In viaggio a tempo indeterminato/425: 'la pace' che non sembra reale
C'è una parola il cui suono stride in questo momento storico.
Una parola breve di 4 lettere. Ricordo ancora quando ero adolescente e fuori dalla finestra della mia stanza, avevo appeso una bandiera multicolore con quella parola sopra.
Oggi è calpestata, quasi schernita e per qualcuno sembra essere, paradossalmente, una minaccia.
Eppure in Bolivia c'è una città che ha quel nome.
Non si tratta di un posto qualunque, anzi. Quando ti ci trovi, ti gira la testa, ti manca il fiato, sospiri continuamente e senti le gambe molli. È un po' la sensazione che si ha quando ci si innamora per la prima volta, solo che qui non c'è nulla di psicosomatico, le sensazioni sono reali.
La città in questione è La Paz.
Incastonata tra le Ande a oltre 3.600 metri di altitudine, questa città boliviana sfida ogni aspettativa: geografica, culturale e persino fisiologica. Qui l’aria è rarefatta, i quartieri si arrampicano sui pendii e la vita quotidiana scorre sospesa tra tradizione e modernità.
Arriviamo a La Paz dall'alto, ma l'impatto con questa città non è stato per noi tanto "in pace". Siamo scesi dall'autobus litigando.
Niente di preoccupante, una di quelle che chiamo "litigate da viaggio". Quando sei preso da mille cose, devi decidere cosa fare, sei stanco e gira storta.
Paolo è voluto scendere dall'autobus prima che arrivasse a destinazione perché secondo lui sarebbe stata una buona idea prendere il teleferico, la cabinovia che collega la città di El Alto con il centro di La Paz.
Io non ero d'accordo ma l'abbiamo comunque fatto, salvo poi renderci conto che la stazione del teleferico era a quasi 2 km.
Inutile dire che abbiamo fatto quel tragitto senza praticamente parlarci, circondati dal caos di un gigantesco mercato.
Saliti però sulla cabinovia, tutto è cambiato. Appena ho visto il vuoto sotto di me e tutte quelle case di mattoni rossi arrampicarsi sulla parete della montagna, mi è mancato il respiro.
El Alto si trova a 4150 metri e la linea del teleferico scende in picchiata fino ai 3600 metri del centro storico di La Paz.
Una vista che non dimenticherò mai, semplicemente perché non mi sembrava reale.
Mi sono sentita come sopra una giostra e ho provato la stessa eccitazione mista ad adrenalina e con una spolverata di agitazione.
E mi sono scordata che ero arrabbiata con Paolo.
È bastato vedere La Paz del vetro sporco della cabina per fare la pace.
Che invenzione questo teleferico!
Un sistema di funivie urbane collega quartieri distanti sorvolando case e strade congestionate. È lungo 30 km ed è uno dei più estesi del mondo.
Questa diavoleria moderna è fondamentale in una città verticale come La Paz e infatti ne è diventata il simbolo.
Stiamo pur sempre parlando della capitale più alta del mondo!

Che poi, in realtà, anche quello è un mistero. La Paz è la capitale della Bolivia? Sì e no.
Formalmente, la capitale è Sucre. Ma è a La Paz che si concentrano il potere politico e le principali istituzioni. In pratica ci sono due capitali in questo piccolo Paese nel cuore del Sudamerica.
Che se traduci i nomi in italiano le due città si chiamano "la pace" e "zucchero". Quanta dolcezza in questa Bolivia!
(In realtà Sucre prende il nome da un generale che combattè per l'indipendenza sudamericana e La Paz è l'abbreviazione di Nuestra Señora de La Paz.
Ma mi piace pensare che la Bolivia abbia due capitali con due nomi dolcissimi!).
Dal punto di vista urbano, La Paz è un caos meraviglioso. È un intreccio di contrasti con quartieri moderni accanto a zone più caotiche e popolari, alti grattacieli mescolati a edifici coloniali. Basta spostarsi di poche strade per cambiare completamente atmosfera e passare da un centro storico tranquillo, a un mercato caotico.
Quanto è viva questa città! Ovunque ti giri c'è qualcuno indaffarato e che sta vendendo qualcosa. Non credo di aver mai visto da nessun'altra parte del mondo quantità così impressionanti di pane fresco venduto per strada. Mamma mia, che fragranza e che croccantezza in quelle ceste.
E poi il profumo dei popcorn che scoppiettano nella pentola della signora con il carrellino davanti ai venditori di frutta. Il gelataio che vende solo gelato alla cannella dal bizzarro colore rosso amarena.
Il calzolaio che aggiusta le scarpe dentro una tenda blu improvvisata sul marciapiede. Le decine di banchetti dove si cambiano euro e dollari. I piccioni. Gli autobus gialli che sembrano usciti da un film anni 70.

