Premana: serata sulle “dipendenze”, occasione anche di profonda (auto)riflessione per la comunità

Ha registrato una buona partecipazione la serata dal titolo “Alcol, droga e snus: dalla leggerezza alla dipendenza”, organizzata dal Consiglio Pastorale della parrocchia di Premana e tenutasi giovedì sera presso il Cineteatro parrocchiale di San Rocco. Un incontro a carattere informativo e di sensibilizzazione, incentrato sul tema di uso, abuso, dipendenza ed effetti delle sostanze sul nostro corpo. Un incontro che si è rivelato essere non solo un’occasione di approfondimento sull’argomento, ma anche una preziosa opportunità per una comunità tanto unita e attiva quale è quella premanese di riflettere sui propri “lati bui”, con particolare riferimento all’utilizzo di sostanze (alcol, fumo, droghe) tra i giovani e i giovanissimi (e non solo).
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Il tema è stato affrontato sotto diversi punti di vista, grazie ad una composizione “multidisciplinare” degli ospiti. Oltre al dr. Nicola Fazzini (medico premanese, specialista in Chirurgia Generale presso l’ospedale San Leopoldo Mandic di Merate) sono intervenuti il luogotenente Luigi Taricco (comandante della stazione dei Carabinieri di Casargo) Vincenzo Maroni (educatore di comunità presso la Casa del Giovane di Pavia) e Angelo Cazzulani (recentemente uscito dalla dipendenza da alcol grazie al supporto di Casa del Giovane).
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A introdurre e moderare la serata, Efrem Gianola, membro del Consiglio Pastorale, che, mentre dava il benvenuto ai presenti, ha illustrato la genesi della proposta. “È nato tutto da un’intuizione dei nostri educatori, che si sono accorti della diffusione di una “nuova moda” tra i giovani premanesi, quella del cosiddetto snus. Da qui, lo scorso autunno è stato organizzato un primo incontro con il dr. Fazzini, dedicato a giovani e adolescenti, che ha registrato un’ampia partecipazione e, soprattutto, ha avviato un dibattito interno alle famiglie e nella comunità. Per questo motivo, abbiamo deciso di organizzare una serata rivolta anche al mondo adulto e ricca di ospiti che sapranno portarci ognuno la propria visione competente sul tema”. “Lo scopo di questo incontro” ha aggiunto Gianola “non è solo quello di conoscere più a fondo sostanze e dipendenze, ma anche e soprattutto quello di mostrare la vicinanza ai nostri ragazzi, in un percorso di accompagnamento, e non di giudizio, che parta dalla consapevolezza di quello che vivono.”
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Al dr. Fazzini è stata affidata la parte più tecnica della serata, affrontata a più riprese indagando il lato propriamente scientifico e medico della questione, con riferimento tanto alle dinamiche fisiologiche legate all’uso (e abuso) di sostanze, quanto al concorrere di fattori psicologici e sociali allo sviluppo di una dipendenza.
Il medico premanese ha dapprima illustrato il meccanismo che dall’uso, e abuso, di una sostanza porta allo sviluppo di una dipendenza. Un processo che getta le radici nello sviluppo della nostra specie, che ha saputo evolversi anche grazie alla dopamina, il neurotrasmettitore associato alla sensazione di piacere, che ha di fatto costituito il principale “stimolo” per svolgere quelle attività necessarie alla sopravvivenza della specie umana (ricerca di cibo, riproduzione, …). “Alcune sostanze oggi sono in grado di mimare il rilascio di dopamina, portando ad una sensazione di piacere e benessere, che il nostro cervello vorrebbe replicare. Ricercando nuovamente la sostanza per ottenere lo stesso stimolo, si diventa dipendenti, non se ne può più fare a meno” ha spiegato Fazzini, identificando in seguito i tre fattori che influenzano la probabilità di sviluppare una dipendenza: caratteristiche personali dell’individuo, tipo di sostanza, contesto sociale che circonda l’individuo. “Ogni essere umano è portato a ottenere benessere e piacere, che cerca nelle sostanza quando non li trova altrove” ha chiarito il medico.
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Fazzini ha in seguito descritto gli effetti, a breve e a lungo termine, legati all’utilizzo di alcol e di vari tipi di droghe, focalizzandosi in particolare sulle conseguenze molto pesanti che l’abuso di sostanze può avere sul cervello di individui ancora in fase di sviluppo. “Tra giovani e adulti esistono delle differenze in termini di ripercussioni a lungo termine. Sebbene in entrambi i casi si possa parlare di morte delle cellule cerebrali, nel cervello in via di sviluppo – ancora estremamente plastico – si può andare incontro a danni di natura strutturale molto gravi, che nel concreto si traducono anche in una perdita di quoziente intellettivo e in alterazioni della personalità.”
Fazzini ha infine approfondito il tema dello snus, il “sacchetto di nicotina” simile a una piccola bustina di tè, che, posizionato tra labbro e gengiva, rilascia una grande quantità di nicotina in brevissimo tempo, grazie ad un assorbimento ultrarapido attraverso la mucosa della bocca. “Lo snus “originale”, composto da nicotina e tabacco, nasce nei paesi nordici e, in UE, è legale soltanto in Svezia. Quello diffuso da noi è il cosiddetto “nicotine pouch”, contenente solo nicotina” ha spiegato Fazzini. “Il problema dello snus rispetto al tabacco tradizionale è la sua concentrazione, che può arrivare anche a 40 mg/g di nicotina, il corrispettivo di quaranta sigarette tra le più “cariche”. Oltre all’altissimo rischio di sviluppare una dipendenza e agli effetti tipici della nicotina, lo snus provoca anche l’infiammazione e la progressiva recessione delle gengive” ha spiegato Fazzini. Sembra chiara, dunque, la possibile portata di rischi e danni legati al consumo di snus da parte di giovani e giovanissimi, che pure – a detta di Efrem Gianola – a Premana sembra essere non poco diffuso.
