In viaggio a tempo indeterminato/424: cartolina da Copacabana
"Non toccare gli avocado" tuona la señora del mercato di Copacabana.
Rimaniamo stupiti e straniti.
Nessuna señora da quando siamo in questa parte di mondo ci aveva mai ripreso così.
Paolo prova a farle una battuta, cerca di strapparle un sorriso, ma niente.
Le cholitas (nome con cui vengono chiamate le señore qui in Bolivia) sembrano essere belle toste. E infatti scalano montagne e fanno wrestling mentre indossano quei giganteschi gonnelloni a palloncino.
Il primo impatto con la Bolivia è avvenuto proprio così, al mercato di una cittadina dal nome esotico, mentre cercavamo di comprare degli avocado. Copacabana è il paese che si trova dopo il confine con il Perù. È molto diversa da Puno, l'ultima città peruviana. È più piccola e polverosa anche se il nome richiama altre atmosfere. Ricorda infatti l'omonima brasiliana decisamente più celebre ma, a parte il nome, non ha nulla in comune.
Siamo quasi a 4000 metri sulle rive del Lago Titicaca. Le persone sembrano un po' più schive e riservate qui.
Sarà colpa di questo lago infinito o delle montagne che fanno da cornice. Dopotutto è il lago navigabile più alto del mondo, così grande che sembra non abbia confini. Un paesaggio da cartolina dove però la vita deve essere tutto tranne che semplice.
"Saluti da Copacabana - Manchi solo tu" ci sarebbe scritto sulla foto se la scattassi ora da questo pontile da dove decine di barche partono ogni giorno per esplorare questo lago sacro.
E io dietro la cartolina credo ci scriverei:
"Ciao, qui stiamo bene. Il sole illumina le acque del lago e la milanesa di pollo che abbiamo appena mangiato sembra una frittata più che una cotoletta.
Domani prendiamo una barca per andare su un'isola sacra per gli Inca. Non vediamo l'ora.
Qui manchi solo tu.
un bacio
Angela e Paolo"

La Bolivia è uno di quei Paesi che ci ha sempre attirato. L'avevamo iniziato a mettere nel mirino quando ascoltavamo i racconti di altri viaggiatori.
Autentica, selvaggia, tradizionale, economica, verace... era così che ci descrivevano la Bolivia, uno dei Paesi più piccoli di questa parte di mondo.
Tutti questi aggettivi hanno alzato di parecchio le nostre aspettative ed è forse per quello che siamo rimasti inizialmente un po' delusi.
Ma andiamo per ordine e partiamo dal nome.
Il nome “Bolivia” deriva da Simón Bolívar, il grande leader che guidò molte nazioni sudamericane verso l’indipendenza dalla Spagna nel XIX secolo. Sono ormai più di 7 mesi che siamo in Sud America e di Bolivàr abbiamo sentito spesso parlare. A lui sono dedicate statue e piazze, vie e monumenti. Ha avuto un ruolo fondamentale nella storia di questa zona anche se il suo progetto di creare un unico grande Paese, non si è mai realizzato. E sono 7 mesi che ancora non riesco a pronunciare il suo nome con l'accento giusto!
Dopo la liberazione, il Paese fu inizialmente chiamato “Repubblica di Bolívar”, ma venne poi trasformato in Bolivia come forma più armoniosa e distintiva. Un nome semplice ed efficace per un Paese la cui storia è stata tutto tranne che facile.
Prima dell’arrivo degli europei, il territorio dell'attuale Bolivia faceva parte dell’Impero Inca, insieme a buona parte del Perù e dell'Ecuador. Con la conquista spagnola, però, la regione diventò fondamentale per la presenza di miniere d'argento. Gli spagnoli sfruttarono le risorse e la manodopera di questa terra, arricchendosi moltissimo sulle spalle dei lavoratori locali costretti a pessime condizioni di lavoro.
L’indipendenza, ottenuta nel 1825, fu una grande svolta per la Bolivia, anche se non si può dire che i problemi siano finiti quel giorno... anzi!
La storia successiva è stata segnata da instabilità politica, guerre e cambiamenti sociali profondi che ancora oggi influiscono sulla quotidianità di chi vive in questo Paese senza sbocco sul mare.
Ma veniamo alle cose belle sennò ci deprimiamo subito ed è solo l'inizio del viaggio qui.
E la parte sicuramente migliore di questo Paese è la sua natura, famosa in tutto il mondo.
