PAROLE CHE PARLANO/272

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Quaderno

 Semplice, umile, molto pratico, lo abbiamo scelto con cura e lo abbiamo stretto tra le mani soprattutto negli anni di scuola: a quadretti, a righe, di brutta o di bella. Il quaderno è forse l’oggetto più familiare della vita degli studenti.

Perché si chiama così? Abbiamo mai pensato che il termine quaderno ricorda un numero, precisamente il quattro? E, infatti, arriva direttamente dal latino quaterni, che significa “a quattro a quattro”. Nell’antichità, quando si preparava un fascicolo per scrivere, si prendevano quattro fogli, magari di pergamena, si piegavano in due e si infilavano l’uno dentro l’altro. Il risultato? Sedici pagine, pronte per essere cucite insieme e ricoperte di inchiostro e magari di preziose miniature. Quel piccolo blocco era detto quaternio: l’unione ordinata di quattro fogli.

Alla base c’è quattuor, cioè quattro, radice che ha generato una famiglia di parole davvero ampia. Pensiamo ai quattrini, monete che in origine valevano quattro denari; al quadrante dell’orologio; alla quadriglia, la danza in cui le coppie si dispongono secondo una figura quadrata. Anche mettere a soqquadro, cioè fuori assetto, in disordine. E altre come inquadrare, quadrato, quadrilatero, quadrivio, squadra, quadrupede…

 Col tempo, il quaderno ha perso il suo legame stretto con i quattro fogli e ha iniziato a indicare qualsiasi fascicolo di carta destinato alla scrittura. Oggi ne esistono di ogni tipo e formato, ma il nome conserva quel segreto artigianale: l’antica pratica di piegare la carta secondo una misura precisa per dare forma alle parole.

Anche i tipografi, per quanto riguarda i libri, usano i termini ottavi, sedicesimi, trentaduesimi (multipli di quattro) per indicare quante volte viene piegato un foglio stampato. 

Dante Alighieri, nel “Paradiso” (con le parole dell'avo Cacciaguida: il “quaderno de la vostra matera”), usa questo termine in un senso più alto e filosofico, riferendosi all’insieme ordinato degli elementi che compongono la materia del mondo. Quattro, ancora una volta: aria, terra, fuoco, acqua. Come a suggerire che persino l’universo, in fondo, può essere letto come un grande quaderno: fatto di fogli, pieghe e leggi invisibili, non sempre facili da decifrare, che tengono insieme il tutto.

Rubrica a cura di Dino Ticli
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