La famiglia nel bosco e l'affido a Lecco
Esprimere un parere sull’operato dei servizi sociali in una specifica situazione familiare — come quella oramai nota attraverso i media relativa alla “famiglia nel bosco” — non è professionalmente corretto. Un giudizio professionale richiederebbe infatti un’analisi diretta e completa della documentazione disponibile, la verifica dei dati oggettivi e un esame rigoroso dei metodi e delle tecniche impiegate dagli assistenti sociali coinvolti. Le ricostruzioni a distanza o basate su narrazioni mediatiche non possono sostituire una valutazione tecnica.
È invece possibile esprimere considerazioni sul funzionamento dei servizi sociali, e in particolare su alcune équipe psico–sociali del Comune di Lecco, sulla base delle osservazioni raccolte durante attività di consulenza di parte. In questo contesto, tali osservazioni diventano parte di un lavoro professionale e quindi assumono un livello di responsabilità e verificabilità.
Un servizio emblematico è quello dell’affido familiare e di come è realizzato nella Provincia di Lecco. L’allontanamento dei minori dal nucleo di origine rappresenta, per sua natura, una misura eccezionale, da adottare solo in presenza di situazioni di grave pregiudizio o maltrattamento. La letteratura psicologica evidenzia come la rottura improvvisa dei legami affettivi primari possa generare nei bambini un trauma significativo, con ripercussioni anche a lungo termine sullo sviluppo emotivo.
Risulta inoltre imprescindibile preservare, quando possibile, la continuità delle relazioni familiari. Interventi orientati al ricongiungimento, accompagnati da un monitoraggio attento e da adeguati sostegni educativi e psicologici, rappresentano un approccio coerente con le buone prassi nazionali e internazionali in materia di tutela minorile.
Un contributo autorevole proviene dal professor Vittorino Andreoli, che sottolinea come la separazione precoce dei bambini dalla figura materna possa costituire un evento traumatico, potenzialmente in grado di compromettere il loro sviluppo psicologico. Decisioni di questo tipo richiedono quindi un livello elevato di cautela e una valutazione multidisciplinare delle possibili conseguenze.
Occorre ricordare che i bambini non possono essere trattati come “oggetti da spostare”.
È essenziale che i servizi adottino interventi fondati su evidenze scientifiche, proporzionati, motivati e sempre orientati alla tutela effettiva del minore, evitando automatismi o prassi eccessivamente burocratizzate.
Non di meno, rilevante, l’affido familiare, a tutela dei bambini, rappresenta uno strumento ed un’esperienza preziosa ed insostituibile. Quando questa risorsa manca, a sostituirla sono spesso le comunità educative, i cui costi — soprattutto per i piccoli Comuni — finiscono per gravare in modo significativo sulle finanze pubbliche.
Nel nostro territorio, molte di queste situazioni critiche potrebbero essere affrontate attraverso affidi eterofamiliari, il cui reclutamento, valutazione e formazione è oggi, in capo ai Comuni, delegati afferenti all’Ambito con il personale dell’Impresa Sociale.
Le Tutele Minori dei Comuni dell’Ambito di Lecco — sempre con il supporto dell’Impresa Sociale — sono costrette a collocare i minori in famiglie affidatarie di altre province, come Milano o Bergamo, e a utilizzare servizi fuori territorio. Le equipe operative riportano infatti una situazione ormai ricorrente: “nel nostro territorio non ci sono famiglie affidatarie”.
La legge prevede, inoltre, limiti chiari alla permanenza dei minori in comunità o in affido eterofamiliare: non oltre i due anni, salvo comprovate eccezioni.
Nel nostro territorio, invece, vi sono bambini accolti in comunità o in affido per un tempo ben oltre superiore, talvolta fino alla maggiore età e collocati fuori provincia e quindi lontani dalla famiglia naturale, rappresentando una sconfitta ad ogni livello educativo, psicosociale, economico per tutti.
