dipingere è amare per sempre” in estrema sintesi è un tributo all’arte che cerca di dare un senso, speranza e continuità all'esistenza umana. La conclusione è: La vita continua e finché c’è arte...c’è speranza”.
A distanza di un anno, il calchese Arturo Croci, si appresta a veder pubblicare la sua ultima fatica editoriale, con l'annunciata prefazione: una pubblica attestazione di gratitudine al primario Giovanni Rossi, ad Alessandro Molinari, responsabile UOS di Chirurgia Flebologica ed ai colleghi Sara Segreti, Marco Ferraresi, Maria Katsarou, Moad Ameer Salem Al Aidroos, Candida Tambone, Camilla Grignani nonché a tutti i collaboratori.

Nato a Castelletto di Vernasca, in provincia di Piacenza, il primo ottobre 1951, domiciliato dal 1975 a Calco, Croci – ha frequentato la Scuola di Orto-floro-Frutticoltura di Minoprio e ha poi dedicato la sua vita associativa e professionale all’editoria e al giornalismo florovivaistico.
“Dal dicembre 2005 la mia attività professionale è molto cambiata a causa di un aneurisma con disseccamento dell’aorta; dopo un mese di coma presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo, ho trascorso 6 mesi per la riabilitazione presso l’Ospedale Umberto I di Bellano. In quel mese di coma, per me sono trascorsi più di cinquant’anni in un altro tempo, la cui vita l’ho descritta in un libro tradotto in 4 lingue. La mia aorta si è ancora spezzata nel 2013 e la mia vita è stata salvata a Lecco grazie ai cardiochirurghi Michele Triggiani e Giordano Tasca, poi anche grazie all’ulteriore intervento da parte della unità di Chirurgia Vascolare. A marzo del 2024, l’Unità di Chirurgia Vascolare è ancora intervenuta sulla mia aorta a causa di un’ulcera. Ed infine, l’ultimo intervento in urgenza è stato effettuato il 5 marzo di quest’anno” raccontava lui stesso, 12 mesi fa, in una lettera aperta, scritta proprio per rendere onore a chi gli ha salvato, anche in quell'occasione, la vita.

Quel giorno avrebbe dovuto prendere un aereo per la Thailandia. A casa di un amico – dove effettua uno stop prima di raggiungere Malpensa – viene colpito però da un malore e portato con estrema urgenza in ospedale a Como.
“Dal Sant'Anna – racconta Croci - mi trasferiscono in elicottero all’ospedale Manzoni di Lecco. Sono intubato, con l’ossigeno, il microchip sottocutaneo al polso destro collegato ai monitor, nonostante la morfina e il Fentanil credo di essere ancora lucido. Cerco di tenere l’attenzione sul respiro ma il mio pensiero va alle persone che amo e penso che forse non le rivedrò più. Penso anche ai miei libri che lascio in sospeso, la versione francese di “Coma” è quasi completata e le traduttrici stanno rivedendo le ultime cose. Il libro di poesie “Incontri” è quasi finito ma devo decidere chi lo illustrerà. Ed infine “Dipingere è amare per sempre”, che ha richiesto tre anni di lavoro è finito ed è dall’amico grafico Simone Solari per l’impaginazione. E’ un libro che contiene ricordi e messaggi di tante persone, forse non lo vedrò pubblicato, chissà, magari potrebbe farlo Simone … chissà. L’elicottero è sul tetto dell’ospedale, ad attendermi c’è Alessandro Molinari, credo di avergli detto: “Ci rivediamo, eccomi ancora qui…”, spingono la barella in ascensore, sono in sala operatoria, un mucchio di persone si stanno dando da fare, l’anestesista mi chiede se ho allergie, protesi ai denti… “Un bel respiro profondo”, me ne vado. Quando ritorno in questo mondo, l’orologio della terapia intensiva indica le due… del mattino? Sono trascorse 13-14 ore. Al mattino presto la prima che passa a trovarmi è la dottoressa Candida Tambone che sorridendo mi dice: “Arturo, fra un intervento e l’altro continua ad attaccare anni alla sua vita”. Verso le 8,30 arriva anche Alessandro Molinari e Sara Segreti, i due principali artefici della mia permanenza sul pianeta… li informo che il mio libro “Dipingere è amare per sempre” sarà dedicato a loro”.
Ed eccoci all'imminente uscita. Il volume è la narrazione di incontri con artisti più o meno famosi, succedutesi dagli anni settanta del secolo scorso ad oggi, esperienze vissute in diverse nazioni del mondo con storie, emozioni e simbolismi che le opere e i dipinti trasmettono.
“I vari capitoli – si legge nella presentazione - evidenziano il significato profondo dell'arte come espressione di vita, realizzazione e soprattutto ricerca spirituale, con attenzione ai simboli rappresentati dalle opere e nella vita dell'autore. Il testo si snoda tra ricordi, viaggi, amicizie, momenti di crisi affettiva e fisica, tra cui un grave aneurisma e un coma durato un mese, e il ritorno alla vita tramite la scrittura e l’arte. Il luogo dove si trova la maggioranza dei dipinti descritti è una casa millenaria di contadini sulle colline del piacentino, luogo suggestivo ed evocativo. I muri delle stanze che ospitano i colori e le linee, parlano sommessamente, a volte ammiccano e sorridono, a volte raccontano di promesse non mantenute o tappe colorate sui “Sentieri della Fantasia”. “Dipingere è amare per sempre” in estrema sintesi è un tributo all’arte che cerca di dare un senso, speranza e continuità all'esistenza umana. La conclusione è: La vita continua e finché c’è arte...c’è speranza”.




















