PAROLE CHE PARLANO/271

banner bglobohomebig-29264.jpg

Mosca


Avreste mai detto che le mosche e il demonio Belzebù hanno molto in comune? Certo, chissà quante volte, soprattutto in estate, abbiamo “mandato al diavolo” questi fastidiosissimi insetti, sempre pronti a ronzare attorno a noi e al nostro cibo. Ma non è certo questa la ragione.
Cominciamo subito col dire che questo termine nasce probabilmente dal latino musca (proviamo a leggerlo prolungando la “s”) come onomatopea, cioè a imitazione del ronzio tanto fastidioso. 
Ma musca è probabilmente una parola con radici più antiche: risalirebbe a una radice indoeuropea, mu- o mus-, sempre di valore onomatopeico, legata all’idea del ronzio, del movimento rapido e insistente.
Le altre lingue neolatine, come il francese, lo spagnolo e il portoghese hanno mantenuto questo antico legame; in rumeno è rimasto pressocché uguale al latino dell’antica Dacia romana: muscă.
Proprio questo fastidio che la mosca provoca in tutti noi, ha originato molti usi metaforici come “avere la mosca al naso” cioè essere irritati, infastiditi, sul punto di arrabbiarsi; “essere una mosca bianca” cioè essere diverso, originale, emergere dal “ronzio” di sottofondo; “non sentire volare una mosca” dal significato così chiaro da non meritare spiegazioni; “essere come una mosca in bottiglia” cioè agitarsi e fare rumore senza trovare una via d’uscita da una situazione o da un problema.
Ma Belzebù? Questo nome deriva dal cananeo Baal-zebul, che significa "Signore del Tempio" o "Signore dei Principi". Era un titolo onorifico per Baal, la principale divinità della fertilità e delle tempeste, adorata dai Fenici e dai Filistei. 
Il passaggio da divinità a entità demoniaca fu voluto dagli antichi Ebrei per disprezzare il dio Baal. Nel Secondo Libro dei Re, il nome viene storpiato in Baal-zebub, che significa letteralmente "Signore delle Mosche".
Perché le mosche? Per mettere in risalto che Baal era un dio così impotente da non riuscire nemmeno a scacciare le mosche dai sacrifici sui suoi altari, o peggio, un dio che attirava le mosche perché il suo tempio era considerato un luogo di putrefazione.
Rubrica a cura di Dino Ticli
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.