Valsassina: il lupo fa paura a chi deve salire in alpeggio
Con l’arrivo della primavera e della stagione degli alpeggi, torna anche la preoccupazione tra gli allevatori dell’Alta Valle. Tra nuovi avvistamenti di lupi, episodi di predazione e le difficoltà legate alla protezione del bestiame, cresce il timore per una stagione che si preannuncia più complicata del solito. In particolare, nel territorio di Premana, la presenza di almeno un esemplare di lupo sembrerebbe essere stata documentata negli ultimi dieci mesi: le prime segnalazioni, raccolte tramite fototrappole, risalgono infatti al maggio 2025. Non si tratta solo di avvistamenti: alcuni episodi di predazione hanno ulteriormente aumentato la preoccupazione tra gli allevatori della zona.

Il problema è reso ancora più complesso dal fatto che il lupo è un animale che si muove su territori molto ampi. Con l’imminente affollamento degli alpeggi, questi potrebbero diventare un facile terreno di caccia per il predatore. Gli allevatori temono quindi di non poter più lasciare gli animali a pascolare all’interno dei recinti elettrificati senza sorveglianza, dovendo rinunciare a dedicarsi ad altre attività per il rischio concreto di attacchi.
Dall’Alta Valle arriva anche una protesta: gli allevatori sottolineano di aver rispettato le richieste della ASST, partecipando ai corsi sul benessere animale. Tuttavia, si chiedono con preoccupazione se questo impegno sia sufficiente a garantire la sicurezza dei loro capi. «Noi ci occupiamo del benessere dei nostri animali ma siamo sicuri che riusciremo a riportarli tutti a casa alla fine della stagione estiva? Saremo certi di ritrovarli ogni sera senza perdite dovute alle predazioni?» è quanto si chiede Andrea Gianola con altri colleghi dell'Alta Valsassina.

Un interrogativo che pesa sul futuro dell’allevamento in queste aree, dove il rischio è che alcuni operatori decidano di abbandonare un’attività che, da passione, è diventata nel tempo una fondamentale fonte di sostentamento per le loro famiglie. La questione non riguarda solo le pecore - spesso riunite da più proprietari in un solo gregge vegliato da cani appositamente addestrati - ma anche gli altri animali che, in estate, lasciano le stalle per salire in alpeggio, dai bovini agli equini fino agli ovicaprini.
Anche tra gli allevatori provenienti dalla provincia di Sondrio, che con la bella stagione salgono a Camaggiore, non c'è tranquillità. Un allevatore ci racconta che, per quanto riguarda i bovini che porta dalla vicina Valtellina, il pericolo più grave derivante dall’incontro ravvicinato con il lupo è la fuga e il conseguente rischio di disperdere la mandria se non di perdere dei capi in dirupi. Non si potrà lasciarli soli di notte, ma nemmeno di giorno, evidentemente. Stessi pensieri che adombrano la salita in Val Biandino di altri tre operatori del settore.

Il problema è reso ancora più complesso dal fatto che il lupo è un animale che si muove su territori molto ampi. Con l’imminente affollamento degli alpeggi, questi potrebbero diventare un facile terreno di caccia per il predatore. Gli allevatori temono quindi di non poter più lasciare gli animali a pascolare all’interno dei recinti elettrificati senza sorveglianza, dovendo rinunciare a dedicarsi ad altre attività per il rischio concreto di attacchi.
Dall’Alta Valle arriva anche una protesta: gli allevatori sottolineano di aver rispettato le richieste della ASST, partecipando ai corsi sul benessere animale. Tuttavia, si chiedono con preoccupazione se questo impegno sia sufficiente a garantire la sicurezza dei loro capi. «Noi ci occupiamo del benessere dei nostri animali ma siamo sicuri che riusciremo a riportarli tutti a casa alla fine della stagione estiva? Saremo certi di ritrovarli ogni sera senza perdite dovute alle predazioni?» è quanto si chiede Andrea Gianola con altri colleghi dell'Alta Valsassina.

Un interrogativo che pesa sul futuro dell’allevamento in queste aree, dove il rischio è che alcuni operatori decidano di abbandonare un’attività che, da passione, è diventata nel tempo una fondamentale fonte di sostentamento per le loro famiglie. La questione non riguarda solo le pecore - spesso riunite da più proprietari in un solo gregge vegliato da cani appositamente addestrati - ma anche gli altri animali che, in estate, lasciano le stalle per salire in alpeggio, dai bovini agli equini fino agli ovicaprini.
Anche tra gli allevatori provenienti dalla provincia di Sondrio, che con la bella stagione salgono a Camaggiore, non c'è tranquillità. Un allevatore ci racconta che, per quanto riguarda i bovini che porta dalla vicina Valtellina, il pericolo più grave derivante dall’incontro ravvicinato con il lupo è la fuga e il conseguente rischio di disperdere la mandria se non di perdere dei capi in dirupi. Non si potrà lasciarli soli di notte, ma nemmeno di giorno, evidentemente. Stessi pensieri che adombrano la salita in Val Biandino di altri tre operatori del settore.
M.A.




















