Lecco: la casa della ’ndrangheta ora ospiterà le infermiere
Da sei a quattro posti letto: un alloggio temporaneo per un periodo tra i 6 e i 12 mesi destinato a infermiere e operatrici sociosanitarie al loro primo arrivo a Lecco per lavorare all’ospedale “Manzoni” e solitamente costrette a sistemazioni di fortuna.

E’ il futuro di un attico di indiscusso pregio in una palazzina di via Bainsizza a San Giovanni nel quale per anni ha abitato un esponente della ’ndrangheta. L’appartamento ha finito con l’essere confiscato dallo Stato e dallo scorso anno entrato nelle disponibilità dell’amministrazione comunale che, con il progetto “Civico 48” lo ha destinato appunto a ospitare il personale dell’ospedale.
La nuova destinazione è stata presentata questa mattina nel corso di un incontro all’interno dello stesso appartamento situato appunto in una palazzina realizzata una ventina d’anni fa, la Residenza Alessandra, al civico 48 di via Bainsizza, la strada che parte della chiesa di Olate per sbucare su corso Matteotti davanti all’ostello.

Al quarto piano dell’edificio c’è la zona giorno con ampio angolo cottura e con una terrazza dalla visuale che va dal Resegone al San Martino fino al monte Barro e guardando verso Garlate si coglie anche uno spicchio di lago. Una scala conduce alla zona notte con due camere e guardaroba.
L’appartamento di via Bainsizza si aggiunge alle altre strutture cittadine confiscate alla mafia e utilizzate a fini sociali: sempre a San Giovanni, un altro appartamento in viale Adamello destinato a ospitare famiglie in difficoltà e inaugurato nel 2012 con l’intitolazione ad Angelo Vassallo (il sindaco campano anticamorra ucciso nel 2010); a Pescarenico, il centro per anziani “Giglio” (dal nome della pizzeria ospitata un tempo) inaugurato nel 2015 e intitolato a Emanuela Loi (la poliziotta rimasta uccisa nell’attentato mortale contro il magistrato Paolo Borsellino nel 1992); infine a Belledo la pizzeria “Fiore” affidata nel 2017 alla gestione dell’associazione antimafia “Libera” e realizzata in quella che era la pizzeria “Wall Street”, quartiere generale del boss della ’ndrangheta Franco Coco Trovato.

La presentazione dell’alloggio di via Bainsizza è avvenuto in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie che ricorre appunto il 21 marzo.
Il sindaco Mauro Gattinoni ha parlato di circolo virtuoso, rilevando come il riutilizzo dell’appartamento di San Giovanni rientra da una parte nelle iniziative di carattere sociale e dall’altra è un segnale sul fronte delle politiche abitative, in una città dove i canoni di affitto risultano particolarmente pesanti. L’alloggio di via Bainsizza avrà infatti prezzi calmierati rispetto al mercato immobiliare lecchese.
«Ma soprattutto – ha concluso il primo cittadino – questo intervento ci ricorda come, ahimé, si debba sempre tenere alta la guardia nei confronti del “mafioso della porta accanto”».

Il prefetto Paolo Ponta, a proposito della Giornata antimafia, ha detto di arrivare in via Bainsizza proveniente da Erve dove, poco prima, era stata piantata la talea dell’albero dedicato a Falcone e Borsellino e dedicata alla memoria di don Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia a Palermo nel 1993. E proprio ricordando le figure dei magistrati assassinati, il prefetto ha parlato di come in Sicilia vi fosse una guerra aperta con la mafia. A differenza del nostro territorio: «Qui la mafia e la ’ndrangheta si infiltrano in maniera più subdola. Ci troviamo di fronte a persone eleganti che vivono in case eleganti e non in qualche quartiere malfamato. E quindi occorre tenere le antenne più alte».
E comunque in quest’occasione – ha aggiunto celebriamo una vittoria dello Stato, inteso come la comunità statale composta da tutti coloro che vi operano: «E in questo attico dove passava le giornate un criminale che si prendeva cura solo dei propri interessi, ora abiteranno persone oneste che si prenderanno cura della persona. Questa casa, dunque, cambia di 360 gradi.»

Il direttore generale dell’ASST di Lecco Marco Trivelli ha ricordato di avere lavorato in zone dove la criminalità organizzata fa sentire la propria presenza in tutti settori e anche la sanità aveva difficoltà nello svilupparsi come avrebbe dovuto e poi sottolineare come questo progetto lecchese vada invece proprio in direzione dello sviluppo e della vita.
Ha poi spiegato che il personale che sarà ospitato in quella casa sarà anche chiamato a un impegno di volontariato nei confronti del Comune di Lecco, «quale forma di ringraziamento, ma anche come occasione di inserimento nella società lecchese, affezionarsi a questa realtà, Questa iniziativa è indubbiamente il contrario di ciò che era questa casa.»

L’assessore al sociale Emanuele Manzoni ha quindi aggiunto: «Nelle scuole raccontiamo che lo Stato non è una cosa astratta: lo Stato sono gli ospedali, i reparti di maternità dove siamo nati, le scuole dove cresciamo. Allora, è bello pensare a questa scelta di condivisione. L’idea non è solo quella di mettere a disposizione un appartamento ma di portare le persone che vi abiteranno a radicarsi del nostro territorio, magari a sposarsi e a fare una famiglia qui. L’impegno nel volontariato non è quindi per “saldare i debiti” ma per collegarsi come altre associazioni del terzo settore. Perché questo sia un alloggio temporaneo in attesa che le persone possano radicarsi sul territorio.»

