Spazio alle energie giovanili. Al centro Pertini c’è il Cubo³
“Cubo”: l’ambizione è che il termine entri nel linguaggio comune dei giovani lecchesi. Che al “Cubo” si diano appuntamento. Il “Cubo” è quello che negli anni Settanta era nato come “centro sociale” – c’è ancora una targa a ricordarlo – e che in seguito è stato politicamente corretto in “centro civico” poi intitolato a Sandro Pertini, socialista, antifascista, partigiano, presidente della Repubblica dal 1978 al 1985. Il centro civico continuerà a chiamarsi “Pertini”, ma al suo interno ci sarà il “Cubo³”, con tanto di elevazione alla potenza a voler prefigurare un centro moltiplicatore di iniziative rivolte ai giovani.

Di giovani si parla ancora quale destino della struttura di via dell’Eremo e a questo proposito il Comune ne ha affidato ufficialmente la gestione a un “cartello” guidato dall’associazione di volontariato Avol, legata alle Acli lombarde, e all’associazione “R-Evolution” che nei prossimi cinque anni si faranno carico di coordinare il funzionamento di quello che si vuole diventi un vero e proprio punto di riferimento dei giovani, promuovendo iniziative, suggerendo attività, organizzando manifestazioni culturali gratuite o a prezzi moderati, mettendo loro a disposizione spazi per ritrovarsi. A studiare ma anche a divertirsi. Rivolgendosi a una platea particolarmente ampia: dando per scontato, che il “Cubo” sarà comunque aperto a tutti, ci si rivolge in particolare alla fascia d’età che va dai 14 ai 35 anni, testimoniando come ormai il “tempo giovane” si sia ormai dilatato.

L’accordo tra Comune e associazioni è stato presentato questa mattina – naturalmente allo stesso centro civico – con l’intervento del sindaco Mauro Gattinoni, dell’assessore alle politiche giovanili Stefania Valsecchi, della capodipartimento cultura Giuseppina Di Gangi e dei rappresentanti delle due associazioni capofila del progetto: Riccardo Bassani per Avol e Giacomo Brambilla per R-Evolution.

Il sindaco Gattinoni ha parlato di un passaggio importante perché, dopo aver pensato agli interventi di riammodernamento di una struttura che ha pur sempre una cinquantina d’anni, è venuto il momento di parlare dei “contenuti” che è appunto un luogo rivolto ai giovani gestito da associazioni costituite da giovani. Fermo restando – ha proseguito il primo cittadino - «che non ci limitiamo a dare loro le chiavi in mani e poi arrivederci a fra cinque anni. Tra Comune e associazioni ci saranno un dialogo e un monitoraggio continuo delle attività».

Da parte sua, l’assessore Valsecchi ha esordito ringraziando la sua predecessora Alessandra Durante «per la visione e la determinazione con cui ha voluto che il Centro Pertini diventasse uno spazio dedicato ai giovani, pensato per essere vissuto e gestito da loro, con fiducia e responsabilità».
Valsecchi ha ripercorso le tappe del progetto, il ricorso ad alcuni finanziamenti dell’Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni) volti ad attività rivolte appunto ad attività di coprogettazione che coinvolgessero direttamente i giovani. E quindi «non volevamo trovare solo un gestore – ha spiegato - ma creare le condizioni per una comunità viva che durasse nel tempo. Per questo è stato realizzato un percorso di formazione al quale hanno partecipato quaranta tra ragazzi e ragazze. E questo è un dato che, da solo, dice molto: perché non si è trattato solo di ascoltare o di “imparare come si fa”, ma di costruire legami, confrontarsi, mettere insieme energie diverse, conoscersi, fare rete. In altre parole, creare le basi per la coprogettazione con un’idea comune e con la voglia di lavorare insieme.»

