Capitale della cultura: tra annunci e realtà

Articolo: Carlo Piazza (Lega): “Capitale della Cultura, l’ennesima dimostrazione di un’amministrazione fatta di annunci e zero risultati”

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È QUASI imbarazzante constatare, ancora una volta, la pochezza di certi politici e candidati, sempre pronti a "scoprire" temi e questioni solo dopo aver letto pensieri, analisi e post altrui. Tra i più zelanti in questo esercizio c’è, a pieno titolo, Carlo Piazza. Che, pur di confezionare un comunicato stampa elettorale, prende informazioni, le manipola e omette parti essenziali della realtà. E viene da chiedersi: davvero questa è la cifra con cui si pensa di amministrare una città?
L’ULTIMO episodio riguarda l’assegnazione del titolo di Capitale italiana della Cultura 2028 ad Ancona e il conseguente "caso Lecco". Piazza legge la notizia - e i richiami a Lecco - con tutta evidenza riprendendoli da un mio post di questa mattina, in cui ricostruivo fatti e passaggi. Poi però interviene il consueto passaggio creativo: rielabora, distorce, attribuisce meriti a chi non ne ha e responsabilità solo a chi gli è utile, per finalità esclusivamente elettorali.
PER QUESTO, più che una replica, è una questione di onestà intellettuale verso chi legge chiarire un punto: qui non siamo di fronte a una differenza di opinioni, ma a una vera e propria distorsione dei fatti.
I PRIMI a millantare, da anni, candidature di Lecco a Capitale della Cultura - persino prima del Comune - sono infatti sempre gli stessi soggetti: Confcommercio (Peccati) e Camera di Commercio (Dadati) che, puntualmente, quasi a ogni apertura del Festival "Leggermente", rilanciano l’annuncio: Lecco capitale della Cultura. Peccato che tutto si fermi lì: conferenze stampa, titoli sui giornali, annunci. Candidature effettivamente presentate: nessuna. Ed è questo il punto. Non altro. Perché mai una volta, tra un Festival e l'altro, tra un tempo di annunci e un altro sempre di annunci che loro, i finti proponenti, lavorino per farlo, per presentarla davvero una candidatura. Perché gli annunci sono facili, il lavoro prevede talenti, impegno, idee, progettazione, tempo, fatica, soldi, soluzioni.
LA CANDIDATURA per il 2028, sbandierata con entusiasmo, era già fuori tempo massimo dal punto di vista tecnico -amministrativo. Esattamente come le precedenti. Eppure, per mera e bassa convenienza elettorale, Piazza sceglie di ignorare tutto questo e di applaudire l'inapplaudibile. E gii inapplaudibili
ANCORA più curioso è che, nella stessa operazione, Piazza dimentichi accuratamente gli annunci - altrettanto vuoti - provenienti dal proprio stesso campo politico riportati nel mio post (come erano quelli di Zamparini).
RISCRIVERE un ragionamento civico per adattarlo a una polemica precostruita non è solo scorretto: è francamente imbarazzante.
C’È POI un altro aspetto che merita attenzione: si promette oggi ciò che ieri non si è mai nemmeno iniziato a costruire. Perché le candidature non si improvvisano: si preparano. Anche dall’opposizione. Richiedono mesi, anni di lavoro, idee, risorse e un coinvolgimento reale della città. Tutto ciò che, finora, è sempre mancato.
SE si vuole un confronto serio, si parta da qui: dai fatti. Altrimenti siamo davanti all’ennesima manifestazione di quella stessa "cultura degli annunci" che a parole si dice di voler combattere. E su questo, davvero, c’è poco da interpretare.
SE INVECE si vuole iniziare a fare qualcosa di concreto - e non a strumentalizzarlo malamente - uno spunto, tra i tanti, c’è.
SI COMINCI a costruire un progetto vero: relazioni, lavoro, contenuti. Ad esempio, un percorso che valorizzi Lecco come capitale culturale a partire dalla sua straordinaria tradizione letteraria: un parco o ecomuseo diffuso della letteratura.
PARTENDO da un dato semplice:
NELL'800 due dei tre libri più letti e diffusi in Italia - I Promessi Sposi e Il Bel Paese - sono opera di autori legati al nostro territorio: Alessandro Manzoni e Antonio Stoppani - UNO dei maggiori romanzi (per popolarità) del primo 900 fu Piccolo Mondo Antico, di ambientazione varennese, come dimostrato recentemente anche dagli studi di don Lauro Consonni;
UNO dei principali esponenti della poesia italiana del primo '800 fu il Parini, di Bosisio, formatosi culturalmente nel salotto letterario dell’abate Agudio, malgratese. - A Bellano abbiamo avuto figure di grande importanza come il medico-poeta Sigismondo Boldoni, la cui opera è stata riedita e la cui figura è stata "riportata alla luce" in tempi recenti dal prof. Franco Minonzio. Sempre Bellano ha dato i natali al padre del romanzo storico italiano, Tommaso Grossi.
ALTRO dato interessante è quello relativo al Gadda: sua madre era di Casletto di Rogeno, e l’ambientazione de "La cognizione del dolore" (tra i cinque maggiori capolavori della letteratura italiana del '900) è del tutto lecchese.
RESTA infine la questione dei salotti letterari: quello della Venini, sempre in Varenna, dell’Agudio a Malgrate (ci passarono il Verri, il Giusti, l’Imbonati, oltre che al citato Parini), o ancora la Barco di Maggianico che ospitò gli esponenti della Scapigliatura milanese nel famoso Albergo del Davide. 
Il Ghislanzoni, librettista di Verdi e giornalista fu anch’egli lecchese.
E la poetessa Francesca Manzoni, che non avrà scritto capi d’opera ma della quale è più che onorevole la memoria
OLTRE la valsassinese Antonia Pozzi, oggi sempre più riconosciuta.
SENZA spingersi troppo oltre va anche rammentata la presenza di Stendhal ad Oggiono, e quella del Foscolo nel meratese, dove scrisse parte de I Sepolcri. Insomma, il materiale non manca. Anzi, è straordinario. Lecco, insieme a Bosisio, Malgrate, Varenna, Bellano e al territorio circostante, potrebbe costruire un progetto collaborativo intercomunale affascinante capace di valorizzare in modo sistematico e unitario un patrimonio culturale unico in Italia, davvero straordinario soprattutto per quanto riguarda l’Ottocento.
E in più fra poche settimane riapre, per rimanere aperta e sempre più valorizzata, Villa Manzoni. Chissà se Piazza ha capito, questa volta. 
Paolo Trezzi
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