Soppressione delle Consigliere di Parità: le osservazioni dell'avvocato Ciambrone
"Pur condividendo la necessità impellente di e non differibile di adeguare la normativa italiana alle indicazioni comunitarie per la realizzazione dei principi di parità tra uomo e donna nel mondo del lavoro, non si condivide la previsione del Decreto di sopprimere la figura delle Consigliere e dei Consiglieri e sostituirle con un “Organismo per la Parità” per il quale non vengono previste, allo stato, articolazioni territoriali".
E' chiara la Consigliera di Parità della Provincia di Lecco Avv. Marianna Ciambrone, prendendo posizione circa la proposta di decreto di attuazione delle Direttive Europee 1499 e 1500 del 14.05.2024 datata 19.02.2026, con le considerazioni, condivise con le colleghe delle altre province lombarde e alla consigliera regionale esposte a chi di dovere in una serie di osservazioni.
"Le Consigliere - spiega la legale - hanno espresso grave preoccupazione per la formulazione attuale dell’art. 4, comma 2 lettera i) dello schema di Decreto, che prevede: “i) per lo svolgimento dei compiti di cui al presente comma, possono essere costituite, d’intesa con le Regioni e le Province autonome, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, apposite sezioni operanti a livello territoriale sotto il coordinamento dell’Organismo di parità. Laddove costituite, le sezioni di cui al primo periodo subentrano alle consigliere e ai consiglieri di parità regionali, delle città metropolitane e degli enti di area vasta di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56, elettivi e supplenti”. La scelta del verbo “possono essere costituite” sancisce la mera facoltà, in capo agli Enti territoriali di riferimento, di istituire una sezione dell’Organismo. Con ciò, in caso di mancata istituzione della sezione territoriale, ad avviso delle Consigliere si determinerebbe la violazione dell’art. 20, comma 2, della Direttiva Europea 2024/1500, che prevede che l’attuazione della direttiva stessa “non può in alcun caso costituire motivo di riduzione del livello di protezione contro le discriminazioni già predisposto dagli Stati Membri nelle materie trattate dalle Direttive 2006/54/CE e 2010/41/UE”. E, in senso ancor più ampio, la previsione della facoltatività pare contravvenire al principio generale di non regressione nel recepimento delle direttive europee da parte degli Stati membri, principio fondamentale a garanzia che le direttive europee non riducano il grado di tutela previsto dagli ordinamenti interni, ma piuttosto lo amplino e migliorino. Si evidenzia altresì che la soppressione delle/dei Consigliere/i di Parità e/o la mera facoltà di costituzione di apposite sezioni operanti a livello territoriale non garantiscono lo svolgimento della funzione fondamentale di controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale, di cui all’art. 1, comma 85, lettera f) della legge 7/4/2014, n. 56 (nota come Legge Del Rio), sino ad oggi espletato dalle/dai Consigliere/i di Parità territoriali di città metropolitane ed enti di area vasta. La soppressione generalizzata delle Consigliere di Parità di fatto vanifica l’accesso per le vittime di discriminazione alle tutele finora garantite da coloro che, per 20 anni dal 2006, hanno assicurato il presidio diretto sui territori" sottolinea ancora l'avvocato Ciambrone.
"Il fenomeno delle discriminazioni sul lavoro resta purtroppo rilevante anche a livello locale: i casi di discriminazione di genere segnalati alla Consigliera di Parità della Provincia di Lecco sono in costante aumento. Alla Consigliera giungono quotidianamente richieste di supporto da parte di donne e uomini vittime di casi di discriminazione, molestie sui luoghi di lavoro, o casi che richiedono un’attenta analisi in ordine alla gestione della conciliazione vita lavorativa/vita familiare. La delicatezza dei temi e la tempestività che richiede la loro trattazione non possono prescindere da una costante presenza territoriale".
