Lecco: il Sic e Riki, la forza dell'amore che muove i loro papà

Un pomeriggio di testimonianze forti, a tratti durissime, ma orientate a un messaggio preciso: il dolore per una perdita non passa, però può trasformarsi in un impegno capace di dare senso al quotidiano e di aprire strade di solidarietà. È il cardine dell’incontro-dibattito che si è tenuto oggi pomeriggio a Lecco, all’Auditorium della Camera di Commercio, promosso dall’associazione Libertà Protagonista con la collaborazione del Ristorante Il Porticciolo e della sua Academy.
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Sul palco Paolo Simoncelli, presidente della Fondazione Marco Simoncelli, e Marco Galbiati, fondatore dell’associazione ‘Il tuo cuore, la mia stella’. Le loro sono due storie diverse ma unite dalla stessa frattura, la perdita di un figlio, e dalla stessa scelta di reagire costruendo progetti rivolti agli altri. Presenti tantissime persone, con particolare coinvolgimento degli studenti delle scuole superiori e universitari.
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Simoncelli ha parlato con un linguaggio senza filtri, proprio per trasmettere al pubblico la dimensione più intima del lutto. “Il dolore non passa”, ha detto, respingendo ogni tentazione di consolazione superficiale. Ha descritto quanto sia forte quel “pensiero in sottofondo” che resta costante e “l’ingiustizia di dover assistere alla morte di un figlio prima della propria”. Da lì, però, la scelta di non lasciarsi schiacciare: “L’impegno - ha spiegato - è diventato un modo per non morire e per tenere la mente occupata, perché altrimenti si impazzisce”. E nel ricordo di Marco, "il Sic", pilota scomparso tragicamente nel 2011 a Sepang, ha richiamato anche l’origine della fondazione, “nata per portare avanti nel tempo un’energia che - a suo dire - continua a essere percepita non solo nel mondo delle moto ma anche nella comunità intera”.
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A raccogliere e rilanciare quel filo è stato Galbiati, che ha riportato la propria esperienza dopo la morte di Riki nel 2017. Anche per lui il lutto non si è chiuso, ma “è diventato un dialogo interiore e una spinta all’azione”. Ha raccontato di parlare spesso al figlio, di sentirne la presenza come “una voce che mi consiglia”, e di aver trovato nel tempo “una serenità costruita, fatta di gesti e progetti”.
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Tra i passaggi più significativi, la descrizione di segnali e delle sensazioni di vicinanza con il figlio, primo fra tutti un “uccellino con un punto bianco sul petto che si era posato sulla lapide di Riki”, che avrebbe contribuito poi alla nascita de ‘Il tuo cuore, la mia stella’ per come la conosciamo oggi. “Ho aperto il mio cuore, ho ascoltato e questo mi ha aiutato ad attivarmi”, ha raccontato. “L’istituto che frequentava Riki (il Centro di Formazione Professionale Alberghiero di Casargo), ha dato un grande supporto a me e alla mia famiglia, che abbiamo deciso di restituire”, dando forma all’associazione che sostiene iniziative sociali e sanitarie e promuove valori di responsabilità collettiva.
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Nel corso dell’incontro, entrambi i papà hanno insistito su un punto: non c’è una formula che cancelli la sofferenza, ma esiste la possibilità di trasformarla in qualcosa che tenga insieme memoria e futuro. Ed è proprio su questo crinale che il pubblico presente si è sentito coinvolto, commosso e pronto a confrontarsi su come una tragedia personale possa diventare un percorso di rinascita pratica, capace di generare opportunità anche per gli altri.
M.E.
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