Vista dall'alto, La Paz sembra un presepe di case rosse arrampicate sulla montagna. È silenziosa, pacifica, pacata.
Dal basso, invece, è un'esplosione di vita, colore, e caos. È rumorosa, allegra, agitata.
Dall'alto ti fa mancare il fiato.
Dal basso ti travolge.
Credo esistano pochissime città così nel mondo.
La Paz credo non la dimenticherò mai, semplicemente perché non mi sembrava reale.
Una parola breve di 4 lettere. Ricordo ancora quando ero adolescente e fuori dalla finestra della mia stanza, avevo appeso una bandiera multicolore con quella parola sopra.
Oggi è calpestata, quasi schernita e per qualcuno sembra essere, paradossalmente, una minaccia.
Eppure in Bolivia c'è una città che ha quel nome.
Non si tratta di un posto qualunque, anzi. Quando ti ci trovi, ti gira la testa, ti manca il fiato, sospiri continuamente e senti le gambe molli. È un po' la sensazione che si ha quando ci si innamora per la prima volta, solo che qui non c'è nulla di psicosomatico, le sensazioni sono reali.
La città in questione è La Paz.
Incastonata tra le Ande a oltre 3.600 metri di altitudine, questa città boliviana sfida ogni aspettativa: geografica, culturale e persino fisiologica. Qui l’aria è rarefatta, i quartieri si arrampicano sui pendii e la vita quotidiana scorre sospesa tra tradizione e modernità.
Arriviamo a La Paz dall'alto, ma l'impatto con questa città non è stato per noi tanto "in pace". Siamo scesi dall'autobus litigando.
Niente di preoccupante, una di quelle che chiamo "litigate da viaggio". Quando sei preso da mille cose, devi decidere cosa fare, sei stanco e gira storta.
Paolo è voluto scendere dall'autobus prima che arrivasse a destinazione perché secondo lui sarebbe stata una buona idea prendere il teleferico, la cabinovia che collega la città di El Alto con il centro di La Paz.
Io non ero d'accordo ma l'abbiamo comunque fatto, salvo poi renderci conto che la stazione del teleferico era a quasi 2 km.
Inutile dire che abbiamo fatto quel tragitto senza praticamente parlarci, circondati dal caos di un gigantesco mercato.
Saliti però sulla cabinovia, tutto è cambiato. Appena ho visto il vuoto sotto di me e tutte quelle case di mattoni rossi arrampicarsi sulla parete della montagna, mi è mancato il respiro.
El Alto si trova a 4150 metri e la linea del teleferico scende in picchiata fino ai 3600 metri del centro storico di La Paz.
Una vista che non dimenticherò mai, semplicemente perché non mi sembrava reale.
Mi sono sentita come sopra una giostra e ho provato la stessa eccitazione mista ad adrenalina e con una spolverata di agitazione.
E mi sono scordata che ero arrabbiata con Paolo.
È bastato vedere La Paz del vetro sporco della cabina per fare la pace.
Che invenzione questo teleferico!
Un sistema di funivie urbane collega quartieri distanti sorvolando case e strade congestionate. È lungo 30 km ed è uno dei più estesi del mondo.
Questa diavoleria moderna è fondamentale in una città verticale come La Paz e infatti ne è diventata il simbolo.
Stiamo pur sempre parlando della capitale più alta del mondo!

Che poi, in realtà, anche quello è un mistero. La Paz è la capitale della Bolivia? Sì e no.
Formalmente, la capitale è Sucre. Ma è a La Paz che si concentrano il potere politico e le principali istituzioni. In pratica ci sono due capitali in questo piccolo Paese nel cuore del Sudamerica.
Che se traduci i nomi in italiano le due città si chiamano "la pace" e "zucchero". Quanta dolcezza in questa Bolivia!
(In realtà Sucre prende il nome da un generale che combattè per l'indipendenza sudamericana e La Paz è l'abbreviazione di Nuestra Señora de La Paz.
Ma mi piace pensare che la Bolivia abbia due capitali con due nomi dolcissimi!).
Dal punto di vista urbano, La Paz è un caos meraviglioso. È un intreccio di contrasti con quartieri moderni accanto a zone più caotiche e popolari, alti grattacieli mescolati a edifici coloniali. Basta spostarsi di poche strade per cambiare completamente atmosfera e passare da un centro storico tranquillo, a un mercato caotico.
Quanto è viva questa città! Ovunque ti giri c'è qualcuno indaffarato e che sta vendendo qualcosa. Non credo di aver mai visto da nessun'altra parte del mondo quantità così impressionanti di pane fresco venduto per strada. Mamma mia, che fragranza e che croccantezza in quelle ceste.
E poi il profumo dei popcorn che scoppiettano nella pentola della signora con il carrellino davanti ai venditori di frutta. Il gelataio che vende solo gelato alla cannella dal bizzarro colore rosso amarena.
Il calzolaio che aggiusta le scarpe dentro una tenda blu improvvisata sul marciapiede. Le decine di banchetti dove si cambiano euro e dollari. I piccioni. Gli autobus gialli che sembrano usciti da un film anni 70.

Vista dall'alto, La Paz sembra un presepe di case rosse arrampicate sulla montagna. È silenziosa, pacifica, pacata.
Dal basso, invece, è un'esplosione di vita, colore, e caos. È rumorosa, allegra, agitata.
Dall'alto ti fa mancare il fiato.
Dal basso ti travolge.
Credo esistano pochissime città così nel mondo.
La Paz credo non la dimenticherò mai, semplicemente perché non mi sembrava reale.
Angela (e Paolo)




















