Olginate, la felicità di Saad, adesso cittadino italiano: ''I lecchesi non sono razzisti''

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Il suo nome, tradotto nella nostra lingua, significa "fortunato". Ed è proprio così che si sente Saad Hlioua, fortunato ma anche e soprattutto orgoglioso, perché finalmente può urlare al mondo che ora è a tutti gli effetti italiano. Non che non lo fosse già, vivendo nel nostro Paese dall'età di quattro anni. Ma essere riconosciuto come tale anche dallo Stato è proprio un'altra cosa, tanto più per chi come lui "mangia pasta e pizzoccheri" regolarmente, e addirittura sta iniziando a padroneggiare "il dialetto laghée".
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Il sindaco Marco Passoni con Saad Hlioua il giorno del conferimento della cittadinanza


"Che cosa avrei dovuto fare di più?!". Ci scherza su Saad, con un sorriso divertito ma anche con grande rispetto: nato in Marocco nel 2003, il giovane residente a Olginate non vedeva l'ora di condividere la sua emozione per un traguardo all'apparenza solo formale - quello sancito nei giorni scorsi attraverso il giuramento sulla Costituzione, in Municipio alla presenza del "suo" sindaco Marco Passoni in fascia tricolore -, ma molto sentito dopo una vita vissuta pressoché nella sua interezza nel Paese che prima di lui ha accolto il padre, di professione meccanico, approdato in un primo momento a Salerno per lavorare - regolarmente con un visto - in un'azienda.
"Ha fatto tanti sacrifici per venire qui, arrivando anche a vendere tutti i beni più preziosi della sua famiglia: dopo nove mesi in Campania un suo amico gli ha offerto un altro incarico da queste parti, con contratto indeterminato, e dopo qualche tempo è riuscito a portare qui a Olginate anche me e mia mamma", il racconto di Saad. "Io ero davvero piccino, quindi per me "casa" è sempre stato questo posto. Ho frequentato tutte le scuole in paese, fino alle Medie, dopodiché mi sono diplomato all'Istituto Fiocchi di Lecco in Meccanica Industriale, la mia passione condivisa con papà e altre persone di famiglia. Mentre studiavo ho svolto uno stage in un'azienda del territorio e poi ho anche iniziato a lavorare di sera in una ditta di Sulbiate per imparare a programmare le macchine utensili, andando poi a scuola al mattino. Insomma, mi sono sempre rimboccato le maniche, senza concedermi svaghi, per costruirmi un futuro dignitoso qui, con un impiego che mi rendesse indipendente".
Un giovane, insomma, con tutti i requisiti per avere la cittadinanza italiana e potersi presentare come "uno di noi", senza alcun timore di smentita. "Mi pesava il fatto che alcuni miei connazionali - tra cui alcuni, purtroppo, balzati agli onori delle cronache per motivi tutt'altro che nobili - l'avessero ottenuta direttamente tramite i loro genitori, mentre io ho dovuto aspettare così tanto: mio papà e mia mamma, infatti, l'hanno avuta proprio quando io ero appena diventato maggiorenne, pertanto con il raggiungimento della maggiore età ho dovuto presentare la domanda come una qualsiasi persona residente in Italia da almeno dieci anni, nonostante viva qui da quando ero bambino. Mi dicevo: "Lavoro regolarmente e non ho mai fatto nulla di male, parlo la lingua quasi perfettamente e capisco anche il dialetto: cosa devo fare di più?!". Ad ogni modo non importa, so che questo è ciò che prevede la Legge e lo rispetto. Quando è uscito il Decreto sono andato avanti e indietro una decina di volte dal Comune per capire quando avrei fatto il giuramento, finché non mi sono imbattuto per caso nel sindaco, che conosco da anni, che si è segnato il mio nome e mi ha promesso di convocarmi: è stato molto gentile e di parola, infatti nel giro di pochi giorni mi ha chiamato in Municipio. Ora non potrei essere più felice. Sono italiano e vivo in un luogo per me bellissimo, a cui sono molto affezionato e che non cambierei per nessun altro: amo andare a correre sul lago e anche camminare in montagna, per me Olginate è davvero casa".
Un territorio, quello in generale della nostra provincia, su cui Saad - ricordando con affetto anche la signora Adele, moglie del titolare di suo papà che si è sempre presa cura di lui come una nonna - tiene infine a fare una (bella) precisazione, basata suo vissuto personale: "La gente di Lecco non è razzista. Se ti comporti bene, se rispetti le regole e fai la tua parte nessuno ti toglie nulla, anzi ti viene regalato moltissimo. Poi è chiaro che se uno viene qui per delinquere non è benvoluto. Ma sono io il primo ad arrabbiarsi con chi disonora le nostre radici, perché so che purtroppo, come è anche normale che sia, finisce per fare notizia solo il "brutto", più che la normalità di chi sa integrarsi. Ma io so di non essere un'eccezione".
B.P.
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