Un Servizio Affidi efficace deve essere in grado di sensibilizzare, informare, formare, selezionare e rendere disponibili nuove risorse familiari: incontri sul nostro territorio lecchese volti a coinvolgere potenziali famiglie affidatarie sono andati completamente deserti, organizzati peraltro con obbligo di prenotazione, a fronte di investimenti economici sostenuti dai Comuni.
Famiglie, bambini, operatori e Amministrazioni Comunali devono procedere insieme, nella stessa direzione: solo così si raggiunge davvero il senso dell’affido. I legami affettivi, infatti, rappresentano un valore fondamentale, tanto che il servizio del Comune di Lecco, che delega all’Impresa Sociale con gli operatori della cooperativa, chiama significativamente “Tutela minori e dei legami familiari”, ma che spesso le parole “tutela” e “legame” rimangono solo sulla targa del muro a cui è appesa.
I Servizi Sociali stabiliscono le modalità per mantenere i rapporti tra il minore e la famiglia d’origine, affinché il bambino possa conservare punti di riferimento importanti. Allo stesso tempo, vengono tutelate le relazioni affettive che si creano durante l’affido, anche quando questo si conclude con il rientro in famiglia: è il principio della continuità affettiva.
L’affido familiare è un servizio importante e delicato che deve vedere il coinvolgimento di tutti, perché diversamente si trasforma in una pratica gestionale o, peggio, in un “business”.
Nel nostro territorio troviamo sovente situazioni in cui più fratelli vengono collocati in famiglie affidatarie diverse e le stesse riescono ad accogliere, in taluni casi, fino a dieci minori per coppia famigliare. In certe Associazioni con le quali l’Impresa sociale collabora vengono riconosciute importanti rette economiche giornaliere, mettendoci di fronte ad un’accoglienza che assomiglia più a una attività produttiva che ad un “affido del cuore”.
In questi casi, il ritorno economico rischia di offuscare il vero senso dell’affido e della disponibilità.
L’affido non è solo fatto di “belle storie”, ma di certo, laddove necessario devono essere riscritte.
L’appello che occorre fare alla politica è di una responsabilità a presiedere il welfare del territorio lecchese con tecnica da una parte e dall’altra con il criterio del buon padre di famiglia.
È invece possibile esprimere considerazioni sul funzionamento dei servizi sociali, e in particolare su alcune équipe psico–sociali del Comune di Lecco, sulla base delle osservazioni raccolte durante attività di consulenza di parte. In questo contesto, tali osservazioni diventano parte di un lavoro professionale e quindi assumono un livello di responsabilità e verificabilità.
Un servizio emblematico è quello dell’affido familiare e di come è realizzato nella Provincia di Lecco. L’allontanamento dei minori dal nucleo di origine rappresenta, per sua natura, una misura eccezionale, da adottare solo in presenza di situazioni di grave pregiudizio o maltrattamento. La letteratura psicologica evidenzia come la rottura improvvisa dei legami affettivi primari possa generare nei bambini un trauma significativo, con ripercussioni anche a lungo termine sullo sviluppo emotivo.
Risulta inoltre imprescindibile preservare, quando possibile, la continuità delle relazioni familiari. Interventi orientati al ricongiungimento, accompagnati da un monitoraggio attento e da adeguati sostegni educativi e psicologici, rappresentano un approccio coerente con le buone prassi nazionali e internazionali in materia di tutela minorile.
Un contributo autorevole proviene dal professor Vittorino Andreoli, che sottolinea come la separazione precoce dei bambini dalla figura materna possa costituire un evento traumatico, potenzialmente in grado di compromettere il loro sviluppo psicologico. Decisioni di questo tipo richiedono quindi un livello elevato di cautela e una valutazione multidisciplinare delle possibili conseguenze.
Occorre ricordare che i bambini non possono essere trattati come “oggetti da spostare”.