Ho già accennato allo stupefacente lago Titicaca, ma in Bolivia c'è molto altro: altopiani andini su cui sono costruite città come La Paz, foreste amazzoniche, deserti di sale immensi...
Se fossi in un negozio di souvenir, sull'espositore di cartoline troverei immagini di paesaggi che non sembrano possibili sul pianeta terra!

Altro elemento fondamentale di questo pezzettino di terra che appare quasi schiacciato tra giganti come Brasile, Argentina e Cile, è la sua tradizione culturale. Che poi è forse quella che ci attira sempre di più.
La cultura della Bolivia è profondamente legata alle sue radici indigene, in particolare alle tradizioni dei popoli quechua e aymara che abitavano queste terre prima dell'arrivo degli Inca. Questo si riflette nella lingua che senti parlare al mercato e per strada, dove lo spagnolo sparisce e lascia spazio a suoni diversi. Lo si vede nei vestiti colorati indossati con orgoglio e nelle usanze quotidiane. La musica e la danza, accompagnate da strumenti tradizionali, sono centrali nella vita sociale e celebrano il legame con la natura e gli spiriti. E anche l’artigianato, con tessuti e oggetti fatti a mano, rappresenta una parte importante dell’identità culturale della Bolivia.
Tutto stupendo. Alla fine viaggiare per noi ha senso proprio perché ci sono ancora queste forti tradizioni che rendono l'umanità così ricca e variegata. Una meraviglia da scoprire.
E allora perché siamo rimasti delusi.
La verità è che, con tutte queste premesse, a Copacabana mai ci saremmo aspettati di trovare decine di ristoranti che servono pizza, pasta, lasagne e cannelloni. Mai ci saremmo aspettati che negli hotel e nei ristoranti ci parlassero in inglese (mai successo in nessun Paese negli ultimi 7 mesi).
Mai ci saremmo aspettati una concentrazione così alta di turisti europei e coreani.
È stato uno shock? Un po' devo ammettere di sì.
Ma è solo l'inizio e avremo sicuramente modo di andare più a fondo.
Per ora è come se avessimo ricevuto una cartolina e ci fossimo solo fermati a guardare la foto lucida sul davanti.
Dobbiamo girare e vedere cosa c'è scritto dietro per capire davvero quale è il messaggio che questa Bolivia ci vuole dare.
Rimaniamo stupiti e straniti.
Nessuna señora da quando siamo in questa parte di mondo ci aveva mai ripreso così.
Paolo prova a farle una battuta, cerca di strapparle un sorriso, ma niente.
Le cholitas (nome con cui vengono chiamate le señore qui in Bolivia) sembrano essere belle toste. E infatti scalano montagne e fanno wrestling mentre indossano quei giganteschi gonnelloni a palloncino.
Il primo impatto con la Bolivia è avvenuto proprio così, al mercato di una cittadina dal nome esotico, mentre cercavamo di comprare degli avocado. Copacabana è il paese che si trova dopo il confine con il Perù. È molto diversa da Puno, l'ultima città peruviana. È più piccola e polverosa anche se il nome richiama altre atmosfere. Ricorda infatti l'omonima brasiliana decisamente più celebre ma, a parte il nome, non ha nulla in comune.
Siamo quasi a 4000 metri sulle rive del Lago Titicaca. Le persone sembrano un po' più schive e riservate qui.
Sarà colpa di questo lago infinito o delle montagne che fanno da cornice. Dopotutto è il lago navigabile più alto del mondo, così grande che sembra non abbia confini. Un paesaggio da cartolina dove però la vita deve essere tutto tranne che semplice.
"Saluti da Copacabana - Manchi solo tu" ci sarebbe scritto sulla foto se la scattassi ora da questo pontile da dove decine di barche partono ogni giorno per esplorare questo lago sacro.
E io dietro la cartolina credo ci scriverei:
"Ciao, qui stiamo bene. Il sole illumina le acque del lago e la milanesa di pollo che abbiamo appena mangiato sembra una frittata più che una cotoletta.
Domani prendiamo una barca per andare su un'isola sacra per gli Inca. Non vediamo l'ora.
Qui manchi solo tu.
un bacio
Angela e Paolo"

La Bolivia è uno di quei Paesi che ci ha sempre attirato. L'avevamo iniziato a mettere nel mirino quando ascoltavamo i racconti di altri viaggiatori.
Autentica, selvaggia, tradizionale, economica, verace... era così che ci descrivevano la Bolivia, uno dei Paesi più piccoli di questa parte di mondo.