«Questo progetto – ha continuato l’assessore – non immagina soltanto un calendario di eventi. L’idea è più ampia, è l’idea di uno spazio come comunità. L’idea di un luogo dove i giovani possano incontrarsi, proporre, sperimentare, collaborare; un posto in cui non si entra solo per “partecipare”, ma anche per sentirsi parte di qualcosa. E dove, insieme, si impara anche a prendersi cura del bene comune. Abbiamo iniziato questo mandato ascoltando una richiesta chiara: i giovani chiedono spazi. In questi anni sono stati creati e generati luoghi all’aperto per favorire aggregazione e socialità. Oggi compiamo un passo ulteriore: affidiamo ai giovani una parte del Centro Pertini, dando loro non solo uno spazio, ma anche una responsabilità e un riconoscimento concreto delle loro capacità. Mi piace l’immagine di un vero e proprio “arcipelago dei giovani”: una rete di spazi diffusi sul territorio, diversi tra loro ma collegati da un’idea comune.»

Di Gangi ha sottolineato l’orizzonte temporale di cinque anni di gestione da parte di Avol e R-Evolution, la presenza di un piano economico sostenibile e i momenti di controllo che verranno effettuati, di un progetto suscettibile quindi di cambiamenti strada facendo con l’biettivo di creare un “hub” per i giovani. A partire dal già esistente servizio dell’Informagiovani che viene confermato, aggiungendovi nuove iniziative, nuove idee, nuovi progetti.
Bassani e Brambilla hanno quindi parlato delle nuove iniziative e delle prospettive gestionali.

Bassani ha spiegato come in questi ultimi anni qualcosa si sia mosso sul fronte delle risposte alle esigenze dei giovani, ma che ancora ci sia molto lavoro da fare: «I giovani apprezzano gli spazi che già ci sono, me ne hanno bisogno anche di altri». E proprio guardando alla trasformazione interna del centro civico, si è parlato di una sala adibita allo studio, di un’aula ricreativa per giocare e socializzare. «Si inizierà con poche proposte – ha aggiunto – per poi allargarci. Partendo dal già esistente, come per esempio lo sportello psicologico che è un’iniziativa che i giovani apprezzano e di cui hanno bisogno».

Brambilla ha rilevato come in città esistano già molte associazioni «che fanno cose belle. Il problema non è la mancanza di energie: è la mancanza di connessioni tra queste energie. Ognuno lavora nel proprio spazio e alcuni faticano anche ad avere uno spazio concreto. Ognuno propone le proprie attività, ma raramente queste realtà si parlano. Il Centro Pertini non deve essere un contenitore, un posto dove si fanno cose quando qualcuno le organizza, e che altrimenti resta vuoto. Deve essere un luogo sempre vivo, sempre accogliente, sempre attraversato da persone. Di mattina, un ragazzo può venire a studiare. Di pomeriggio, un gruppo si ritrova nel laboratorio per costruire qualcosa insieme. La sera, uno spazio si trasforma in un corso di teatro, una lezione di agricoltura rigenerativa, un incontro sulla salute mentale e il benessere. Nel weekend un evento aperto alla città».

Inoltre – ha spiegato lo stesso Brambilla -il centro diventerà un “Living Lab”: c’è un accordo con l’Università Cattolica di Milano, la quale utilizzerà il centro lecchese «come luogo di studio e sperimentazione per capire come i luoghi di comunità possano contribuire a rigenerare il tessuto sociale di un territorio. Perché vogliamo capire cosa funziona e vogliamo che questo modello possa essere replicato altrove, Lecco ha la possibilità di diventare un punto di riferimento nazionale».
E questi spazi aperti ai giovani avranno appunto il nome di Cubo³, un nome coniato – ha spiegato Bassani - da una parte per la forma squadrata del centro civico e dall’altra per evocare l’elevazione a potenza, sottolineando quindi come un’attività ne possa generare altre. Appunto, al cubo.
Già è stato programmato un fine settimana inaugurale fissato per l’11 e 12 aprile: il sabato si terrà un torneo di pallavolo, mentre la domenica verrà presentato il progetto, si terrà una tavola rotonda sui temi della partecipazione giovanile e della cultura, saranno allestiti stand e laboratori dimostrativi di tutte le associazioni coinvolte nel progetto, un aperitivo comunitario con musiva. Per i giorni seguenti è già stato predisposto un calendario di iniziativa che vanno dall’agricoltura rigenerativa, al corso di sopravvivenza, dal corso di teatro per principianti a quello che il teatro lo uso quale percorso educativo sull’affettività.