La consigliera lecchese ha dunque, unitamente alle altre sottoscriventi, raccomandato che venga migliorato lo schema di decreto con la previsione dell’ obbligo di istituire sezioni territoriali (regionali e presso le città metropolitane e gli enti di area vasta), che dipendendo direttamente dall’Organismo centrale possano disporre di risorse a loro destinate direttamente dall’Organismo, al fine di dare uniformità alla struttura su tutti i territori nazionali e attuare i principi di indipendenza ed imparzialità che animano la Direttiva europea.

"Le Consigliere - spiega la legale - hanno espresso grave preoccupazione per la formulazione attuale dell’art. 4, comma 2 lettera i) dello schema di Decreto, che prevede: “i) per lo svolgimento dei compiti di cui al presente comma, possono essere costituite, d’intesa con le Regioni e le Province autonome, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, apposite sezioni operanti a livello territoriale sotto il coordinamento dell’Organismo di parità. Laddove costituite, le sezioni di cui al primo periodo subentrano alle consigliere e ai consiglieri di parità regionali, delle città metropolitane e degli enti di area vasta di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56, elettivi e supplenti”. La scelta del verbo “possono essere costituite” sancisce la mera facoltà, in capo agli Enti territoriali di riferimento, di istituire una sezione dell’Organismo. Con ciò, in caso di mancata istituzione della sezione territoriale, ad avviso delle Consigliere si determinerebbe la violazione dell’art. 20, comma 2, della Direttiva Europea 2024/1500, che prevede che l’attuazione della direttiva stessa “non può in alcun caso costituire motivo di riduzione del livello di protezione contro le discriminazioni già predisposto dagli Stati Membri nelle materie trattate dalle Direttive 2006/54/CE e 2010/41/UE”. E, in senso ancor più ampio, la previsione della facoltatività pare contravvenire al principio generale di non regressione nel recepimento delle direttive europee da parte degli Stati membri, principio fondamentale a garanzia che le direttive europee non riducano il grado di tutela previsto dagli ordinamenti interni, ma piuttosto lo amplino e migliorino. Si evidenzia altresì che la soppressione delle/dei Consigliere/i di Parità e/o la mera facoltà di costituzione di apposite sezioni operanti a livello territoriale non garantiscono lo svolgimento della funzione fondamentale di controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale, di cui all’art. 1, comma 85, lettera f) della legge 7/4/2014, n. 56 (nota come Legge Del Rio), sino ad oggi espletato dalle/dai Consigliere/i di Parità territoriali di città metropolitane ed enti di area vasta. La soppressione generalizzata delle Consigliere di Parità di fatto vanifica l’accesso per le vittime di discriminazione alle tutele finora garantite da coloro che, per 20 anni dal 2006, hanno assicurato il presidio diretto sui territori" sottolinea ancora l'avvocato Ciambrone.
"Il fenomeno delle discriminazioni sul lavoro resta purtroppo rilevante anche a livello locale: i casi di discriminazione di genere segnalati alla Consigliera di Parità della Provincia di Lecco sono in costante aumento. Alla Consigliera giungono quotidianamente richieste di supporto da parte di donne e uomini vittime di casi di discriminazione, molestie sui luoghi di lavoro, o casi che richiedono un’attenta analisi in ordine alla gestione della conciliazione vita lavorativa/vita familiare. La delicatezza dei temi e la tempestività che richiede la loro trattazione non possono prescindere da una costante presenza territoriale".
La consigliera lecchese ha dunque, unitamente alle altre sottoscriventi, raccomandato che venga migliorato lo schema di decreto con la previsione dell’ obbligo di istituire sezioni territoriali (regionali e presso le città metropolitane e gli enti di area vasta), che dipendendo direttamente dall’Organismo centrale possano disporre di risorse a loro destinate direttamente dall’Organismo, al fine di dare uniformità alla struttura su tutti i territori nazionali e attuare i principi di indipendenza ed imparzialità che animano la Direttiva europea.




















