Morì sul Resegone, Botti sarà ricordato alla Cappella votiva di Costa
Il Resegone è stato per lui fatale ed il Resegone ne perpetuerà per sempre la memoria. Una targa ricorderà Giancarlo Botti, il 62enne di Ambivere mancato il 14 aprile di due anni fa all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove era stato trasferito, in condizioni disperate nella tarda mattinata dell'8, dopo aver patito una caduta di una trentina di metri nel canalone Comera.
Troppo gravi i traumi riportati, nonostante il prodigarsi dei medici che lo hanno preso in cura nell'immediatezza dell'infortunio. A lanciare l'allarme, intorno alle 10 del mattino, l'amico con cui il pensionato bergamasco, escursionista esperto e volontario parrocchiale particolarmente attivo nel tempo libero, aveva intrapreso l'ascensione all'iconica vetta lecchese. In posto era stata fatta intervenire l'eliambulanza con a bordo i tecnici del soccorso alpino: Botti, era stato trasferito in ospedale in codice rosso. Sposato e padre di due figli, non si era più ripreso, fino al drammatico epilogo.
Ora, il prossimo 10 maggio, una targa in suo ricordo sarà benedetta presso la Cappella Votiva di Costa, dedicata alla Beata Vergine Maria Madonna del Resegone nel corso della funzione, officiata dal parroco di Acquate don Walter Magnoni, in memoria di tutti coloro che hanno perso la vita in montagna. A 40 anni di distanza da quando - per commemorare il 20° anniversario della morte di Don Franco Rho - si costituiva il gruppo "Iniziative Acquatesi", coordinato dall'indimenticato Vittorio Rota, con l'intento proprio di edificare quel piccolo tabernacolo, entrato nel cuore di tanti. "Individuata l'area in località Costa, in un appezzamento generosamente reso disponibile dalla famiglia Invernizzi, stabilito l'esatto posizionamento dell'Opera sopra una specie di terrazzo aperto sull'anfiteatro lecchese, dove lo sguardo spazia dalla pianura lombarda sino alle giogaie delle Alpi, l'amico Giacomo Anghileri elaborava il suo progetto costruttivo che subito piacque a tutti per le sue linee sobrie e leggere, ben adattate all'ambiente alpestre circostante" si legge nel sito che ripercorre la storia della Cappella. "II Gruppo "Iniziative Acquatesi", presentando il progetto ai diversi Enti, Associazioni ed Aziende del territorio, oltre al plauso, ottenne quei finanziamenti indispensabili alla copertura dei costi più che raddoppiati a causa dell'ambiente disagiato in cui veniva a realizzarsi l'Opera (sprovvisto com'era di strada, acqua ed energia elettrica). Già dall'autunno del 1986, ogni sabato e domenica, dall'alba al tramonto, e per quasi due anni, un nutrito gruppo di volontari si prodigava a scavare, sbancare, armare, gettare fondazioni, trasportando, con l'ausilio di muli, tutto il materiale (sabbia compresa) da Versasio sino al cantiere di Costa. Alla fine si contarono circa novecento carichi someggiati ed altrettanti...spalleggiati. Finalmente l'8 maggio 1988, alla presenza del Sindaco di Lecco dr. Boscagli e di centinaia di persone accorse anche da lontano, don Angelo Grassi, Parroco di Acquate, benedì la Cappella votiva e la Sacra effigie della "Beata Maria Madonna del Resegone", opera del maestro acquatese Luigi Milani, cui fece seguito il rito della Santa Messa a ricordo delle Vittime della Montagna, celebrata dal lecchese Mons. Luigi Gandini, Prevosto di Seregno nonché "Ragno di Lecco". Da quel giorno, ogni anno - a maggio e a novembre - si è mantenuta la consuetudine di celebrare la Santa Messa con una grande partecipazione di alpinisti, parenti ed amici delle Vittime ricordate nel Memoriale".
Così sarà anche il 10 maggio, alle 15.30. Perché "la Cappella Votiva "Madonna del Resegone" rappresenta un preciso punto di riferimento per tutti gli alpinisti e, per il profondo significato che essa racchiude, è il luogo ideale dove il Ricordo si perpetua nella pace e nel silenzio delle vette, dove anche il cuore più duro sa commuoversi e dove le labbra più inaridite si schiudono per una sommessa preghiera".