Tutti questi aggettivi hanno alzato di parecchio le nostre aspettative ed è forse per quello che siamo rimasti inizialmente un po' delusi.
Ma andiamo per ordine e partiamo dal nome.
Il nome “Bolivia” deriva da Simón Bolívar, il grande leader che guidò molte nazioni sudamericane verso l’indipendenza dalla Spagna nel XIX secolo. Sono ormai più di 7 mesi che siamo in Sud America e di Bolivàr abbiamo sentito spesso parlare. A lui sono dedicate statue e piazze, vie e monumenti. Ha avuto un ruolo fondamentale nella storia di questa zona anche se il suo progetto di creare un unico grande Paese, non si è mai realizzato. E sono 7 mesi che ancora non riesco a pronunciare il suo nome con l'accento giusto!
Dopo la liberazione, il Paese fu inizialmente chiamato “Repubblica di Bolívar”, ma venne poi trasformato in Bolivia come forma più armoniosa e distintiva. Un nome semplice ed efficace per un Paese la cui storia è stata tutto tranne che facile.
Prima dell’arrivo degli europei, il territorio dell'attuale Bolivia faceva parte dell’Impero Inca, insieme a buona parte del Perù e dell'Ecuador. Con la conquista spagnola, però, la regione diventò fondamentale per la presenza di miniere d'argento. Gli spagnoli sfruttarono le risorse e la manodopera di questa terra, arricchendosi moltissimo sulle spalle dei lavoratori locali costretti a pessime condizioni di lavoro.
L’indipendenza, ottenuta nel 1825, fu una grande svolta per la Bolivia, anche se non si può dire che i problemi siano finiti quel giorno... anzi!
La storia successiva è stata segnata da instabilità politica, guerre e cambiamenti sociali profondi che ancora oggi influiscono sulla quotidianità di chi vive in questo Paese senza sbocco sul mare.
Ma veniamo alle cose belle sennò ci deprimiamo subito ed è solo l'inizio del viaggio qui.
E la parte sicuramente migliore di questo Paese è la sua natura, famosa in tutto il mondo.
Ho già accennato allo stupefacente lago Titicaca, ma in Bolivia c'è molto altro: altopiani andini su cui sono costruite città come La Paz, foreste amazzoniche, deserti di sale immensi...
Se fossi in un negozio di souvenir, sull'espositore di cartoline troverei immagini di paesaggi che non sembrano possibili sul pianeta terra!

Altro elemento fondamentale di questo pezzettino di terra che appare quasi schiacciato tra giganti come Brasile, Argentina e Cile, è la sua tradizione culturale. Che poi è forse quella che ci attira sempre di più.
La cultura della Bolivia è profondamente legata alle sue radici indigene, in particolare alle tradizioni dei popoli quechua e aymara che abitavano queste terre prima dell'arrivo degli Inca. Questo si riflette nella lingua che senti parlare al mercato e per strada, dove lo spagnolo sparisce e lascia spazio a suoni diversi. Lo si vede nei vestiti colorati indossati con orgoglio e nelle usanze quotidiane. La musica e la danza, accompagnate da strumenti tradizionali, sono centrali nella vita sociale e celebrano il legame con la natura e gli spiriti. E anche l’artigianato, con tessuti e oggetti fatti a mano, rappresenta una parte importante dell’identità culturale della Bolivia.
Tutto stupendo. Alla fine viaggiare per noi ha senso proprio perché ci sono ancora queste forti tradizioni che rendono l'umanità così ricca e variegata. Una meraviglia da scoprire.
E allora perché siamo rimasti delusi.
La verità è che, con tutte queste premesse, a Copacabana mai ci saremmo aspettati di trovare decine di ristoranti che servono pizza, pasta, lasagne e cannelloni. Mai ci saremmo aspettati che negli hotel e nei ristoranti ci parlassero in inglese (mai successo in nessun Paese negli ultimi 7 mesi).
Mai ci saremmo aspettati una concentrazione così alta di turisti europei e coreani.
È stato uno shock? Un po' devo ammettere di sì.
Ma è solo l'inizio e avremo sicuramente modo di andare più a fondo.
Per ora è come se avessimo ricevuto una cartolina e ci fossimo solo fermati a guardare la foto lucida sul davanti.
Dobbiamo girare e vedere cosa c'è scritto dietro per capire davvero quale è il messaggio che questa Bolivia ci vuole dare.
Angela (e Paolo)




















