Lecco: una unità mobile per assistere chi vive in strada

Inaugurato il camper (“unità mobile”, nel linguaggio tecnico) di supporto alle equipe sociosanitaria “di strada” che già operano da cinque anni in città e sul territorio per affrontare i casi di fragilità: i senzatetto, coloro che vivono ai margini per dipendenze da alcol o droghe e le altre emergenze che dovessero verificarsi. Si tratta di un camper attrezzato con un lettino medico, un frigorifero per i farmaci, un divanetto. Un automezzo che consentirà di potenziare il servizio di assistenza sia dal punto sanitario che da quello assistenziale.
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Il progetto rientra nell’ambito del Patto di inclusione sociale – stipulato cinque anni fa e rinnovato nel dicembre dello scorso anno e che coinvolge enti pubblici e associazioni di volontariato. Il camper sarà operativo in città e nei Comuni limitrofi, laddove verranno segnalati casi per cui si rende necessaria la presenza dell’unità di strada. Reperibilità a tutte le ore del giorno e della notte. 
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Questa mattina, è stato presentato in piazza Garibaldi con l’intervento del sindaco Mauro Gattinoni e dell’assessore comunale al sociale Emanuele Manzoni, i rappresentanti dell’associazione “Il Gabbiano” Manuela Colombera e Massimo Pirovano, dell’Azienda sociosanitaria Costanza Agostoni, il segretario della Fondazione comunitaria del Lecchese Paolo Dell’Oro, il prevosto don Bortolo Uberti, esponenti di altre associazioni e naturalmente quello che sarà l’equipaggio del camper: la squadra d’intervento interamente al femminile.unitamobilecamper__8_.JPG (420 KB)
Il sindaco Gattinoni ha parlato del frutto di una rete che unisce associazioni e istituzioni, di uno spirito «che consente di condividere le competenze di ciascuno.
Il presidente del “Gabbiano” Pirovano e la psicoterapeuta della stessa associazione Colombera hanno ringraziato tutti coloro che hanno dato il proprio contributo per la realizzazione del progetto «nato tanti anni fa – le parole di Pirovano – e che si è sviluppato perché è diventato un progetto di rete, prima tra le associazioni del terzo settore e poi coinvolgendo le istituzioni.
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L’assessore Manzoni ha rilevato come «solitamente il cittadino segnala un caso di marginalità inviando una e-mail al Comune e può sapere che dietro quella persona da assistere c’è un dispiegamento di forze in cui ognuno fa il proprio pezzettino permettendo che le persone siano meno sole. E davvero in questi anni molte persone incontrate in strada hanno poi trovato un posto in una comunità o una casa in cui vivere autonomamente. Certo, c’è anche chi decide di tornare sulla strada. Ma i cittadini possono sapere che quelle persone hanno un nome, non sono fantasmi che magari generano timori, ma persone conosciute».
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Costanza Agostoni della Rete dipendenze dell’Azienda sanitaria ha parlato di una grande occasione: per l’assistenza di prossimità anche in luoghi dove non ci sono ambulatori, per la “medicina di iniziativa” per cui siamo noi che andiamo dove c’è bisogno uscendo da schemi rigidi di assistenza, per l’integrazione tra sociale e sanitario.

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Paolo Dell’Oro della Fondazione comunitaria ha sottolineato l’importanza dei contributi che arrivano dalla società, sottolineando come sia più significativa la quantità che l’entità perché dimostra un coinvolgimento maggiore del territorio. 
In cifre, il camper – tra acquisto e allestimento – è costato 104 mila euro: la Fondazione ne ha versati 75 mila, metà dei quali provenienti da varie donazioni.
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Infine, anche monsignor Uberti ha sottolineato l’importanza della collaborazione, della “rete”: «Sappiamo quanto sia difficile operare con le persone più fragili. Non bastano una moneta o una coperta, ma occorre un servizio attento e intelligente, E questo progetto dice che c’è una città che non lascia indietro nessuno e deve spingere i cittadini non solo a segnalare i casi di bisogno, ma anche a chiedersi: “Cosa posso fare io?”»
D.C.
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