In viaggio a tempo indeterminato/422: tutto da rifare

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Non è la prima volta che sbagliamo, ma chissà se anche questo è il progetto di qualche divinità scomparsa tra le acque dell'oceano.
No, non sto delirando e confermo che le foglie di coca servono solo per il mal d'altitudine, non hanno altri effetti (tranquilla mamma!).
Ma c'era una credenza diffusa tra gli Inca, ereditata da antiche popolazioni andine, sulla creazione del mondo e dell'umanità.
Gli Inca abitavano il Sud America prima dell'arrivo degli spagnoli. Erano astronomi, ingegneri, architetti e conoscevano il mondo molto meglio di come potremmo immaginarci.
La leggenda è interessante perché inizia con un errore (sì, anche le divinità sbagliano!) e finisce con un mistero.

All’inizio non c’era nulla. Niente cielo, niente sole, niente esseri viventi. Solo buio e silenzio. Il mondo era immerso in un vuoto senza forma, e sopra ogni cosa si estendeva un cielo nero, privo di stelle.
E in mezzo a tutto questo, le acque ferme del Lago Titicaca.
Da lì emerse Viracocha, non si sa come, perché o quando.
Non “nacque” nel senso normale: semplicemente, ad un certo punto, comparve. Si guardò intorno e vide un mondo vuoto, incompleto e governato dal caos. Decise allora di mettersi al lavoro. Creò la terra, separò il cielo dalle acque e accese il sole, la luna e le stelle. Il buio lasciò quindi lo spazio alla luce. Poi creò gli esseri umani.
Ma lì fece un errore perché qualcosa decisamente non funzionava. Queste prime creature "umane" erano strane: enormi, goffe, imperfette. Erano creature senza equilibrio, senza rispetto, senza armonia. Non vivevano in armonia con quello che li circondava e non rispettavano nulla. Viracocha capì di aver sbagliato qualcosa nella creazione di questi umani e la prese parecchio male.
Senza pensarci troppo e senza mezze misure, fece qualcosa di drastico: eliminò completamente quegli esseri che aveva appena creato.
Secondo la leggenda, scatenò una catastrofe enorme, un diluvio o qualcosa di simile (in questo Viracocha ricorda i colleghi di altre religioni!) e cancellò completamente quella prima umanità. In altre versioni della storia trasformò gli uomini in pietre, lasciandoli lì come avvertimento.
Insomma, usò la mano pesante. Chissà come deve esserci rimasto male Viracocha per aver creato quegli esseri irrispettosi.
Nonostante la disfatta, però, non si arrese e ricominciò da capo.
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Creò una nuova umanità, più simile a come siamo noi oggi. Più fragile della precedente ma anche più saggia. Uomini e donne in grado di vivere in armonia tra loro e con ciò che li circonda. Capaci di  imparare, di costruire, di amare. Questa volta, però, per non sbagliare come la volta precedente, decise di non li lasciarli soli.
Assunse l’aspetto di un uomo e iniziò a camminare tra loro.
Attraversò valli e montagne, villaggi e deserti. Nessuno sapeva davvero chi fosse. Alcuni lo vedevano come un vecchio mendicante, altri come un viaggiatore solitario. Insegnava a coltivare la terra, a costruire case, a vivere in comunità. Mostrava agli esseri umani come rispettare la natura e convivere in pace.
Ma non tutti lo ascoltavano (qualche errorino Viracocha l'aveva comunque rifatto).
Chi lo derideva o lo rifiutava, però, veniva punito. Intere comunità venivano distrutte, e alcuni uomini trasformati in pietra, fissati per sempre nel momento del loro errore. Ovunque passasse, lasciava dietro di sé sia conoscenza che timore.
In pratica applicava alla lettera la frase usata dalle mamme negli anni '90: "come ti ho creato, ti distruggo".
Dopo aver viaggiato a lungo in tutto il Pianeta, Viracocha arrivò all’oceano.
Lì si fermò a guardare l'orizzonte. Le persone che lo avevano seguito nel suo viaggio, capirono che stava per succedere qualcosa di importante e si raccolsero intorno a lui in silenzio.
A un tratto Viracocha iniziò a camminare sulle acque dell'oceano (anche qui, superpotere condiviso con altri colleghi religiosi).
Non si voltò indietro. Non disse nulla. Continuò a camminare verso l’orizzonte finché la sua figura divenne sempre più piccola, sempre più lontana, fino a scomparire del tutto.
Secondo la leggenda, Viracocha però non se ne è andato davvero. Si dice che osservi ancora il mondo da qualche luogo oltre il mare e un giorno tornerà, come aveva promesso, per vedere cosa ne è stato della sua creazione.
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Perché ho deciso di raccontare questa leggenda?
Per tre motivi principali.
Il primo è che siamo a Cusco, la città del Perù che era considerata il centro del mondo per gli Inca. È qui che Viracocha disse all'umanità di costruire i primi villaggi e i primi templi. Era il cuore pulsante della civiltà Inca e ancora oggi è considerato il luogo perfetto per scoprire la storia di queste popolazioni. La città conserva, infatti, due anime ben distinte che non si sono mai realmente mischiate ma si sono scontrate.
Ci sono i muri degli antichi templi costruiti con pietre tagliate perfettamente e incastrate senza bisogno di materiali leganti come malta o cemento. Era una tecnica usata dagli Inca e degna dei migliori architetti.
E accanto ci sono le chiese costruite dagli spagnoli, i porticati, le piazze.
Due mondi che si sono scontrati qui, ma anche uno dei pochi luoghi dove ancora si riesce a percepire cosa doveva esserci stato in questo Paese prima della colonizzazione.
Il secondo motivo per cui la leggenda di Viracocha è affascinante, riguarda invece i dettagli. Il diluvio come punizione o camminare sulle acque ricordano molto episodi raccontati dal cristianesimo.
Le somiglianze sono curiose ma hanno dietro una spiegazione logica. Molte culture, nonostante i chilometri di distanza, tendevano a creare miti simili per spiegare il mondo.
Alla fine, dalla notte dei tempi, i problemi che ha l'umanità sono gli stessi ad ogni latitudine.
C'è anche da dire che in questo caso specifico gli spagnoli possono aver accentuato le somiglianze riscrivendo i racconti Inca arrivati fino a noi.
E poi c'è il terzo motivo per cui il mito di Viracocha è importante. Perché metti caso sia vero e stia per tornare dall'oceano... Ragazzi, io ve lo dico, in questo momento non ci facciamo una bella figura come esseri umani. Rischiamo che ci trasformi tutti in pietre in un istante!
Angela (e Paolo)
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