Omicidio di Cassina, Paroli: 'non avrei mai fatto del male a mia madre'. La Corte dispone la perizia psichiatrica e medico legale. Il processo si allunga

L'istruttoria dibattimentale del processo a carico di Corrado Paroli – imputato per l'omicidio della madre, Margherita Colombo avvenuto nella loro abitazione di Cassina Valsassina - si sarebbe dovuto concludere quest'oggi, con l'udienza per la discussione già calendarizzata per il 25 marzo. Non sarà così.
Il colpo di scena è arrivato nel primo pomeriggio, quando il presidente della Corte d'Assise di Como, dottor Carlo Cecchetti, ha annunciato la decisione di conferire un duplice incarico per una perizia psichiatrica e una medico legale ad altrettanti professionisti che proprio sul finire del mese presteranno giuramento in Tribunale a Como, prima di dare il via agli approfondimenti richiesti.
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Il tribunale di Como

Un esito non scontato, ma prevedibile, tenendo conto di quanto accaduto quest'oggi. Se la scorsa udienza i consulenti della Procura avevano parlato di decesso avvenuto per asfissia, soffermandosi soprattutto sui segni riscontrati sulla salma della 73enne, quest'oggi il dottor Andrea Gentilomo dell'Università degli Studi di Milano, ha presentato le proprie conclusioni, che differiscono nettamente da quelle del collega Luca Tajana.
Secondo il consulente della difesa, i farmaci che l'anziana avrebbe ingerito – dunque il Trittico e l'Anelor – potrebbero aver causato un effetto aritmico rivelatosi poi letale. Impossibile, a detta del docente di medicina legale, diagnosticare con certezza che Margherita Colombo sarebbe morta per asfissia poiché le ecchimosi e le petecchie riscontrate sul suo corpo potrebbero essere il risultato di un fenomeno emostatico post mortem. Una consulenza dalle conclusioni così profondamente divergenti rispetto a quelle alle quali sono giunti i periti incaricati dal pubblico ministero Chiara Di Francesco, che ha spinto la Corte, sul finire dell'udienza odierna, a voler fugare ogni dubbio su uno dei perni sui quali poggia la tesi accusatoria nei confronti di Corrado Paroli.
Ma c'è un secondo aspetto: se la scorsa udienza il dottor Enrico Bessone, psichiatra, aveva parlato di un capacità di intendere e volere del cinquantenne, fortemente scemata al momento dei fatti contestatigli, quest'oggi il dottor Marco Garbarini, consulente della difesa, ha parlato invece di un vizio totale di mente. Pur condividendo in toto l'analisi psichiatrica svolta dal perito della Procura, il professionista escusso stamani ha concluso la propria relazione in maniera diversa.
Una circostanza che ha spinto la Corte a prendersi ulteriore tempo, disponendo una perizia psichiatrica ''terza''. Il processo si allunga dunque, con il termine che indicativamente arriverà a primavera inoltrata.
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Corrado Paroli

