Calolzio: 41enne a giudizio per l'incidente che costò la vita a Valter Tavola

Si cerca di fare chiarezza sull’incidente che, dopo dieci mesi di coma, è costato la vita a Valter Tavola, 63enne di Calolziocorte. Si è aperta infatti questa mattina, davanti al giudice monocratico Giulia Barazzetta, l’istruttoria dibattimentale del procedimento a carico della cittadina marocchina, classe 1985, chiamata a rispondere di omicidio stradale.
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Valter Tavola

La donna, difesa dall’avvocato Giuseppe Ciulla del foro di Avellino, era alla guida dell’auto coinvolta nello schianto avvenuto il 14 aprile 2023 lungo corso Dante, a Calolziocorte. Secondo quanto ricostruito, stava uscendo dalla propria abitazione in via Fratelli Cervi per immettersi sulla Lecco-Bergamo in direzione del capoluogo lariano, quando, durante la manovra di svolta a sinistra – ormai quasi completata – è entrata in collisione con la moto condotta da Tavola, che sopraggiungeva dal centro cittadino.
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A deporre per primo quest'oggi è stato uno degli agenti della Polizia Locale di Calolziocorte intervenuti sul posto e incaricati di effettuare i primi rilievi: “Abbiamo capito fin da subito la gravità” ha riferito sottolineando come il sinistro si è verificato attorno a mezzogiorno, con condizioni metereologiche favorevoli e fondo stradale asciutto. 
“Non c’erano testimoni oculari né sistemi di videosorveglianza nella zona” ha chiarito l'agente.
La dinamica è stata quindi ricostruita sulla base delle dichiarazioni della conducente dell'autovettura e della posizione dei mezzi: l’urto ha interessato la parte anteriore destra dell’auto e quella anteriore del motociclo. Il testimone ha anche aggiunto che non erano state rilevate tracce di frenata sull’asfalto.
Tra gli elementi emersi dai rilievi, il casco del motociclista rinvenuto a circa 25 metri dal corpo del centauro “probabilmente sfilatosi al momento dell'impatto”. 
In ultimo l'agente di Polizia Locale ha ricordato che alla odierna imputata era stata contestata la violazione dell’articolo 154 del Codice della strada per mancata precedenza. Nessuna sanzione amministrativa era stata invece elevata nei confronti del motociclista.
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In aula è stata quindi sentita la moglie della vittima, Cecilia Carsana, che è stata sentita dal pubblico ministero circa il lungo decorso clinico del marito: immediatamente soccorso dai sanitari accorsi con ambulanza e automedica, quindi trasportato in elisoccorso all’ospedale di Varese, rimanendovi oltre tre mesi senza mai riprendere conoscenza. Successivamente ricoverato alla clinica Le Terrazze di Cunardo, è stato poi trasferito nel dicembre 2024 all’Airoldi e Muzzi, dove è deceduto il 27 febbraio. 
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“È sempre stato in coma, le sue condizioni sono sempre rimaste gravissime” ha dichiarato la donna, rispondendo alle domande del vice procuratore onorario Mattia Mascaro. Nel corso dei mesi Tavola, da quanto emerso, è stato sottoposto a diversi interventi chirurgici, tra cui tre operazioni nel tentativo di riattaccare il piede sinistroche era rimasto amputato traumaticamente al momento dell’impatto. Poi il quadro clinico si è progressivamente ulteriormente aggravato tra infezioni, sepsi e deperimento fisico: “Mio marito è venuto a mancare per la sua situazione fisica, divenuta irrecuperabile, dopo dieci mesi di agonia, nonostante tutte le cure che gli sono state fornite” ha spiegato. “Da parte nostra c'è sempre stato un briciolo di speranza, ma i medici non ci hanno mai fatto intendere che ci fossero segnali di ripresa” ha concluso la teste, che ha confermato, su domanda del difensore, di essere stata integralmente risarcita dall'imputata.
Il giudice, al termine dell'esame della vedova, ha rinviato a maggio per proseguire l'istruttoria con l'audizione dei consulenti di parte e l'esame dell'imputata.
F.F.
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