Di giovani si parla ancora quale destino della struttura di via dell’Eremo e a questo proposito il Comune ne ha affidato ufficialmente la gestione a un “cartello” guidato dall’associazione di volontariato Avol, legata alle Acli lombarde, e all’associazione “R-Evolution” che nei prossimi cinque anni si faranno carico di coordinare il funzionamento di quello che si vuole diventi un vero e proprio punto di riferimento dei giovani, promuovendo iniziative, suggerendo attività, organizzando manifestazioni culturali gratuite o a prezzi moderati, mettendo loro a disposizione spazi per ritrovarsi. A studiare ma anche a divertirsi. Rivolgendosi a una platea particolarmente ampia: dando per scontato, che il “Cubo” sarà comunque aperto a tutti, ci si rivolge in particolare alla fascia d’età che va dai 14 ai 35 anni, testimoniando come ormai il “tempo giovane” si sia ormai dilatato.
L’accordo tra Comune e associazioni è stato presentato questa mattina – naturalmente allo stesso centro civico – con l’intervento del sindaco Mauro Gattinoni, dell’assessore alle politiche giovanili Stefania Valsecchi, della capodipartimento cultura Giuseppina Di Gangi e dei rappresentanti delle due associazioni capofila del progetto: Riccardo Bassani per Avol e Giacomo Brambilla per R-Evolution.
Il sindaco Gattinoni ha parlato di un passaggio importante perché, dopo aver pensato agli interventi di riammodernamento di una struttura che ha pur sempre una cinquantina d’anni, è venuto il momento di parlare dei “contenuti” che è appunto un luogo rivolto ai giovani gestito da associazioni costituite da giovani. Fermo restando – ha proseguito il primo cittadino - «che non ci limitiamo a dare loro le chiavi in mani e poi arrivederci a fra cinque anni. Tra Comune e associazioni ci saranno un dialogo e un monitoraggio continuo delle attività».
Da parte sua, l’assessore Valsecchi ha esordito ringraziando la sua predecessora Alessandra Durante «per la visione e la determinazione con cui ha voluto che il Centro Pertini diventasse uno spazio dedicato ai giovani, pensato per essere vissuto e gestito da loro, con fiducia e responsabilità».
Valsecchi ha ripercorso le tappe del progetto, il ricorso ad alcuni finanziamenti dell’Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni) volti ad attività rivolte appunto ad attività di coprogettazione che coinvolgessero direttamente i giovani. E quindi «non volevamo trovare solo un gestore – ha spiegato - ma creare le condizioni per una comunità viva che durasse nel tempo. Per questo è stato realizzato un percorso di formazione al quale hanno partecipato quaranta tra ragazzi e ragazze. E questo è un dato che, da solo, dice molto: perché non si è trattato solo di ascoltare o di “imparare come si fa”, ma di costruire legami, confrontarsi, mettere insieme energie diverse, conoscersi, fare rete. In altre parole, creare le basi per la coprogettazione con un’idea comune e con la voglia di lavorare insieme.»