Giancarlo Botti
Troppo gravi i traumi riportati, nonostante il prodigarsi dei medici che lo hanno preso in cura nell'immediatezza dell'infortunio. A lanciare l'allarme, intorno alle 10 del mattino, l'amico con cui il pensionato bergamasco, escursionista esperto e volontario parrocchiale particolarmente attivo nel tempo libero, aveva intrapreso l'ascensione all'iconica vetta lecchese. In posto era stata fatta intervenire l'eliambulanza con a bordo i tecnici del soccorso alpino: Botti, era stato trasferito in ospedale in codice rosso. Sposato e padre di due figli, non si era più ripreso, fino al drammatico epilogo.

La Cappella Votiva di Costa (foto: Iniziative Acquatesi)
Ora, il prossimo 10 maggio, una targa in suo ricordo sarà benedetta presso la Cappella Votiva di Costa, dedicata alla Beata Vergine Maria Madonna del Resegone nel corso della funzione, officiata dal parroco di Acquate don Walter Magnoni, in memoria di tutti coloro che hanno perso la vita in montagna. A 40 anni di distanza da quando - per commemorare il 20° anniversario della morte di Don Franco Rho - si costituiva il gruppo "Iniziative Acquatesi", coordinato dall'indimenticato Vittorio Rota, con l'intento proprio di edificare quel piccolo tabernacolo, entrato nel cuore di tanti. "Individuata l'area in località Costa, in un appezzamento generosamente reso disponibile dalla famiglia Invernizzi, stabilito l'esatto posizionamento dell'Opera sopra una specie di terrazzo aperto sull'anfiteatro lecchese, dove lo sguardo spazia dalla pianura lombarda sino alle giogaie delle Alpi, l'amico Giacomo Anghileri elaborava il suo progetto costruttivo che subito piacque a tutti per le sue linee sobrie e leggere, ben adattate all'ambiente alpestre circostante" si legge nel sito che ripercorre la storia della Cappella. "II Gruppo "Iniziative Acquatesi", presentando il progetto ai diversi Enti, Associazioni ed Aziende del territorio, oltre al plauso, ottenne quei finanziamenti indispensabili alla copertura dei costi più che raddoppiati a causa dell'ambiente disagiato in cui veniva a realizzarsi l'Opera (sprovvisto com'era di strada, acqua ed energia elettrica). Già dall'autunno del 1986, ogni sabato e domenica, dall'alba al tramonto, e per quasi due anni, un nutrito gruppo di volontari si prodigava a scavare, sbancare, armare, gettare fondazioni, trasportando, con l'ausilio di muli, tutto il materiale (sabbia compresa) da Versasio sino al cantiere di Costa. Alla fine si contarono circa novecento carichi someggiati ed altrettanti...spalleggiati. Finalmente l'8 maggio 1988, alla presenza del Sindaco di Lecco dr. Boscagli e di centinaia di persone accorse anche da lontano, don Angelo Grassi, Parroco di Acquate, benedì la Cappella votiva e la Sacra effigie della "Beata Maria Madonna del Resegone", opera del maestro acquatese Luigi Milani, cui fece seguito il rito della Santa Messa a ricordo delle Vittime della Montagna, celebrata dal lecchese Mons. Luigi Gandini, Prevosto di Seregno nonché "Ragno di Lecco". Da quel giorno, ogni anno - a maggio e a novembre - si è mantenuta la consuetudine di celebrare la Santa Messa con una grande partecipazione di alpinisti, parenti ed amici delle Vittime ricordate nel Memoriale".
Così sarà anche il 10 maggio, alle 15.30. Perché "la Cappella Votiva "Madonna del Resegone" rappresenta un preciso punto di riferimento per tutti gli alpinisti e, per il profondo significato che essa racchiude, è il luogo ideale dove il Ricordo si perpetua nella pace e nel silenzio delle vette, dove anche il cuore più duro sa commuoversi e dove le labbra più inaridite si schiudono per una sommessa preghiera".
Date evento
domenica, 10 maggio 2026




















