Lecco, Bione: tutte le criticità della proposta di partenariato pubblico-privato

Prima della fine del mandato sarà valutata dal consiglio comunale lecchese la possibilità di dichiarare il pubblico interesse sulla proposta di partenariato pubblico-privato che ha presentato una cordata di soggetti in vista della riqualificazione e della gestione del centro sportivo del Bione. Un passaggio “preliminare” che già però vede una notevole complessità come è stato rilevato nella lunga commissione congiunta in cui il segretario generale Francesco Bergamelli ha illustrato la delibera. 

“Questa proposta è stata presentata ai sensi del cosiddetto Decreto Stadi che prevede un processo decisionale un po’ più semplificato per permettere degli interventi di riqualificazione degli impianti sportivi pubblici da parte dei privati, ma contestualmente va tenuto presente il codice degli appalti visto che stiamo parlando di partenariato pubblico-privato” ha spiegato il segretario generale prima di ricordare l’iter: la proposta di cui si sta discutendo da settimane è stata infatti presentata nell’aprile 2025, in seguito il Comune ha verificato se ci fossero altri operatori interessati ad avanzare proposte analoghe tramite un avviso pubblico reso noto il 12 dicembre 2025 che ha dato esito negativo. Nel frattempo è stata convocata una conferenza dei servizi preliminare con gli enti interessati dal progetto che ha stabilito che fosse necessaria una decisione del consiglio comunale sulla sussistenza o meno del pubblico interesse dell’opera vista l’onerosità dell’esborso che prevede. Una decisione che quindi il consiglio comunale è chiamato a prendere anche seguendo le indicazioni di due consulenti esperti in materia che hanno analizzato in profondità la proposta evidenziando tutte le criticità che essa presenta e che dovranno essere sistemate se si vorrà procedere su questa strada.

Le relazioni sono allegate alla delibera ma sono state spiegate nel dettaglio in commissione. Fabrizio Robbiano, che si è occupato della sostenibilità economico-finanziaria del progetto, ha nuovamente sottolineato la complessità dell’operazione che per come è proposta è composta di due sotto-operazioni che combinano quanto previsto dal Decreto Stadi e dal Codice degli appalti: "Il primo prevede la possibilità di presentare un documento di fattibilità, quindi noi stiamo ragionando su questo documento del tutto preliminare. Il Codice degli appalti dice che di fronte a un’operazione di partenariato pubblico-privato, che comporta che dei privati presentino una proposta di riqualificazione e gestione dell’opera, si debba effettuare una valutazione di convenienza rispetto a un intervento diretto dell’ente. Inoltre, la proposta si compone di due istituti giuridici diversi: uno riguarda la locazione finanziaria e l’altra la concessione. La prima ha un importo lordo di 24 milioni di euro per la realizzazione di impianti sportivi al centro Bione del lotto 1, il secondo pezzo prevede un costo di 1 milione di euro per altre opere e la gestione per 20 anni di quelle realizzate nel suo complesso. L’insieme ammonta a circa 26,3 milioni a cui poi va aggiunta la corresponsione di un canone di leasing al soggetto finanziatore, mentre il gestore si impegna a corrispondere al Comune un canone che parte dai 50mila fino ai 95mila euro a regime. Nello svolgere l’analisi preliminare di sostenibilità e convenienza economico-finanziaria abbiamo simulato l’ipotesi di ricorrere a un mutuo presso Cassa depositi e prestiti e a un appalto ordinario. Accanto a questo, abbiamo simulato anche l’affidamento a un soggetto gestore esterno con un canone di locazione maggiorato del 50% rispetto all’ipotesi di partenariato pubblico-privato. Da questo confronto emerge un differenziale di 1,4 milioni di euro maggiore nel caso della proposta in discussione. Però poi bisogna verificare se questo maggiore impatto sia sostenibile in base a una valutazione dei rischi, quelli di costruzioni e quelli di disponibilità, che nel caso del partenariato sono trasferiti agli operatori privati: emerge che quel differenziale è sostenibile e motivabile. Ci sono però dei punti di attenzione che il Comune deve porre: serve un sistema per monitorare e operare delle trattenute sul canone nel momento in cui il gestore non rispondesse in maniera adeguata agli obblighi di disponibilità dell’impianto e bisogna porre attenzione ai flussi derivanti dalla gestione dell’impianto sportivo, oltre una determinata soglia si deve poter incidere sul canone di concessione riconosciuto al Comune”.

L’avvocato Paola Roullet si è occupata invece della proposta di partenariato in sé: “Il partenariato pubblico-privato può essere buono o cattivo a seconda di come viene impostato e nel mio lavoro ho cercato di far emergere le criticità per poterle risolverle. L’operatore presenta la proposta sulla base di quanto previsto dal Decreto Stadi che però non è perfettamente aggiornato con il Codice degli appalti; inoltre ha posto sul tavolo anche una bozza di convenzione e della documentazione economico-finanziaria che ad oggi è prematura. Noi dobbiamo creare degli strumenti efficaci per l’amministrazione per controllare e impedire all’operatore economico di gestire male l’impianto che sarà oggetto del contratto. Il partenariato pubblico-privato presuppone un finanziamento prevalente da parte del soggetto privato, e che il rischio operativo sia in capo ad esso non solo formalmente ma sostanzialmente: il corretto posizionamento del rischio operativo è quello che differenzia un appalto ordinario rispetto ad un partenariato pubblico-privato”.

I primi commenti a caldo dei commissari di opposizione sono stati di diffidenza rispetto alla proposta: “Qui il rischio se lo assume il Comune, e a quel punto facciamo un progetto noi e lo mettiamo a gara. Questo è tutto tranne che un partenariato pubblico-privato” ha detto Corrado Valsecchi. A seguire Lorella Cesana ha parlato di “un quadro fragile e tutto fuorché prudenziale”, mentre Simone Brigatti ha sottolineato che “le associazioni hanno detto quanto questo progetto sia inutile e i tecnici hanno elevato dubbi. Stiamo andando a schiantarci contro un muro”. L’assessore allo Sport Emanuele Torri ha replicato che la delibera che sarà presentata al consiglio comunale pone delle condizioni necessarie per il pubblico interesse: il riconoscimento delle indicazioni emerse dalla conferenza dei servizi preliminare, l’aggiornamento della regolazione dei rapporti tra le parti prevedendo una diversa collocazione dei rischi e del quadro economico-finanziario dell’operazione, l’esclusione della prelazione in sede di gara e l’accoglimento delle richieste delle associazioni sportive come l’esigenza di trovare spazi di riscaldamento pre-partita”.

La discussione riprenderà la prossima settimana in una nuova seduta della commissione congiunta.
M.V.
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