Lecco: la Mauritania è più vicina, con 'Habibi'

L'associazione di volontariato e di solidarietà internazionale Habibi, dall'arabo "amore", si è presentata nella serata di domenica ai cittadini lecchesi con un momento di condivisione e di racconti. 
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I fondatori, Chiara Giambagli (presidentessa), Erica Torri (vicepresidentessa), Alessandro Pandiani e Samuele Catalano, hanno spiegato come il sodalizio sia nato da una solidarietà spontanea e dalla volontà di diffondere questo sentimento anche alle altre persone. Lo scopo dell'associazione è quello di portare aiuto e sostegno alla Mauritania, in particolare alla comunità di Madeen el-Irvane, che le due co-fondatrici hanno visitato e di cui si sono innamorate. 
Agli intervenuti hanno quindi voluto raccontare quello che hanno visto, i motivi che le hanno spinto a fondare quest'associazione, che ha quasi un mese di vita, e le azioni benefiche che sono riuscite a fare e che hanno intenzione di portare avanti: "Il problema della società di oggi è il grande individualismo che ognuno prova nella propria vita. Le associazioni di volontariato soffrono molto perché mancano persone che abbiano voglia di dedicare parte del loro tempo agli altri. Ci tengo tanto a dire questo, perché penso che il nostro territorio ne abbia molto bisogno: se riusciamo ad aprire il nostro cuore e dedicarci anche agli altri, tanti dei nostri problemi potrebbero risolversi grazie al tessuto sociale che abbiamo creato intorno a noi".
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Come introduzione all'incontro, è stato fatto un collegamento con la Mauritania, con Dahi Khourou, il loro corrispettivo in Africa. "Dahi è una persona estremamente attiva in Mauritania, è sposato con una donna torinese e possiede un'agenzia di viaggio che permette di organizzare dei viaggi in Africa. Ci siamo infatti rese conto che, nella nostra idea di attività di volontariato, mancava un collegamento diretto con la terra che volevamo aiutare. Questa conoscenza ci ha consentito di leggere le esigenze del territorio e di conoscere quali fossero i loro bisogni. Noi come associazione vogliamo fare piccole azioni, risolvere le piccole esigenze delle persone e dei villaggi, azioni che per loro fanno una grande differenza".
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La presidentessa ha innanzitutto parlato del suo amore per l'Africa, un luogo che spesso è considerato molto lontano, sia geograficamente sia culturalmente: "Ed è proprio per questo che è capace di risvegliare emozioni profonde, spesso sopite nella vita occidentale". Giambagli ha spiegato anche i motivi che attraggono principalmente le persone, come il tempo sospeso, la natura maestosa e incontaminata, il senso di comunità, la riscoperta delle cose essenziali, l'intensità delle emozioni e il rapporto con la vita e con la morte. In Africa, infatti, il tempo non è scandito dall'orologio, ma dai ritmi della natura e delle comunità, offrendo una pausa dalla frenesia occidentale. Poi, la vastità dei paesaggi, i safari, il deserto del Sahara e la fauna selvatica offrono uno spettacolo che fa riscoprire la bellezza del mondo. La gente africana è spesso descritta come accogliente, resiliente e capace di vivere il senso di comunità in modo profondo, insegnando il valore dei legami umani e della condivisione. L'Africa insegna anche ad apprezzare i silenzi, le relazioni e la vita stessa nella sua forma più pura. É un continente di colori vibranti, odori intensi e suoni ritmici che coinvolgono tutti i sensi, lasciando un ricordo indelebile. Infine, nelle culture africane la morte è spesso percepita come parte integrante del cerchio della vita, vissuta non solo come una fine ma come un momento di passaggio. 
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La Mauritania, in particolare, si trova nell'Africa nord-occidentale: "I suoi confini ci raccontano tantissimo, ci raccontano di un territorio coloniale e di qualcuno che ha deciso come dividere il terreno". I confini «strampalati» della Mauritania, infatti, rettilinei e geometrici, derivano principalmente dalla spartizione coloniale europea dell'Africa, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, in particolare dalla volontà della Francia di definire le proprie sfere di influenza nel deserto del Sahara. In pratica, sono il prodotto di un "gioco di prestigio" cartografico franco-spagnolo del primo Novecento. Uno dei suoi paesaggi più caratteristici è sicuramente il deserto, esteso, infinito e pieno di cammelli liberi o accompagnati dal proprio padrone, proprio come se fossero i loro animali da compagnia. "Non abbiamo mai colto persone che volessero lasciare questo posto. Sono persone molto legate al loro territorio e hanno tanta voglia di farlo vivere agli altri".
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È poi intervenuta la vicepresidentessa Erica Torri, per raccontare i suoi viaggi e come l'abbiano ispirata a fondare quest'associazione. Nel 2023, il suo primo viaggio in Mauritania, spinta dalla sua grande passione per il deserto. Descrive il luogo come molto diverso da altre zone dell'Africa maggiormente conosciute, come l'Egitto o il Marocco: "Sembra di vivere anni indietro rispetto a come vivono in altre zone più turistiche, ma dopo un po' si impara ad amare la loro semplicità, il loro modo di vivere". Attraverso fotografie e video, Erica ha narrato la difficoltà di spostarsi da un luogo all'altro, essendo spazi molto lontani che necessitano di viaggi molto lunghi, e la bellezza delle feste che queste persone organizzano per loro stesse, per il semplice gusto di stare insieme, condividere e divertirsi. Nel 2024 torna in Mauritania e dopo questo viaggio decide di voler dare una mano a queste persone, in particolare ai tantissimi bambini che vivevano in condizioni di povertà. Ha deciso così di soffermarsi su ciò di cui avevano più bisogno: una struttura scolastica in cui poter stare senza doversi continuamente spostare da un luogo all'altro: "Questo locale è una pre-scuola, un luogo che aiuta i bambini a prepararsi alla vera scuola mentre le loro mamme lavorano". Raccolta la cifra necessaria, Erica voleva vedere poi concretamente quello che era stato creato ed è per questo motivo che nasce il contatto con Dahi: "Nel giro di un mese da quanto sono stati inviati i fondi, la scuola è stata costruita. Per loro avere questo ambiente è stato davvero molto importante”.
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La parola è passata nuovamente a Chiara, che ha esposto le origini dell'associazione. Le due donne sono partite insieme per questo viaggio in Mauritania, che ha fatto scaturire dei pensieri molto profondi: "Ti sorge dentro un sentimento di dover fare qualcosa per loro, di non poter tornare a casa senza aver fatto nulla. La cosa più bella è che, in questa situazione povera e disarmante, la loro accoglienza era ampissima e c'era sempre gente che cantava, suonava e ballava". 
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Viene così creato il logo dell'associazione: il lago di Como che si interseca con la Mauritania. "Il volontariato è sempre legato a una passione o a un'esigenza personale. Noi siamo tornate folgorate da questa realtà, con il bisogno di dare una mano a tutti questi bambini e ragazzi. La nostra speranza, ora che siano riuscite a diventare un'associazione a tutti gli effetti, è che tanti altri credano in noi come è stato fatto per il progetto della scuola, così da poter raggiungere più facilmente i nostri obiettivi". 
Il prossimo progetto riguarderà un altro locale per i bambini di Madeen, a cui si potrà contribuire con una donazione o diventando soci dell'associazione (per informazioni: habibi.associazione@gmail.com
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L'intero incontro è stato intervallato dalle note degli altri due co-fondatori e di un loro compagno d'orchestra, che, attraverso tante canzoni diverse, hanno ricreato l'atmosfera suggestiva dell'Africa.
G.I.
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