Civate: botte al compagno della ex, marocchino a giudizio
Già “alla sbarra” per una rissa avvenuta a dicembre 2021 – procedimento che si avvia alle conclusioni entro la fine del mese davanti al Tribunale di Lecco – Gattoua Abdelmountassir, classe 1999, marocchino, attualmente detenuto per altra causa, è stato chiamato oggi a rispondere di fatti avvenuti solo pochi mesi prima e per i quali risulta imputato di lesioni personali, minacce e violazione di domicilio.
Quest'oggi in aula, davanti al giudice Gian Maria Marletti, è stata sentita la persona offesa della vicenda, risalente al 3 settembre 2021 e verificatasi a Civate, nell’abitazione della sua compagna, ex moglie dell'imputato.
L’uomo ha riferito di essere rientrato da Milano quella sera e di aver raggiunto la donna, per poi addormentarsi poco dopo. “Mi sono svegliato all’ospedale il giorno dopo”, ha dichiarato, spiegando di non aver visto né sentito l’imputato e di aver appreso dell’aggressione solo successivamente, attraverso quanto riferito dalla donna. A prestargli soccorso sarebbero stati i carabinieri, intervenuti insieme a un vicino di casa.
Nel corso dell’esame sono però emerse discrepanze rispetto alla denuncia presentata all’epoca dei fatti, con contestazioni alla memoria del testimone, mosse dal vpo Mattia Mascaro per provare a risvegliare qualche ricordo più preciso . In quella sede, infatti, aveva riferito di essersi svegliato durante una discussione tra la compagna e l’ex marito e di essere stato subito aggredito, ancora in stato confusionale. “Ho appena fatto in tempo a mettermi la tuta, ero ancora frastornato e mi ha riempito di calci e pugni” aveva dichiarato. Nella denuncia si faceva inoltre riferimento a minacce di morte – “ti ammazzo” – pronunciate durante il pestaggio. Il teste ha confermato quanto dichiarato all'epoca agli uomini dell'Arma, senza però riuscire a ricordare ulteriori dettagli.
L’aggressione gli avrebbe provocato la frattura del naso, medicata con quattro punti di sutura, e valutata con una prognosi di venti giorni. L'uomo avrebbe ripreso conoscenza all’ospedale di Lecco solo il giorno successivo.
Secondo quanto emerso, l’imputato - difeso in aula dall’avvocato Stefano Gevi del foro di Como - si sarebbe poi allontanato passando dal balcone dell’abitazione.
Una volta congedato il teste, il procedimento è stato rinviato a luglio per la prosecuzione dell’istruttoria.
Quest'oggi in aula, davanti al giudice Gian Maria Marletti, è stata sentita la persona offesa della vicenda, risalente al 3 settembre 2021 e verificatasi a Civate, nell’abitazione della sua compagna, ex moglie dell'imputato.
L’uomo ha riferito di essere rientrato da Milano quella sera e di aver raggiunto la donna, per poi addormentarsi poco dopo. “Mi sono svegliato all’ospedale il giorno dopo”, ha dichiarato, spiegando di non aver visto né sentito l’imputato e di aver appreso dell’aggressione solo successivamente, attraverso quanto riferito dalla donna. A prestargli soccorso sarebbero stati i carabinieri, intervenuti insieme a un vicino di casa.
Nel corso dell’esame sono però emerse discrepanze rispetto alla denuncia presentata all’epoca dei fatti, con contestazioni alla memoria del testimone, mosse dal vpo Mattia Mascaro per provare a risvegliare qualche ricordo più preciso . In quella sede, infatti, aveva riferito di essersi svegliato durante una discussione tra la compagna e l’ex marito e di essere stato subito aggredito, ancora in stato confusionale. “Ho appena fatto in tempo a mettermi la tuta, ero ancora frastornato e mi ha riempito di calci e pugni” aveva dichiarato. Nella denuncia si faceva inoltre riferimento a minacce di morte – “ti ammazzo” – pronunciate durante il pestaggio. Il teste ha confermato quanto dichiarato all'epoca agli uomini dell'Arma, senza però riuscire a ricordare ulteriori dettagli.
L’aggressione gli avrebbe provocato la frattura del naso, medicata con quattro punti di sutura, e valutata con una prognosi di venti giorni. L'uomo avrebbe ripreso conoscenza all’ospedale di Lecco solo il giorno successivo.
Secondo quanto emerso, l’imputato - difeso in aula dall’avvocato Stefano Gevi del foro di Como - si sarebbe poi allontanato passando dal balcone dell’abitazione.
Una volta congedato il teste, il procedimento è stato rinviato a luglio per la prosecuzione dell’istruttoria.




















