L'effetto Cambise

Alla fine in Italia il no alla separazione delle carriere dei magistrati ha vinto con il 58,9%. E così, dopo tanto urlare, tutto resta come prima.
La separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, affermata da Montesquieu nel 1748, è uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto e della democrazia liberale. Ad esso si ispira la Costituzione italiana del 1948.
Andiamo indietro nel tempo all’anno 529 a.C., quando il potere esecutivo poteva dominare quello giudiziario. Il “Giudizio di Cambise” è un racconto di Erodoto, in cui il re persiano Cambise II punisce il giudice corrotto Sisamne, facendolo scorticare vivo. La pelle fu usata per rivestire il seggio del tribunale, su cui Cambise obbligò il figlio del giudice, Otane, a sedere per amministrare la giustizia.
Con il Referendum Giustizia gli italiani hanno detto no a Cambise, preferendogli Montesquieu; no a una giustizia, che può essere debole con i forti e forte con i deboli; no alla modifica della Costituzione senza il coinvolgimento delle opposizioni; no alla politicizzazione, per cui il sì doveva essere di destra e il no di sinistra.
Contrariamente a ciò, che è avvenuto in Italia, a Lecco città e provincia ha vinto il sì. In particolare a Lecco città il sì ha avuto il 50,96% e il no il 49,04%. Un dato, che dovrebbe allertare Mauro Gattinoni. Vero è che la destra è attraversata da molteplici spaccature, che per mesi ha litigato sul nome del sindaco per poi convergere su Filippo Boscagli, che FdI ha nel partito chi vede con simpatia la Lega e chi il PD; ma adesso che ha trovato un suo punto di equilibrio è tornata ad essere pericolosa per la sinistra.
Comunque alla fine a decidere saranno giustamente i cittadini lecchesi.
Patrizia Ernani Locatelli
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