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Il luogotenente Luigi Taricco si è soffermato invece sulle conseguenze legali dell’uso di sostanze stupefacenti, invitando i presenti a ragionare soprattutto sulle ripercussioni pratiche delle proprie azioni. Ossia su conseguenze concrete che possono essere particolarmente problematiche anche in seguito a contravvenzioni leggere. “Per una persona di Premana che lavora fuori paese cosa significa vedersi la patente sospesa anche solo per sei mesi? (una delle sanzioni meno gravi, ndr)” ha esortato a riflettere Taricco. Rivolgendosi ai ragazzi, il luogotenente ha chiarito che “in qualche modo si è sempre responsabili delle proprie azioni, anche prima dei quattordici anni, nel cui caso “pagano” i nostri genitori”. Dimostrando grande vicinanza e comprensione del mondo giovanile e delle sue problematiche, Taricco ha infine invitato i genitori presenti a “tenere aperto il dialogo con i ragazzi, cercando di essere meno giudici, a partire dalla famiglia, che è la prima e fondamentale comunità.”
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La palla è passata poi a Vincenzo Maroni, educatore di comunità, che ha approfondito il processo che porta “dalla leggerezza alla dipendenza”, spiegando che “il problema è veramente grave quando “la sostanza della vita è la sostanza”, quando non si riesce più a vivere, quando ci si isola, quando si perdono quei legami sociali e affettivi che definiscono anche la nostra identità”. In questi momenti serve il coraggio di alzare la mano e di affrontare un percorso necessariamente lungo, dove ci si deve “immergere” per approfondire ciò che sta dietro alla dipendenza. “È un processo doloroso, ma necessario, che permette di riprendere in mano la propria vita” ha aggiunto Maroni, che ha definito la comunità come un luogo in cui “praticare l’accanto”, per sostenere chi non ce la fa. “Non è però il luogo della delega” ha chiarito l’educatore “ma al contrario è dove – grazie alla speranza e alla fiducia reciproca - si impara a prendersi nuovamente le proprie responsabilità, a ristabilire priorità, regole, orari”.
“La dipendenza copre e isola, la comunità è il luogo dove togliere le maschere e affrontare problemi e fragilità insieme” ha ribadito Maroni, che ha voluto poi lasciare “un messaggio di speranza: dobbiamo lottare ogni giorno, anche se qualcosa non va come vorremmo, anche se c’è l’incidente o l’imprevisto. Non è importante che tutto vada bene, ma che tutto abbia un senso”.
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Significativa, infine, la testimonianza di Angelo Cazzulani, recentemente uscito dalla dipendenza da alcol grazie al supporto di Casa del Giovane. “Ho avuto una vita normale, una bella famiglia, moglie e figli, un buon lavoro. L’alcol è sempre stato presente - nella giovinezza, nelle cene tra amici, in tavola a cena – ma non ha mai rappresentato un problema. Fino a quando non sono cambiate le cose. Il divorzio mi ha portato a rimanere solo e, in poco tempo, l’alcol si è trasformato in una piaga. Dopo un anno passato in comunità, ora sto bene, ma è stato molto difficile e doloroso uscirne”. “Io mi ritengo una persona fortunata” ha dichiarato Cazzulani “perché ho avuto la forza di alzare la mano e di chiedere aiuto, ma soprattutto perché ho trovato pesone che non mi hanno mai giudicato, ma al contrario hanno aperto la propria porta per accogliermi e superare insieme questo ostacolo”. Rivolgendosi ai presenti, Cazzulani ha esortato a “stare attenti ai minimi segnali, ma senza fasciarsi subito la testa”, oltre che a “tenere aperto il dialogo, che la vita è bella”.
Alla serata era presente anche il sindaco di Premana, Elide Codega, che ha ringraziato gli organizzatori per l’iniziativa, lasciandosi poi andare a considerazioni molto nette e anche dure sulla situazione nel contesto premanese.
“Come genitori, forse usciamo da questa sala con la paura, ma anche con la chiara consapevolezza che esiste un problema. Una consapevolezza che rappresenta il primo passo per poter mettere mano alla questione”. “La nostra è una bella comunità” ha proseguito il primo cittadino “ma in molti casi ci facciamo trasportare dalle cose e qualche volta al termine della festa l’immagine che restituiamo non è delle più belle. Organizziamo tanti eventi fantastici grazie alle nostre associazioni, ma mi viene da dire che i soldi che girano sono sempre i nostri, è solo che passano attraverso il fegato dei nostri figli”. “Mi rendo conto che non è facile cambiare una mentalità molto radicata” ha aggiunto Codega “tanto che io stessa mi stavo chiedendo se sia realmente possibile organizzare una cena tra amici dove manca l’alcol…”. “Direi che questa sera però possiamo uscire da questa sala più consapevoli, sapendo cosa fare per migliorare la vita dei nostri ragazzi, ma anche la nostra. Se vogliamo costruire la comunità, dobbiamo essere in grado di giudicarci e di analizzarci, per capire se quello che facciamo ha un senso. Serate come questa servono a farci ragionare, a farci stare insieme e a migliorarci” ha concluso il sindaco.

Alessandro Tenderini
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