Tavola e Mascellani portano i lecchesi in Ucraina, per costruire pace
Una serata che ha coinvolto e sensibilizzato la cittadinanza di Lecco, offrendo uno sguardo diretto sulla guerra in Ucraina e sulle possibilità concrete di sostegno dal basso.
Giovedì 19 marzo, la Sala di Comunità di Belledo ha ospitato l’incontro “Bombe a freddo sulle città ucraine: la pace è urgente”, con la partecipazione di Elisa Mascellani, attivista del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (MEAN) e Mario Tavola, volontario direttamente impegnato in Ucraina. A coordinare il dibattito, il giornalista di Avvenire Luca Geronimo. Durante l’incontro, i protagonisti hanno alternato racconti sul campo, riflessioni sulla responsabilità civile e suggerimenti concreti su come costruire una solidarietà efficace e consapevole. Erano presenti silenziosamente, tra gli altri, anche monsignor Bortolo Uberti e il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni.
Il dibattito è partito dalle testimonianze di Tavola, che ha descritto con lucida concretezza la vita quotidiana delle città ucraine colpite dai bombardamenti, dove la popolazione convive con il terrore dei blackout e il gelo dell’inverno. “Essere al freddo, al buio, alle sei di sera, passare per le vie di Leopoli e sentire solo il rumore dei pochi generatori che vanno. È un ambiente angosciante, dove uno pensa di stare in un’altra realtà”, ha raccontato il medico lecchese. Ha poi descritto le chiese trasformate in rifugi, le scuole sotterranee e le università che cercano di mantenere la didattica nonostante i danni dei bombardamenti, sottolineando l’importanza della presenza diretta dei volontari: “Un furgone in meno, ma una presenza in più. Ce l’hanno chiesta: non spediteci solo la roba, venite. Creare relazioni con chi è sul territorio attenua la rabbia e la voglia di vendetta”.
Tavola, già primario al Manzoni, ha ricordato le difficoltà incontrate in Ucraina, tra attacchi aerei e pericoli costanti, e l’impatto emotivo sulle famiglie dei militari, separate per motivi bellici. Ha sottolineato come anche le piccole azioni concrete – come portare giocattoli, attrezzature per palestre di roccia o materiali scolastici – diventino strumenti di sollievo e vicinanza: “Quello che possiamo fare è costruire corresponsabilità civile, ridurre i conflitti nel nostro piccolo e supportare queste fatiche da vicino o da lontano”.
Elisa Mascellani ha approfondito il ruolo del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta e il concetto di nonviolenza attiva: “Non neghiamo all’Ucraina il diritto a difendersi, ma crediamo nella possibilità di azioni nonviolente concrete. Interposizione, protezione delle vittime, accompagnamento degli ostaggi: sono strumenti per fare la differenza senza alimentare la violenza”. Ha raccontato i contatti con la società civile ucraina, tra sindaci, rettori e organizzazioni per la giustizia riparativa: “Sotto le bombe, si lavora già sulle vittime, perché siano pronte a una giustizia che non sia vendetta. Ci hanno promesso che, appena ci sarà una tregua, si metterà in atto un processo ampio, come quello del Sudafrica dopo l’apartheid”.
La discussione ha toccato anche il ruolo dell’Europa. Mascellani ha evidenziato come le città ucraine, pur devastate, esprimano un forte desiderio di appartenenza europea, e ha ricordato le iniziative in corso per istituire corpi civili di pace: “Non devono essere solo azioni simboliche: un corpo civile europeo può essere formato da volontari e professionisti, pronti a operare in zone ad alta tensione per proteggere le persone, favorire il dialogo e promuovere la giustizia riparativa”. Ha evidenziato altresì il lavoro di advocacy svolto in Italia e in Europa per far sì che queste strutture siano riconosciute e finanziate, sottolineando la trasversalità politica e la collaborazione tra associazioni laiche e credenti.
L’incontro ha lasciato spazio anche alle domande concrete dei cittadini. Mascellani ha parlato della prossima missione MEAN a Odessa, dal 25 al 28 agosto, invitando chiunque voglia partecipare: “Non c’è bisogno di una preparazione particolare: basta la volontà di esserci e di mostrare solidarietà. Anche solo 1000 persone possono fare la differenza, portando vicinanza e presenza”. Ha sottolineato la difficoltà di trovare sostegno concreto per le attività civili post-belliche: “Quando finirà la guerra, molte realtà non avranno più età produttive per sostenere la società civile. È un problema enorme, per questo bisogna agire ora”.
La conclusione è stata affidata ancora a Mascellani, con un messaggio di umanità e verità: “Il vescovo di Kiev ci ha ricordato che c’è qualcosa che fa più soffrire della guerra: il tradimento della verità. La disinformazione, la manipolazione delle notizie, sposta l’attenzione e confonde. Il contatto diretto con la realtà, anche solo per due o tre giorni, è fondamentale: capire da vicino significa non lasciarsi ingannare e agire con responsabilità”. Ha raccontato le chiese trasformate in rifugi, i soldati e i civili insieme, la cura dei monumenti e degli edifici storici, la resilienza della popolazione, e ha ricordato l’importanza della solidarietà preventiva, di un’azione concreta e responsabile anche dal basso, in grado di ridurre la sofferenza e promuovere la pace.
L’incontro di Belledo ha quindi mostrato come la guerra non sia solo un conflitto militare, ma una crisi civile e sociale che richiede attenzione, presenza e corresponsabilità, lasciando un messaggio chiaro: ciascuno di noi può fare qualcosa, anche in piccolo, per sostenere chi vive sotto le bombe e per costruire un futuro meno violento.




