«Questo progetto – ha continuato l’assessore – non immagina soltanto un calendario di eventi. L’idea è più ampia, è l’idea di uno spazio come comunità. L’idea di un luogo dove i giovani possano incontrarsi, proporre, sperimentare, collaborare; un posto in cui non si entra solo per “partecipare”, ma anche per sentirsi parte di qualcosa. E dove, insieme, si impara anche a prendersi cura del bene comune. Abbiamo iniziato questo mandato ascoltando una richiesta chiara: i giovani chiedono spazi. In questi anni sono stati creati e generati luoghi all’aperto per favorire aggregazione e socialità. Oggi compiamo un passo ulteriore: affidiamo ai giovani una parte del Centro Pertini, dando loro non solo uno spazio, ma anche una responsabilità e un riconoscimento concreto delle loro capacità. Mi piace l’immagine di un vero e proprio “arcipelago dei giovani”: una rete di spazi diffusi sul territorio, diversi tra loro ma collegati da un’idea comune.»
Di Gangi ha sottolineato l’orizzonte temporale di cinque anni di gestione da parte di Avol e R-Evolution, la presenza di un piano economico sostenibile e i momenti di controllo che verranno effettuati, di un progetto suscettibile quindi di cambiamenti strada facendo con l’biettivo di creare un “hub” per i giovani. A partire dal già esistente servizio dell’Informagiovani che viene confermato, aggiungendovi nuove iniziative, nuove idee, nuovi progetti.
Bassani e Brambilla hanno quindi parlato delle nuove iniziative e delle prospettive gestionali.
Bassani ha spiegato come in questi ultimi anni qualcosa si sia mosso sul fronte delle risposte alle esigenze dei giovani, ma che ancora ci sia molto lavoro da fare: «I giovani apprezzano gli spazi che già ci sono, me ne hanno bisogno anche di altri». E proprio guardando alla trasformazione interna del centro civico, si è parlato di una sala adibita allo studio, di un’aula ricreativa per giocare e socializzare. «Si inizierà con poche proposte – ha aggiunto – per poi allargarci. Partendo dal già esistente, come per esempio lo sportello psicologico che è un’iniziativa che i giovani apprezzano e di cui hanno bisogno».
Brambilla ha rilevato come in città esistano già molte associazioni «che fanno cose belle. Il problema non è la mancanza di energie: è la mancanza di connessioni tra queste energie. Ognuno lavora nel proprio spazio e alcuni faticano anche ad avere uno spazio concreto. Ognuno propone le proprie attività, ma raramente queste realtà si parlano. Il Centro Pertini non deve essere un contenitore, un posto dove si fanno cose quando qualcuno le organizza, e che altrimenti resta vuoto. Deve essere un luogo sempre vivo, sempre accogliente, sempre attraversato da persone. Di mattina, un ragazzo può venire a studiare. Di pomeriggio, un gruppo si ritrova nel laboratorio per costruire qualcosa insieme. La sera, uno spazio si trasforma in un corso di teatro, una lezione di agricoltura rigenerativa, un incontro sulla salute mentale e il benessere. Nel weekend un evento aperto alla città».
Inoltre – ha spiegato lo stesso Brambilla -il centro diventerà un “Living Lab”: c’è un accordo con l’Università Cattolica di Milano, la quale utilizzerà il centro lecchese «come luogo di studio e sperimentazione per capire come i luoghi di comunità possano contribuire a rigenerare il tessuto sociale di un territorio. Perché vogliamo capire cosa funziona e vogliamo che questo modello possa essere replicato altrove, Lecco ha la possibilità di diventare un punto di riferimento nazionale».
E questi spazi aperti ai giovani avranno appunto il nome di Cubo³, un nome coniato – ha spiegato Bassani - da una parte per la forma squadrata del centro civico e dall’altra per evocare l’elevazione a potenza, sottolineando quindi come un’attività ne possa generare altre. Appunto, al cubo.
Già è stato programmato un fine settimana inaugurale fissato per l’11 e 12 aprile: il sabato si terrà un torneo di pallavolo, mentre la domenica verrà presentato il progetto, si terrà una tavola rotonda sui temi della partecipazione giovanile e della cultura, saranno allestiti stand e laboratori dimostrativi di tutte le associazioni coinvolte nel progetto, un aperitivo comunitario con musiva. Per i giorni seguenti è già stato predisposto un calendario di iniziativa che vanno dall’agricoltura rigenerativa, al corso di sopravvivenza, dal corso di teatro per principianti a quello che il teatro lo uso quale percorso educativo sull’affettività.
D.C.




