All’incontro era presenta anche il presidente degli Ordini degli infermieri di Lecco Fabio Fedeli che ha ricordato come egli stesso sia uno di quegli infermieri arrivati da fuori ormai sedici anni fa e che a Lecco ha messo radici. Una storia simile a quella di tanti colleghi che, una volta assunti, il primo mese o più ricorrono ai bed&breakfast o a sistemazione di fortuna.
E’ il futuro di un attico di indiscusso pregio in una palazzina di via Bainsizza a San Giovanni nel quale per anni ha abitato un esponente della ’ndrangheta. L’appartamento ha finito con l’essere confiscato dallo Stato e dallo scorso anno entrato nelle disponibilità dell’amministrazione comunale che, con il progetto “Civico 48” lo ha destinato appunto a ospitare il personale dell’ospedale.
Al quarto piano dell’edificio c’è la zona giorno con ampio angolo cottura e con una terrazza dalla visuale che va dal Resegone al San Martino fino al monte Barro e guardando verso Garlate si coglie anche uno spicchio di lago. Una scala conduce alla zona notte con due camere e guardaroba.
L’appartamento di via Bainsizza si aggiunge alle altre strutture cittadine confiscate alla mafia e utilizzate a fini sociali: sempre a San Giovanni, un altro appartamento in viale Adamello destinato a ospitare famiglie in difficoltà e inaugurato nel 2012 con l’intitolazione ad Angelo Vassallo (il sindaco campano anticamorra ucciso nel 2010); a Pescarenico, il centro per anziani “Giglio” (dal nome della pizzeria ospitata un tempo) inaugurato nel 2015 e intitolato a Emanuela Loi (la poliziotta rimasta uccisa nell’attentato mortale contro il magistrato Paolo Borsellino nel 1992); infine a Belledo la pizzeria “Fiore” affidata nel 2017 alla gestione dell’associazione antimafia “Libera” e realizzata in quella che era la pizzeria “Wall Street”, quartiere generale del boss della ’ndrangheta Franco Coco Trovato.

La presentazione dell’alloggio di via Bainsizza è avvenuto in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie che ricorre appunto il 21 marzo.
Il sindaco Mauro Gattinoni ha parlato di circolo virtuoso, rilevando come il riutilizzo dell’appartamento di San Giovanni rientra da una parte nelle iniziative di carattere sociale e dall’altra è un segnale sul fronte delle politiche abitative, in una città dove i canoni di affitto risultano particolarmente pesanti. L’alloggio di via Bainsizza avrà infatti prezzi calmierati rispetto al mercato immobiliare lecchese.
«Ma soprattutto – ha concluso il primo cittadino – questo intervento ci ricorda come, ahimé, si debba sempre tenere alta la guardia nei confronti del “mafioso della porta accanto”».
Il prefetto Paolo Ponta, a proposito della Giornata antimafia, ha detto di arrivare in via Bainsizza proveniente da Erve dove, poco prima, era stata piantata la talea dell’albero dedicato a Falcone e Borsellino e dedicata alla memoria di don Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia a Palermo nel 1993. E proprio ricordando le figure dei magistrati assassinati, il prefetto ha parlato di come in Sicilia vi fosse una guerra aperta con la mafia. A differenza del nostro territorio: «Qui la mafia e la ’ndrangheta si infiltrano in maniera più subdola. Ci troviamo di fronte a persone eleganti che vivono in case eleganti e non in qualche quartiere malfamato. E quindi occorre tenere le antenne più alte».
E comunque in quest’occasione – ha aggiunto celebriamo una vittoria dello Stato, inteso come la comunità statale composta da tutti coloro che vi operano: «E in questo attico dove passava le giornate un criminale che si prendeva cura solo dei propri interessi, ora abiteranno persone oneste che si prenderanno cura della persona. Questa casa, dunque, cambia di 360 gradi.»
Il direttore generale dell’ASST di Lecco Marco Trivelli ha ricordato di avere lavorato in zone dove la criminalità organizzata fa sentire la propria presenza in tutti settori e anche la sanità aveva difficoltà nello svilupparsi come avrebbe dovuto e poi sottolineare come questo progetto lecchese vada invece proprio in direzione dello sviluppo e della vita.
Ha poi spiegato che il personale che sarà ospitato in quella casa sarà anche chiamato a un impegno di volontariato nei confronti del Comune di Lecco, «quale forma di ringraziamento, ma anche come occasione di inserimento nella società lecchese, affezionarsi a questa realtà, Questa iniziativa è indubbiamente il contrario di ciò che era questa casa.»
L’assessore al sociale Emanuele Manzoni ha quindi aggiunto: «Nelle scuole raccontiamo che lo Stato non è una cosa astratta: lo Stato sono gli ospedali, i reparti di maternità dove siamo nati, le scuole dove cresciamo. Allora, è bello pensare a questa scelta di condivisione. L’idea non è solo quella di mettere a disposizione un appartamento ma di portare le persone che vi abiteranno a radicarsi del nostro territorio, magari a sposarsi e a fare una famiglia qui. L’impegno nel volontariato non è quindi per “saldare i debiti” ma per collegarsi come altre associazioni del terzo settore. Perché questo sia un alloggio temporaneo in attesa che le persone possano radicarsi sul territorio.»
All’incontro era presenta anche il presidente degli Ordini degli infermieri di Lecco Fabio Fedeli che ha ricordato come egli stesso sia uno di quegli infermieri arrivati da fuori ormai sedici anni fa e che a Lecco ha messo radici. Una storia simile a quella di tanti colleghi che, una volta assunti, il primo mese o più ricorrono ai bed&breakfast o a sistemazione di fortuna.
D.C.




















