PAROLE CHE PARLANO/275
Cormorano
Se vi è capitato di passeggiare lungo una costa rocciosa, forse avete scorto un uccello dal piumaggio nero come l’inchiostro, appollaiato su uno scoglio con le ali spalancate. È il cormorano, una creatura che abita il confine tra aria e acqua con innegabile eleganza.
Per i Romani, il cormorano era un corvo che aveva scelto il mare; infatti, il latino tardo lo definisce corvus marinus. Per il suo piumaggio scuro e lucido, lo associarono immediatamente al corvo terrestre, ma con una distinzione funzionale: questo volatile non cercava carogne, ma si tuffava nelle profondità per pescare.
Anche i Greci avevano colto questa parentela visiva, coniando il termine phalakrokorax, ovvero "corvo calvo", per via delle zone prive di piume sulla faccia e sul collo di alcune specie.
Questo termine lo ritroviamo intatto nel nome scientifico del cormorano comune: Phalacrocorax carbo.
In letteratura, la sua particolare natura lo ha reso un simbolo potente. Tuttavia, a differenza del corvo (spesso legato alla profezia), il cormorano è storicamente associato all'insaziabilità.
Shakespeare, nel Riccardo II, usa l'aggettivo "cormorant" per descrivere un'avidità che divora tutto ciò che incontra.
John Milton, nel Paradiso Perduto, immagina Satana che entra nell'Eden e si appollaia sull'Albero della Vita proprio sotto le spoglie di un cormorano, immagine di un osservatore oscuro e predatore.
Il nome del cormorano ha attraversato i secoli quasi immutato: cormorán in spagnolo, cormoran in francese e rumeno, cormorant in inglese, Kormoran in tedesco; mentre il portoghese conserva l’antico calco latino corvo-marinho. Segno di un’immagine immediatamente riconoscibile e universale.
Oggi, oltre alla letteratura, il cormorano resta un simbolo di adattabilità. In Asia orientale è stato per secoli un alleato silenzioso dei pescatori, una creatura che, pur collaborando con l'uomo, non si è mai lasciata del tutto addomesticare.
Ogni volta che lo vediamo fermo su uno scoglio, con le ali aperte al sole per asciugarsi, - poiché il suo piumaggio, è meno impermeabile di quello di altri uccelli come le anatre, cosa che gli permette immersioni più profonde - riconosciamo in lui il coraggio di chi si tuffa nell'ignoto, sapendo sempre come riemergere.




















