Tra Grand Tour e romanticismo. Quei viaggiatori stranieri a Lecco. Un libro di Pietro Dettamanti

“Il Grand Tour a Lecco. Quel ramo del lago di Como narrato e illustrato” è il titolo del libro appena uscito dall’editrice Cinquesensi (sede a Lucca, ma fondata dalla bellanese Sara Vitali) a cura di Pietro Dettamanti, presidente dell’associazione culturale lecchese “Giuseppe Bovara”, ma soprattutto ricercatore storico appassionato della storia del viaggio in Italia, tema sul quale ha già pubblicato studi in passato. 
«Un tema – dice egli stesso – molto ampio. Basti pensare che uno dei primi studiosi del settore che si dedicò a una schedatura dei viaggiatori che frequentarono Venezia arrivò a catalogare 20 mila opere».
Naturalmente, Venezia è Venezia: il lago di Como sarebbe diventata meta frequentata molto più tardi e per altri motivi.
cover_Grand_Tour_Lecco.jpg (82 KB)
Da parte sua, Dettamanti distingue due momenti storici differenti per il “Viaggio in Italia”. Il Grand Tour vero e proprio che era un viaggio di formazione con l’attenzione rivolta alla classicità: Firenze, Roma e appunto Venezia. I viaggiatori si spingevano al massimo fino a Napoli e Paestum, ma la gran parte si fermava nella città papalina di là dall’essere capitale di un’Italia che ancora era solo un’idea. Tra l’altro, il viaggio era fatto coincidere con alcuni momenti particolari dell’anno: la Settimana Santa a Roma, il Carnevale a Venezia. E «in questi itinerari – dice Dettamanti - tutta la regione dei laghi non entrava, la stessa città di Milano non era particolarmente considerata. L’unica eccezione erano le Isole Borromee per il paesaggio e i giardini all’italiano: erano la dimostrazione di come l’uomo potesse rimodellare la natura. Il lago di Como, invece era trascurato. Del resto, la strada del Passo dello Spluga era in realtà poco frequentata, perché impervia e priva d’attrazioni.»
A metà del Settecento mutano cultura e sensibilità. Al viaggio di formazione si sostituisce quello romantico e allora si cercano nuovi scenari e nuove zone: i laghi appunto e poi le Dolomiti e il Sud Italia. E si comincia anche a viaggiare in maniera meno dispendiosa. 1_Pietro_Dettamanti.JPG (563 KB)
In particolare, secondo Dettamanti, sono tre gli elementi che fanno emergere il lago di Como: oltre all’aspetto “romantico”, «l’apertura delle grandi strade verso lo Stelvio e lo Spluga e quella costiera. Fino ad allora la via più sicura era sull’acqua: ci si imbarcava a Villa di Chiavenna e si andava a Como. Si è favoleggiato forse un po’ troppo sul Sentiero del Viandante, in realtà utilizzato per piccoli spostamenti più che locali. Chi doveva andare da Dervio a Bellano, per esempio, ci andava in barca: più comodo e veloce che seguire il sentiero dei monti. La strada costiera cambia la situazione ed è la fortuna di paesi come Varenna che diventa stazione di posta. Infine, il terzo momento è quello manzoniano: già nel 1830, dunque dopo la prima edizione del romanzo, si cominciano a visitare i luoghi dei “Promessi sposi”. Oggi, all’estero, il romanzo non lo legge ormai più nessuno. Allora ebbe invece più traduzioni e una grandissima diffusione. I lettori europei, allora, vengono a Lecco e girano tra le bancarelle del mercato per individuare tra i popolani locali Renzo e Lucia. Ma la città non è ancora preparata. Lo sarà tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando i “Promessi Sposi” diventano il romanzo nazionale, quando si interviene sulla toponomastica, quando però agli stranieri ormai non interessava ormai più, il momento era passato, oltre frontiera cominciava il declino per il romanzo.»
Frank_Randal,_Rock_of_San_Dionigi_from_San_Stefano_near_Lecco,_1885,_Sheffild_Museums,_Ruskin_Collection.jpg (79 KB)
Frank Randal, Rock of San Dionigi from San Stefano near Lecco, 1885, Sheffild Museums, Ruskin Collection

Alcuni dei viaggiatori “incontrati” da Dettamanti sono noti (uno per tutti Stendhal), altri molto meno, ma loro testimonianza è comunque importante. Un caso è quello di Frank Randal: John Ruskin, negli ultimi anni della sua vita, finanzia i viaggi di tanti giovani perché vengano in Italia a dipingere quegli angoli a rischio scomparsa con il raggiungimento dell’unità italiana.
Frank_Randal,_Il_Resegone_di_Lecco,_1885,_acquerello,_New_York,_Metropolitan_Museum_of_Art,_Robert_Lehman_Collection.jpg (76 KB)
Frank Randal, Il Resegone di Lecco, 1885, acquerello, New York, Metropolitan Museum of Art,
Robert Lehman Collection

E così, Randal viene a Lecco e dipinge alcuni acquerelli «che non mi pare siano mai stati pubblicati come un paio di vedute del Resegone, una dimenticata “casetta di Lucia” a Bonacina, la rocca di Paré e una casa di Pescate ancora esistente e ridotta praticamente a rudere: è quella che sorge in riva all’Adda, lungo la Statale che era diventata una pizzeria per poi essere sostanzialmente abbandonata: una decina di anni fa venne occupata da un gruppo di anarchici.
Frank_Randal,_Pescate_from_Pescarenico_near_Lecco,_Spring_1885,_Sheffield_Museums,_Ruskin_Collection..jpg (101 KB)
Frank Randal, Pescate from Pescarenico near Lecco, Spring 1885, Sheffield Museums, Ruskin Collection

E a proposito di anarchici, da Lecco è passato anche Michail Bakunin, proveniente dallo Spluga e diretto a Bologna per fomentare quella rivolta popolare fallita descritta da Riccardo Bacchelli nel romanzo “Il diavolo al Pontelungo”.
Il libro – come ci dice l’autore – è frutto di anni di lavoro e ha avuto una gestazione travagliata, essendo pronto già una decina di anni fa e poi, per i più diversi motivi, rimasto in attesa: «Mi sembra che possa essere un libro interessante, ci sono alcune testimonianze sconosciute. E ci può anche dare qualche indicazione culturale e turistica. Penso al viaggio di quei pellegrini diretti in Terra Santa che da Lugano raggiunsero Menaggio e in barca Lecco per poi prende la strada per Bergamo andando a imbarcarsi a Venezia. E il legame tra il lago di Como e Venezia dovrebbe essere riscoperto…»
D.C.
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.