È essenziale che i servizi adottino interventi fondati su evidenze scientifiche, proporzionati, motivati e sempre orientati alla tutela effettiva del minore, evitando automatismi o prassi eccessivamente burocratizzate.
Non di meno, rilevante, l’affido familiare, a tutela dei bambini, rappresenta uno strumento ed un’esperienza preziosa ed insostituibile. Quando questa risorsa manca, a sostituirla sono spesso le comunità educative, i cui costi — soprattutto per i piccoli Comuni — finiscono per gravare in modo significativo sulle finanze pubbliche.
Nel nostro territorio, molte di queste situazioni critiche potrebbero essere affrontate attraverso affidi eterofamiliari, il cui reclutamento, valutazione e formazione è oggi, in capo ai Comuni, delegati afferenti all’Ambito con il personale dell’Impresa Sociale.
Le Tutele Minori dei Comuni dell’Ambito di Lecco — sempre con il supporto dell’Impresa Sociale — sono costrette a collocare i minori in famiglie affidatarie di altre province, come Milano o Bergamo, e a utilizzare servizi fuori territorio. Le equipe operative riportano infatti una situazione ormai ricorrente: “nel nostro territorio non ci sono famiglie affidatarie”.
La legge prevede, inoltre, limiti chiari alla permanenza dei minori in comunità o in affido eterofamiliare: non oltre i due anni, salvo comprovate eccezioni.
Nel nostro territorio, invece, vi sono bambini accolti in comunità o in affido per un tempo ben oltre superiore, talvolta fino alla maggiore età e collocati fuori provincia e quindi lontani dalla famiglia naturale, rappresentando una sconfitta ad ogni livello educativo, psicosociale, economico per tutti.
Un Servizio Affidi efficace deve essere in grado di sensibilizzare, informare, formare, selezionare e rendere disponibili nuove risorse familiari: incontri sul nostro territorio lecchese volti a coinvolgere potenziali famiglie affidatarie sono andati completamente deserti, organizzati peraltro con obbligo di prenotazione, a fronte di investimenti economici sostenuti dai Comuni.
Famiglie, bambini, operatori e Amministrazioni Comunali devono procedere insieme, nella stessa direzione: solo così si raggiunge davvero il senso dell’affido. I legami affettivi, infatti, rappresentano un valore fondamentale, tanto che il servizio del Comune di Lecco, che delega all’Impresa Sociale con gli operatori della cooperativa, chiama significativamente “Tutela minori e dei legami familiari”, ma che spesso le parole “tutela” e “legame” rimangono solo sulla targa del muro a cui è appesa.
I Servizi Sociali stabiliscono le modalità per mantenere i rapporti tra il minore e la famiglia d’origine, affinché il bambino possa conservare punti di riferimento importanti. Allo stesso tempo, vengono tutelate le relazioni affettive che si creano durante l’affido, anche quando questo si conclude con il rientro in famiglia: è il principio della continuità affettiva.
L’affido familiare è un servizio importante e delicato che deve vedere il coinvolgimento di tutti, perché diversamente si trasforma in una pratica gestionale o, peggio, in un “business”.
Nel nostro territorio troviamo sovente situazioni in cui più fratelli vengono collocati in famiglie affidatarie diverse e le stesse riescono ad accogliere, in taluni casi, fino a dieci minori per coppia famigliare. In certe Associazioni con le quali l’Impresa sociale collabora vengono riconosciute importanti rette economiche giornaliere, mettendoci di fronte ad un’accoglienza che assomiglia più a una attività produttiva che ad un “affido del cuore”.
In questi casi, il ritorno economico rischia di offuscare il vero senso dell’affido e della disponibilità.
L’affido non è solo fatto di “belle storie”, ma di certo, laddove necessario devono essere riscritte.
L’appello che occorre fare alla politica è di una responsabilità a presiedere il welfare del territorio lecchese con tecnica da una parte e dall’altra con il criterio del buon padre di famiglia.
Enrico Bianchini




