Al di là delle questioni tecniche, fondamentali tuttavia per stabilire quale sarà l'esito del processo, quest'oggi è toccato a Corrado Paroli sottoporsi ad esame. Detenuto in carcere a Monza, difeso dagli avvocati Riccardo Mariconti e Maria Isabella Forlaita, il cinquantenne si è accomodato dinnanzi alla Corte rispondendo alle domande delle parti.
''Non gli avrei mai fatto del male'' ha detto l'imputato, ribadendo quella che sin dall'inizio è stata la propria versione dei fatti: il 18 novembre 2024 – quando fu rinvenuto il cadavere della madre e lui finì in ospedale in fin di vita - la sua unica intenzione era quella di farla finita, ponendo fine ad un'esistenza divenuta pesante soprattutto sul piano personale. Nel ripercorrere le ultime ore trascorse con la mamma Margherita, Paroli non ha potuto non fare riferimento a quanto accaduto una manciata di giorni prima. A causa dell'atteggiamento fortemente negativo, scortese e tagliente dell'anziana, l'uomo aveva dovuto riportare i suoi due figli - che stavano trascorrendo insieme a lui il weekend nell'abitazione di Cassina Valsassina – dall'ex moglie. Una circostanza definita una ''pugnalata'' dallo stesso imputato, che già faticava ad accettare la separazione ed il fatto che il sogno di una famiglia unita si fosse infranto. A peggiorare la situazione il reiterato no dei figli a trascorrere anche la domenica insieme al papà, sempre a causa della presenza della nonna, con la quale i rapporti non erano per nulla idilliaci. ''Per me è stato l'ennesimo colpo: vedevo sfumare la possibilità di tenerli nel momento in cui toccava a me. E' stato davvero pesante'' ha aggiunto Paroli in Aula, dichiarando di sentirsi fallito come uomo e come padre, ma anche come figlio ''perchè la situazione stava degenerando''. A quel punto la decisione di ''farla finita''.
Il racconto di quelle ore è proseguito: la domenica dopo aver pranzato, Paroli e la mamma Margherita si recarono a fare il giro dei cimiteri, anche in quello di Primaluna dove era sepolto il padre Enrico, morto nel 1999. Immancabile una tappa nell'appartamento che i due possedevano anche in quel comune, dove – a detta del cinquantenne – l'anziana decise di prendere dall'armadio alcuni vestiti ''della festa'' per portarli nella casa di Cassina. Parliamo di quegli stessi abiti che i Carabinieri al loro sopralluogo rinvennero sul letto dell'anziana, come se fossero stati preparati per il suo funerale. Paroli però, ha respinto questa versione. In quelle ore difficili aveva pensato unicamente alla sua morte, senza coinvolgere in alcun modo la madre. Non a caso non aveva lasciato alcuna disposizione per le esequie del genitore, parlando – negli scritti rinvenuti poi dai carabinieri - soltanto di se stesso.
''La mia assenza sarebbe stata già una punizione grande per lei che dava per scontato che io ci sarei sempre stato. Ero il suo punto d'appoggio'' ha aggiunto l'imputato che quella domenica sera decise di sciogliere in una tisana a base di camomilla con melatonina e malva, alcuni ansiolitici utilizzati dalla mamma e altri a sua disposizione, creando una sorta di mix che auspicava potesse essere letale per sé.
Prima di bere quel ''cocktail'' però, Paroli ha spiegato di essere uscito di casa in tarda sera per raggiungere l'abitazione dell'ex moglie e dei figli, lasciando alcune lettere e altri oggetti, come se si trattasse di un'eredità. Una volta rincasato, la mamma si trovava ancora sul divano, in condizioni normali. ''Pensavo stesse dormendo'' ha spiegato l'imputato che soltanto intorno alle 4.30-4.40 aveva trovato la forza di ingerire la tisana, sperando di farla finita, dopo ore a sfogliare le foto di famiglia e a tormentarsi sul da farsi. Le cose in realtà, presero tutt'altra piega, ma Corrado Paroli non ha saputo fornire spiegazioni. ''Non mi ricordo nulla'' ha detto, giustificando il black-out dei suoi ricordi. Oltre a non avere memoria di cosa sia accaduto alla madre, l'imputato ha rimosso il suo risveglio in ospedale, il colloquio con pubblico ministero e carabinieri e pure il suo trasferimento in carcere a Lecco e poi in quello di Monza.
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Margherita Colombo

Di due cose però è certo: ''non ho somministrato farmaci, né l'ho soffocata'' ha detto, convinto. ''Quando mi è stato spiegato cosa era accaduto a mia madre, ho passato mesi a sentirmi in colpa per aver lasciato incustodita la tazza''. Per Paroli infatti, l'anziana potrebbe aver bevuto qualche sorso di una tisana rivelatasi poi letale, approfittando degli istanti in cui il figlio si era recato a casa della famiglia per lasciare le lettere/testamento. Eppure, quando l'aveva ritrovata sul divano, non vi era alcun segnale che potesse suonare anomalo ai suoi occhi.
Insomma, un epilogo ben diverso da quello che si era prefigurato. Del resto al padre in punto di morte aveva fatto una promessa: finché gli sarebbe stato possibile avrebbe accudito la madre, senza abbandonarla mai. Nonostante il suo carattere difficile, la mancanza di aiuti e un'esistenza alla quale – per poter prestare la miglior assistenza alla donna – aveva privato anche il sonno, preferendo svolgere i turni di notte per essere a sua disposizione durante la giornata, a Margherita non avrebbe mai fatto del male.
G.C.
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